TikTok, il dipartimento del Commercio non applica (per ora) l’ordine di chiusura dell’app

Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha comunicato che – “in attesa di ulteriori sviluppi legali” – non intende procedere con l’applicazione dell’ordine esecutivo che avrebbe obbligato TikTok a chiudere i battenti negli States, minando gli sforzi dell’amministrazione Trump di renderla una società americana.
E’ stata così ritardata l’attuazione dell’ordine che sarebbe dovuto entrare in vigore il 12 novembre, impedendo a società statunitensi come Apple di consentire il download dell’app cinese dall’App Store e a societá come Amazon.com e Alphabet di offrire servizi di web hosting a TikTok – mosse che la renderebbero effettivamente inutilizzabile nel Paese.

La stretta statunitense sulle piattaforme social di matrice cinese è stata guidata dal presidente uscente Donald Trump, e non è ancora chiaro come il presidente eletto Joe Biden affronterà la situazione. Diversi membri del Congresso di entrambi i partiti, tuttavia, hanno lanciato l’allarme sulla potenziale raccolta di dati e sorveglianza cinese negli Stati Uniti.

Donald J. Trump con il segretario del Dipartimento del Commercio, Wilbur Ross (Foto Ansa – EPA/MICHAEL REYNOLDS)

Nell’annunciare la sua decisione, il Dipartimento del Commercio ha citato un’ingiunzione preliminare del mese scorso contro la chiusura, emessa dal giudice Wendy Beetlestone in una causa intentata da tre star di TikTok. Il giudice Beetlestone aveva affermato che l’azione del governo “rappresenta una minaccia al ‘significativo scambio di materiale informativo'” e, pertanto, mostra un abuso dell’autoritá governativa ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act, la legge alla base delle azioni dell’amministrazione Trump contro TikTok.

Il governo Usa aveva fatto ricorso contro la decisione del Dipartimento, sostenendo che i suoi sforzi sono volti a proteggere i dati degli utenti statunitensi e non a chiudere gli scambi di informazioni.
TikTok e Bytedance, la sua casa madre, si erano rivolte questa settimana a una corte d’appello federale a Washington D.C. per chiedere la revoca dell’ordine emesso dal Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti (Cfius), che prevedeva la cessione della società.

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