Milano e il futuro, Lifegate presenta una nuova ricerca sulla metropoli sostenibile

Una città che non si arrende, che guarda avanti e che è sempre più sensibile ai temi della sostenibilità. Questa è la metropoli che emerge dai dati, appena pubblicati, del 4° Osservatorio Milano Sostenibile. 

La ricerca, condotta annualmente da LifeGate con Eumetra MR, è stata fatta in luglio, fra la prima e la seconda ondata della pandemia,. Il risultato è il frutto di 843 interviste a maggiorenni, con un segmento focalizzato sulla Generazione Z, ossia i 18-24enni. Ne emerge un ‘endecalogo’: 11 punti che disegnano lo stile di vita di Milano e dei milanesi.

1. La crisi come sfida e occasione irripetibile per la ripartenza green Imboccare la strada della transizione ecologica è l’unica alternativa possibile, un’occasione irripetibile. È fondamentale resistere alla tentazione di sacrificare gli obiettivi fissati per contrastare la crisi climatica e ambientale, in nome di una ripresa economica più rapida e da ottenere ‘a ogni costo’. Il 69% dei milanesi – 960 mila persone – si sente coinvolto nelle questioni di sostenibilità. C’è di più: l’83% dei cittadini ritiene necessario modificare il proprio stile di vita rendendolo sostenibile. Isolando le risposte dei più giovani si arriva addirittura al 90%.

2. L’esempio della generazione Z, verso un nuovo Rinascimento Il 64% dei ragazzi che si definisce appassionato all’argomento nel suo insieme. L’impegno di questa generazione non si è fermato nemmeno durante il lockdown, quando i Fridays for Future hanno elaborato il piano Ritorno al Futuro, un programma per far ripartire l’economia, investendo sulla transizione ecologica. Frutto di una collaborazione con decine di esperti, scienziati, associazioni e movimenti, il piano è stato presentato il primo ottobre nella sala conferenze della Camera dei Deputati, mentre a giugno il gruppo è stato ricevuto dal premier Giuseppe Conte durante gli stati generali

3. La sfida del clima si gioca nelle case e nelle strade Due i fronti sui quali l’amministrazione si è spesa negli ultimi anni. Da un lato quello della mobilità. Nel 2030 il diesel scomparirà dalla flotta dell’Azienda trasporti milanesi (Atm), per lasciare spazio a 1.200 bus elettrici che rilasceranno nell’atmosfera quasi 75mila tonnellate di CO2 in meno ogni anno. Un piano di cui il 58% dei milanesi ha già sentito parlare, segnala l’Osservatorio, con un picco del 67% tra i più giovani. L’altro grande tema è quello del rinnovamento degli edifici, pubblici e privati, in un’ottica di efficientamento energetico e passaggio alle energie rinnovabili. Un tema, quest’ultimo, per cui i milanesi – così come i romani e gli italiani in generale – esprimono un vero e proprio plebiscito. Il 15 ottobre 2020, data di riaccensione dei riscaldamenti, Palazzo Marino ha annunciato l’addio alle caldaie a gasolio per tutte le case popolari gestite dal Comune tramite la società di ingegneria MM. L’intero sistema ora è “oil free”, con alimentazione a metano o con allacciamento alla rete cittadina di teleriscaldamento. Il risultato? Spese dimezzate per gli inquilini e 1.750 tonnellate di CO2 in meno all’anno.

4. La Milano del futuro, smart e connessa Nel 2020 le sedi delle aziende si sono svuotate e le case si sono trasformate in uffici. Lo scorso anno l’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano censiva 600 mila dipendenti in smart working in Italia: secondo i nuovi dati pubblicati a novembre, durante il lockdown erano diventati 6 milioni e mezzo per poi attestarsi sui 5 milioni nei mesi successivi. Si è discusso tanto del south working (vivere al Sud Italia pur lavorando per un’azienda del Nord) o dell’holiday working (stabilirsi in una seconda casa al mare o in montagna), fenomeni che tutto sommato riguardano nicchie. A spostare davvero i grandi numeri invece è la possibilità di stabilirsi nell’hinterland, o in un’altra città lombarda, per recarsi nel proprio ufficio milanese solo due o tre volte alla settimana. Risparmiando in termini di costi, ore trascorse a bordo dei mezzi pubblici, impatto ambientale. 

5. Verso un modello di mobilità più sicuro e green In un tessuto urbano come quello di Milano, il nodo della mobilità fa davvero la differenza. Prima della pandemia ogni giorno entrava in città un milione di auto e in un anno 789 milioni di passeggeri salivano a bordo dei mezzi pubblici, 369 milioni dei quali in metropolitana (dati del 2018). Interpellati dall’Osservatorio, i milanesi appaiono concordi nel sostenere che la soluzione è un mix intelligente di tanti mezzi. La candidata al ruolo di protagonista delle strade milanesi è la bicicletta. A fine aprile l’amministrazione ha dato il via alla realizzazione di 35 chilometri di piste ciclabili ‘leggere’. Restano in auge i sistemi di sharing di auto, bici, scooter e monopattini, che la maggior parte degli utenti sceglie per ridurre l’inquinamento, più ancora che per risparmiare. I monopattini elettrici in particolare sono le vere new entry del dopo-lockdown, con una flotta di oltre 6 mila mezzi e una media di 7.600 noleggi al giorno. A nove mesi dall’ingresso della pandemia in Italia, quello dei trasporti pubblici è un nodo ancora aperto. La maggioranza dei cittadini interpellati dall’Osservatorio Milano Sostenibile sembra rimasta affezionata a tram e metropolitane, una percentuale che aumenta soprattutto tra i più giovani.

6. I milanesi premiano made in Italy e aziende virtuose Se la Lombardia è la prima regione d’Italia per importanza economica (con più di 800 mila imprese che contribuiscono a circa un quinto del pil nazionale), Milano ne è da sempre il suo cuore pulsante. Un collettore metropolitano che, da solo, concentra più del 40 per cento delle imprese lombarde. I consumi 2020 hanno segnato un -22,6 miliardi di euro rispetto al 2019 (dati dell’ufficio studi Confcommercio). Un dato a cui fa eco una perdita di fatturato per le imprese che secondo la Banca d’Italia sarà pari al 25 per cento nel primo semestre dell’anno. Interpellati per l’osservatorio, l’83% dei milanesi ha dichiarato di voler supportare la ripresa economica italiana. Questa scelta passa attraverso precise modifiche nelle abitudini di spesa che premiano il made in Italy e le aziende che investono nella sostenibilità.

7. Boom dell’e-commerce e carrelli green Le persone si sono trovate a dover rivoluzionare, da un giorno all’altro, le proprie routine e a rivedere le modalità di acquistoQuesto ha comportato il salto repentino registrato nei consumi digitali. Secondo l’indagine di Netcomm pubblicata in maggio, in Italia si sono registrati 2 milioni di nuovi acquirenti online dall’inizio del 2020 (rispetto ai 700 mila nuovi utenti registrati nello stesso periodo del 2019). Un trend che prevede una crescita del 55% entro la fine dell’anno. Il successo riguarda i sistemi di web retail, click & collect, e-commerce di prossimità e di food delivery, che in Italia ha registrato da solo una crescita del 19% per un valore di 716 milioni di euro. L’83% dei milanesi intervistati ritiene che dopo l’emergenza sanitaria sia necessario modificare il proprio stile di vita rendendolo sostenibile a partire dall’alimentazione. Resta vivo l’apprezzamento per i mercati tematici, e tanti hanno preso l’abitudine di farsi recapitare a casa una cassetta di frutta, verdura, pane o uova dai piccoli agricoltori dell’hinterland. Un’altra tendenza riguarda l’acqua in bottiglia: molti hanno iniziato a rivalutare l’acqua di acquedotto.

8. Milano si riscopre agricola e getta i semi di una nuova socialità A partire da Expo 2015, Milano ha riscoperto un’anima agricola, che si è rivelata anche una proficua occasione per stringere legami sociali. Ne sono convinti i giovani che hanno dato vita a Cascinet, ecosistema costituito da un’associazione e da un’impresa agricola, che ha ricevuto in concessione Cascina Sant’Ambrogio alla Cavriana e sta coltivando oltre 9 ettari di terreno.GFra i progetti: il vivaio sociale; il forno condiviso per panificare; il piccolo apiario didattico; la Csa (Comunità di supporto all’agricoltura) a cui ciascuno versa una quota in denaro o offre la propria manodopera, per poi ricevere in cambio frutta e verdura. Sono un centinaio i cittadini che si cimentano con gli orti condivisi di Terra Chiama Milano, una cinquantina quelli impegnati nella Food Forest, che fino al 2015 era una discarica e ora è un bosco sviluppato seguendo i principi della permacultura.

9. Arte e cultura, i beni “non essenziali” a cui Milano non potrà mai rinunciare A fare le spese della crisi è statosoprattutto il mondo della cultura. L’assessore alla cultura del comune di Milano, Filippo Del Corno, ha indicato tra le cause di questa penalizzazione anche la scarsa considerazione legislativa e sociale che gli viene riservata dal Paese. Da sempre culla e palcoscenico di avanguardie e iniziative artistiche di portata nazionale e internazionale, il capoluogo lombardo è intervenuto a favore delle realtà culturali cittadine, con il Piano cultura, un aiuto da 2 milioni di euro attinto dal fondo di mutuo soccorso. Secondo i dati raccolti dalla nostra indagine, 3 milanesi su 10 sono tornati a visitare una mostra non appena è stato possibile, dopo il primo lockdown. Ma la crisi si è trasformata anche in uno stimolo di creatività per molte realtà. Alcuni musei, come la Pinacoteca di Brera, hanno introdotto nuovi canali digitali per offrire dirette, creare eventi e mettere a disposizione del pubblico la propria arte. La Triennale hariaperto le porte durante la stagione estiva con ricchi programmi di iniziative. MiTo, festival dedicato alla musica classica, ha messo a disposizione sul suo portale i video dei concerti. E ci sono progetti nuovi: un nuovo Museo nazionale della fotografia, con sede alla Triennale, e l’ADI Museum Compasso d’Oro, che avrà il compito di raccogliere gli oltre 350 pezzi premiati con il celebre premio dedicato al design.

10. Riscoprirsi più uniti e solidali per superare, insieme, la crisi Stando al report “Gli anticorpi della solidarietà” pubblicato da Caritas il 17 ottobre 2020, nel periodo maggio-settembre 2020 in tutt’Italia si nota un’impennata di “nuovi poveri”: su 100 persone che si rivolgono alla Caritas, 45 lo fanno per la prima volta. A presentarsi ai centri di ascolto sono sempre più spesso le donne (54,4%), i giovani (il 22,7% ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni), le famiglie con figli minorenni (75,4%). Per sostenere chi aveva perso il lavoro a causa del coronavirus, a fine marzo la Diocesi e il Comune hanno istituito il Fondo San Giuseppe: partito con una dotazione di 4 milioni di euro, è arrivato a 7 milioni grazie alle donazioni di privati ed enti. A inizio aprile il sindaco ha annunciato il Fondo di mutuo soccorso, che ha raccolto 14 milioni di euro da redistribuire in un primo momento alle famiglie più in difficoltà e, in una seconda fase, a nidi e scuole materne, operatori della cultura, microimprese di prossimità. Vidas invece durante il lockdown ha offerto lo sportello di supporto psicologico Distanti ma non soli, e aumentato la presa in carico a domicilio. Nel frattempo, nel territorio della Città Metropolitana operavano a pieno regime i nove Empori della Solidarietà di Caritas. Sui loro scaffali sono esposti generi alimentari, prodotti per l’igiene personale, detersivi, articoli di cartoleria. Ed è soltanto una delle innumerevoli iniziative solidali, che il Comune ha riunito nell’hub Milano aiuta. Oltre 600 le tonnellate di cibo che sono state distribuite tra marzo e giugno a 6 mila nuclei familiari, per un totale di 20 mila persone (di cui 7 mila bambini e ragazzi). Centinaia i piccoli negozi che hanno offerto il servizio di consegna a domicilio, per evitare alle persone (soprattutto se anziane) di esporsi al rischio di contagio e sostenere lunghe code. Ancora più incoraggiante è notare come quest’ondata di dedizione nei confronti degli altri non si sia affievolita allo scadere del lockdown. Anzi: oltre 4 milanesi su 10 promettono all’Osservatorio di LifeGate di volersi attivare nel volontariato nel prossimo futuro. 

11. I cittadini credono in una ripresa verde e giusta Le persone che erano già consapevoli del valore della sostenibilità sono addirittura più determinate. Ci hanno parlato di riscaldamento globale, energie rinnovabili, plastic free. Promettono di spostarsi in bicicletta, dedicare qualche ora di tempo al volontariato, acquistare prodotti made in Italy. Per quanto provate da quest’esperienza, sono pronte a ripartireLa rete C40, che riunisce i sindaci delle maggiori metropoli del mondo, ha istituito una task force per la ripresa dopo la pandemia, guidata proprio dal primo cittadino milanese Beppe Sala. Nelle pagine di un report pubblicato a fine ottobre, un team di ricercatori ha passato al setaccio i vari pacchetti di stimolo all’economia varati dai governi nazionali e sovranazionali. Messi insieme hanno un valore compreso tra i 10 mila e i 12.800 miliardi di euro. Ebbene, se venissero investiti in una ripresa verde e giusta, i benefici sarebbero straordinari: 50 milioni di nuovi posti di lavoro, emissioni di gas serra in atmosfera dimezzate, 270 mila decessi prematuri evitati nel prossimo decennio, un risparmio di 1,4 miliardi per i servizi sanitari pubblici. Peccato che, attualmente, solo uno striminzito 3-5 per cento dei fondi sia stato destinato a iniziative ambientali.

Queste evidenze ci aiutano a inquadrare il periodo, non certo facile, che si staglia davanti a noi. I tempi della ripresa non dipendono certo da governi, città o aziende, perché solo la scienza potrà trovare un vaccino e mettere la parola fine a quest’emergenza sanitaria. Sul come, però, abbiamo il potere di scegliere. Studiosi e cittadini concordano nel ribadire che la sostenibilità sia la chiave per ricominciare con un nuovo impeto, tagliando i ponti con le storture del passato e costruendo un domani migliore. Bisogna solo avere il coraggio di mettere in pratica questo principio. In questo cammino, proprio Milano può essere una guida per l’intero paese.

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