La cultura alle prese con il Covid. Due ricerche Intesa Sanpaolo raccontano i consumi culturali e il mercato dei festival

vecchie e nuove abitudini

Musei, gallerie, teatri e cinema chiusi, sospesi la presentazione di un libro, qualsiasi conferenza, concerto e festival. Non c’è dubbio, il Covid-19 ha colpito notevolmente cultura, sconvolgendone le modalità di fruizione tradizionale. Un impatto che Intesa Sanpaolo, diventata in questi anni uno degli operatori principali con i suoi musei e con le attività di supporto a progetti e istituzioni culturali , ha voluto verificare commissionando all’Ipsos la ricerca ‘I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini’ e l’indagine curata da Giulia Cogoli e Guido Guerzoni su ‘Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19’.

Fabrizio Paschina (foto Ansa)

“Un’iniziativa che è anche uno strumento per aiutare le organizzazioni culturali a preparare la loro ripartenza”, spiega Fabrizio Paschina, executive director Comunicazione e Immagine del Gruppo Intesa Sanpaolo, che a supporto di quanto la pandemia e il lockdown abbiano influito sui consumi culturali porta la propria esperienza personale. “Difficilmente uso l’automobile”, racconta, “ma durante il lockdown proprio lì dentro ho stabilito il mio ufficio per avere uno spazio e darne di più a moglie e figli. E dentro l’auto ho riscoperto la radio, dalla mattina con la rassegna stampa, in avanti. Ho anche imparato ad ascoltare podcast, stanco di vedermi passare sul teleschermo immagini drammatiche, oltre a discussioni e risse sulla pelle delle persone”.
Un’esperienza che ha avuto conseguenze anche sul fronte professionale. “A partire dall’esigenza di un maggior calore legato alla parola, abbiamo puntato su maggiori contenuti che ci permettono di raccontare e valorizzare anche le nostre sponsorizzazioni”, dice Paschina. “Tra l’altro, la situazione ha dato un’accelerazione anche a un progetto a cui stavamo lavorando da qualche tempo: Intesa Sanpaolo On Air (https://group.intesasanpaolo.com/it/sezione-editoriale/intesa-sanpaolo-on-air), partita a giugno, dedicata alla nostra produzione di contenuti, soprattutto culturali e artistici, ma anche a quelli a istituzionali economici e di approfondimento”.

Alessandro Barbero durante una delle le sue lezioni al grattacielo di Intesa San Paolo a Torino, nell’ambito del piano di iniziative culturali del gruppo bancario. Le lezioni di Barbero, che raccolgono un grande successo di pubblico per la straordinaria capacità divulgativa dello storico, sono realizzate quest’anno solo in streaming dall’Auditorium del grattacielo. Il ciclo, curato da Giulia Cogoli, è dedicato a “Donne nella storia: il coraggio di rompere le regole” e in particolare si concentra su tre personaggi storici: Santa Caterina da Siena, Giovanna d’Arco e Anna Achmatova. Barbero, docente di Storia medievale presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale e autore di molti saggi, racconta i momenti cruciali in cui queste donne esemplari hanno lottato per cambiare i loro destini e gli stereotipi legati alla figura femminile, contribuendo a influenzare il corso della storia. Le lezioni sono pubblicate come nuovi episodi del podcast di Alessandro Barbero “La storia, le storie“ di Intesa Sanpaolo On Air.

Dopo gli incontri in vivo all’auditorium del grattacielo, sede torinese del gruppo, su Fruttero e Lucentini, Primo Levi e Natalia Ginsburg, altro materiale per Intesa San Paolo On Air con il lockdown è arrivato con il nuovo ciclo (giunto alla quinta edizione) dello storico Alessandro Barbero:  tre serate quest’anno dedicata a ‘Donne nella storia’: Santa Caterina da Siena, Giovanna d’Arco e Anna Achmatova.

 

Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli alla presentazione della mostra sul Tiepolo


‘Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19’. (PDF)

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“Solo con la terza Abbiamo superato il milione di contatti, con circa 5mila partecipanti live e oltre 700mila visualizzazione nelle giornale successive: numeri da televisione”, sottolinea soddisfatto Paschina. “Lo stesso vale per i patrimonio artistico del nostro polo museale, le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli e Vicenza con le bellissime mostre dedicate al Tiepolo, al Liberty e al Futuro per settimane precluse al pubblico, ma un tesoro narrativo da offrire. Con tutto il rispetto per play station, reality e talkshow, credo che ascoltare letture della storia diverse da quelle che sono state tradizionalmente fornite, offra chiavi di interpretazione anche dell’attualità. Se offri un contributo, con un certo grado di attendibilità a quanto si sta discutendo, viene apprezzato. E ci viene richiesto non da specialisti, ma da cittadini come è anche emerso dalle ricerche che abbiamo commissionato”.

LA RICERCA IPSOS  ‘I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini’   (PDF)

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L’indagine si basa su interviste realizzate in ottobre a 200 fruitori abituali di arte e cultura e a mille altre persone over 18. L’indagine ha evidenziato l’importanza del digitale nella fruizione della cultura durante il periodo di confinamento, sia per i ‘neofiti’, cioè coloro “che si sono avvicinati al mondo della cultura a partire dal lockdown”, sia per i fruitori abituali (“almeno 4 attività culturali al mese”).
Il lockdown ha inizialmente disorientato, soprattutto i fruitori abituali. La fruizione dal vivo degli eventi/attività culturali è mancata molto all’86% del campione e al 94% dei fruitori abituali.
Ma la situazione contingente ha poi stimolato e imposto delle scelte, delle strategie per sopperire alla mancanza della fruizione dal vivo, che si sono rilevate tutto sommato soddisfacenti. Benchè il 24% non abbia fatto per sopperito all’impossibilità di usufruire dal vivo dei suoi eventi/attività culturali preferiti , il 53% ha cercato nuove modalità di fruizione culturale a distanza.
Il digitale ha quindi ricoperto un ruolo chiave nella fruizione culturale durante il confinamento: ha aggiunto nuove modalità colmando un vuoto e allargando la platea a nuovi fruitori, meno esperti, ma che mostrano l’entusiasmo dei cosiddetti ‘neofiti’.
Per quest’ultimi il lockdown è stato un momento di sperimentazione e scoperta, un’opportunità che ha semplificato e reso più accessibile la fruizione della cultura in qualunque momento (per il 68%) e in qualunque luogo (53%), e anche una condivisione familiare, capace di avvicinare i figli alla cultura per il 30%. Oltre naturalmente al vantaggio economico – la gratuità – sottolineata positivamente dal 50% degli intervistati.

 

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