Il sindacato degli edicolanti scrive a John Elkan: “incomprensibile non fare più investimenti sul prodotto cartaceo”

“Egregio Presidente”, inizia cortese la lettera aperta che il 20 novembre Amilcare Digiuni, segretario nazionale del Sinagi, Sindacato Edicolanti Italiani, affiliato alla Cgil, ha indirizzato a John Elkann, editore del Gruppo Gedi. Dopo poche parole , però, salta fuori lo stile polemico che contraddistingue la dialettica del Sinagi.

Edicola chiusa (Foto Primaonline.it)

A Digiuni non è piaciuto il racconto di Elkann fatto agli studenti del master di giornalismo dell’Università di Torino, incentrato sulle nuove strategie per informazione puntando innanzitutto sul digitale. Un intervento poi ripreso dalle agenzie e anche dai quotidiani del gruppo Gedi.
Digiuni stigmatizza “che è interessante vedere che lo stesso articolo (titolo e testo – con una leggera differenza solo negli “strilli”), firmato dallo stesso giornalista sia stato pubblicato su due quotidiani diversi. Sulla ‘Stampa’e sul ‘Secolo XIX’ di sabato 14 novembre 2020”, non sapendo che da anni tra le due testate funziona uno scambio sinergico di articoli, pagine e servizi, formalizzato da accordi sindacali che nel 2018 si sono allargati a tutti i quotidiani locali ex Finegil, ora editi da Gedi News Network.
Ma a parte la critica alla concentrazione editoriale, fatta per mostrare i muscoli, sono altri i temi che stanno a cuore al segretario nazionale degli edicolanti che trova “incomprensibile non fare più investimenti sul prodotto cartaceo che, tutto sommato, porta ancora un po’ di reddito dilapidando risorse sul digitale senza ottenere un minimo risultato degno di nota”.
Digiuni non nasconde di essere preoccupato che Elkann e gli altri editori pensino “a nuove forme di contatto con i lettori buttando a mare una rete capillare come quella delle edicole, etichettandola come obsoleta in quanto un modello del diciannovesimo secolo”, dimostrando di essere “ miopi “ e di non conoscere “il proprio mercato”. Mentre gli edicolanti in rapporto “diretto e quotidiano con i lettori ne conoscono interessi, curiosità e sogni” e chi meglio di loro “che reputano i lettori come propri clienti, se ben utilizzati, incentivati e stimolati possono sviluppare quel diverso e nuovo contatto con i lettori? Invece no. Dopo le cantonate prese correndo dietro ai modelli Facebook, Twitter ecc. ora si corre dietro ai modelli Netflix, Amazon e Spotify, esaltando addirittura i fenomeni TikTok e Youtube”. Insomma Digiuni ne ha per tutti e arriva finalmente al nocciolo della sua rivendicazione “il rinnovo dell’Accordo Nazionale tra editori ed edicolanti per la vendita di giornali scaduto da oltre un decennio” sottolineando che “la mia Organizzazione Sindacale ha da tempo presentato una piattaforma rivendicativa che, ambiziosamente, riteniamo essere più un progetto di filiera per editori, distributori e rete di vendita, e che nessuno vuole prendere in considerazione perché impegnati a difendere il proprio orticello”.
La lettera non ha ricevuto risposta. Sarà la Fieg a prendere il considerazione il “progetto di filiera per editori, distributori e rete di vendita” che Sinagi “ambiziosamente” ha messo in campo.

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