Il gigante internazionale si fa locale. Julian Monaghan racconta i nuovi canali, le partnership e le iniziative in Italia di Prime Video

“Il pubblico ce li ha chiesti, noi gli abbiamo risposto”. In un’intervista esclusiva a Primaonline Julian Monaghan, direttore dei canali di Amazon Prime Video Channels in Europa, annuncia così la nuova mossa di Amazon, il lancio di una partnership con una serie di canali. Lancio che avviene oggi contemporaneamente in Italia, Olanda e Spagna. Ogni Paese con un proprio diverso pacchetto.

Da noi gli abbonati ad Amazon Prime Video – oltre a vedere film e serie, a noleggiare e acquistare, e a una serie di altri servizi – potranno seguire tutta l’offerta di: Infinity (e delle sue grandi prime cinematografiche), Starzplay (serie e film internazionali), Noggin (con prodotti per la famiglia e per i più piccoli) e Juventus Tv. Il pacchetto dei canali comprende anche: Mubi e Raro Video, con una library di cinema d’autore; Midnight Factory, a base di horror; Full Moon Tv, dedicato agli amanti della suspense’; ShortsTv, specializzato in cortometraggi; i musicali Qello Concerts by Stingray e Mezzo. Il tutto al costo – per i clienti Prime Video – di 2,99 euro al mese (con la possibilità di maggiorazioni per chi volesse accedere a offerte premium) e un abbonamento gratuito fino a 30 giorni, con facoltà di disdetta in qualunque momento.

Mister Monaghan, perché Amazon Prime Video, con un’offerta già molto ricca, ha sentito il bisogno di aggiungere canali?
“La tv continua a offrire sempre più contenuti e servizi. Questo è senza dubbio una buona cosa per i clienti che hanno una enorme possibilità di scegliere, ma per noi diventa anche una sfida: aiutare le persone a capire nel modo più semplice e diretto che cosa vogliono guardare e quando. Nasce da qui l’idea di prendere tutti i servizi e collocarli in un solo posto, la app Prime Video. Così si avvia un solo rapporto commerciale e c’è una sola interfaccia, come un ‘negozio’ in cui tutta questa offerta è disponibile. In più, grazie al rapporto personalizzato che abbiamo con gli abbonati, noi possiamo proporti ciò che pensiamo tu abbia voglia di vedere, che sia un contenuto originale, una serie in streaming, oppure – da adesso – uno dei nostri canali”.

Avete già avuto riscontri in altri Paesi?
“L’iniziativa sta andando molto bene. In Francia, Germania e Uk è già avviata. Negli Stati Uniti abbiamo cominciato con 29 canali, adesso ne abbiamo 150. E questo dimostra che funziona: per i clienti, che vogliono contenuti accattivanti; per noi, che glieli offriamo e stabiliamo con loro un rapporto sempre più stretto; per i canali, perché aumentano la visibilità dei brand e dei loro contenuti. L’abbonamento Prime Video è fondamentale per Amazon e per questo l’offerta continua a crescere con spedizioni, video, musica, libri, library, foto. Noi aumentiamo gli abbonati e questi – usufruendo di tanti benefit – vengono fidelizzati, restano con noi sempre più a lungo. Mentre i partner hanno il vantaggio di parlare ai nostri 150 milioni di abbonati nel mondo”.

Perché avete scelto questi canali?
“Vogliamo parlare a tutti, a chiunque abbia un servizio streaming. E questi sono solo l’inizio, ne aggiungeremo molti altri”.

I gusti del pubblico televisivo cambiano molto da Paese a Paese?
“In alcuni aspetti, sì. Per esempio, sappiamo che gli italiani amano il calcio ed è per questo che ci siamo legati a Juventus Tv. Il nostro è un approccio globale ma con grande attenzione locale. Non siamo arrivati dicendo: ‘adesso dovete essere i partner di un grande gruppo internazionale’. C’è stata una forte attenzione alle realtà locali. I clienti sono diversi a seconda dei Paesi. Ne abbiamo parlato anche con i canali: è molto importante l’attenzione al pubblico italiano”.

Uno studio presentato di recente sostiene che nei mesi del Covid le grandi piattaforme sono cresciute del 20% e che nel 2021 la percentuale raddoppierà. Conferma?
“Senza entrare a parlare di numeri, questo conferma il modo in cui ci siamo relazionati con i suoi clienti durante la pandemia. Amazon ha raccolto la sfida e si è chiesto: come possiamo rendere la vita più facile alle persone in questo periodo? È quello che è stato fatto con le consegne a domicilio. Ma anche con Prime Video: la gente era a casa, soffriva, e poter accedere a più contenuti, film, serie è stato un fantastico benefit che abbiamo potuto offrire durante il lockdown. Noi però guardiamo anche a lungo termine, e intendiamo fidelizzare i clienti in futuro, perché continuino a seguirci anche quando saremo usciti da questa situazione”.

Come monitorate gusti e opinioni dei vostri clienti?
“Abbiamo continui feedback, diretti oppure attraverso i social.È la nostra idea fissa, siamo customer obsessed, e tutto ciò che dicono ci stimola a migliorare i servizi e il business, aggiungendo contenuti o nuovi progetti per andare avanti insieme”.

C’è però chi parla di “colonizzazione” da parte di big come Amazon, Netflix, Disney+…
“No, è proprio per questo che sono importanti i nuovi canali, perché aggiungiamo servizi e offerte locali, non imposti da lontano. In questo modo siamo veramente embedded con la cultura locale, parte di ciò che i consumatori italiani stanno cercando”.

E la produzione di contenuti originali: come intende procedere Amazon?
“Contineremo a farne. Sono grandi successi, penso a serie come ‘The Boys’ o ‘La fantastica signora Maisel’…”.

Titoli internazionali.
“Non solo. In Italia per esempio le cito il successo di ‘Celebrity Hunted: Caccia all’uomo’. Noi intendiamo continuare a investire in contenuti locali, per essere sempre più engaging”.

Punterete più sui film o sulle serie?
“Il pubblico ama entrambi: non a caso, abbiamo scelto come nostro partner Infinity. E noi li produrremo tutti, perché magari durante la settimana si vedono più serie, mentre la sera del venerdì si preferisce guardare un film”.

Tanto più adesso che i cinema sono stati nuovamente chiusi.
“Vediamo se gli studios cinematografici vorranno lavorare con noi. E che cosa succederà alle sale quando finalmente la pandemia finirà. Certo, se nessuno adesso può vedere un film al cinema lo guarda su una piattaforma”.

Per la fruizione di contenuti, lei punta più sugli smartphone o sulle smart tv?
“Noi investimo in tutti i device. Scegliere uno o l’altro penso che dipenda da ragioni demografiche e generazionali. Il salotto è ancora cruciale per guardare film, però i ragazzi preferiscono altre modalità. Noi vogliamo far sì che quella con noi sia la stessa esperienza, a prescindere dal device che si usa”.

A volte però, in Italia se ne parla sempre di più, ci si trova a fronteggiare un ‘handicap digitale’ che rende la connessione impossibile per alcune zone e i loro abitanti.
“Il fatto che noi permettiamo di scaricare i contenuti rende più semplice l’accesso. Quando si viaggia – o piuttosto: quando si potrà tornare a viaggiare – si possono per esempio portare con sé i film o le serie scaricati in precedenza, così da goderne ovunque e in ogni momento”.

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