Conte ospite dalla Gruber salva l’ad Rai Salini. Picco di ascolti per l’endorsement

Denso di significati politici, segnalato dai meter di Auditel come la fase migliore di ‘Otto e Mezzo’, quando cioè tra le 20.50 e le 21.34 circa, La7 è rimasta saldamente terza rete del panorama generalista con lo share ampiamente sopra il 10%. E’ arrivato nel momento di massimo ascolto del programma, quando Lilli Gruber ha sfiorato il 12% di share arrivando ben oltre quota a tre milioni, l’endorsement di Giuseppe Conte per Fabrizio Salini, attuale amministratore delegato della Rai.

Alessandro Sallusti, chiamato a stimolare l’ospite da oppositore politico, non è stato particolarmente aggressivo. E anche Gruber non ha infierito sul premier, che è parso imbarazzato, specie all’inizio, ed ha tossito molto ed ha parlato a lungo con una voce un po’ rauca nel corso della trasmissione. La conduttrice gli ha chiesto di tutto e di più.

Ad un certo punto anche di Mario Draghi, e poi anche di Salini. Alla Gruber che dava per scontata la bocciatura e la sostituzione del manager, Conte ha risposto così: “Dimissioni? Non lo confermo affatto, tra l’altro credo che stia facendo bene – ha detto -. C’è un problema di riforma della Rai e sarebbe bene che le forze di maggioranza, con il coinvolgimento delle forze di opposizione (perché parliamo di servizio pubblico) potessero lavorare a questo progetto riformatore. Potremmo lavorarci insieme. Dopo di che si porrà un problema di nuova governance”.


Se Salini, secondo il massimo rappresentante del governo, “sta facendo bene, allora non si spiega come neanche una settimana fa il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, azionista al 99% della Rai, abbia invece riferito in Commissione che l’Ad deve essere mandato via per i disastri che ha combinato”. Così, in una nota, il deputato e capogruppo di Forza Italia in commissione Vigilanza Rai, Giorgio Mulé. Che ha aggiunto: “A questo punto, però, serietà impone soprattutto nell’interesse dei cittadini che pagano il canone e del futuro del servizio pubblico, che il presidente del Consiglio venga ascoltato al più presto dalla Commissione di Vigilanza per chiarire una volta per tutte il pensiero autentico del governo rispetto all’ad, all’ipotesi di proroga del mandato in attesa della riforma della governance e agli episodi di questi giorni”.

Michele Anzaldi (Foto Lapresse) e Giorgio Mulè (Foto Ansa)

Sulla stessa linea anche Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva. “Sulla Rai il presidente del Consiglio sembra rimasto al Conte 1, al precedente esecutivo, quando governava insieme alla Lega di Salvini. Non si è accorto che nel frattempo la maggioranza è cambiata?” ha scritto il parlamentare renziano su Facebook. Secondo Anzaldi, “difendere Salini, nominato dal precedente governo gialloverde insieme a Foa, e contraddire in modo così plateale il ministro dell’Economia Gualtieri significa voler aprire una grave spaccatura nella maggioranza di governo. In ogni caso a occuparsi della Rai, ha proseguito Anzaldi, ad occuparsi della Rai deve essere il Parlamento, come prevede la legge. Al Governo, in particolare al ministero dell’Economia, compete esclusivamente la nomina di 2 consiglieri di amministrazione su 7. Se Salini non si dimette prima, il suo mandato scade comunque in primavera, come quello di tutto il Cda, e ad aprile partono le procedure parlamentari per la nomina dei nuovi consiglieri. Non c’è nessuna proroga prevista, non è mai successo, il presidente del Consiglio non ha il potere di prorogare i vertici della Rai”. Per il parlamentare di “questa ingerenza di Conte sul servizio pubblico conferma l’urgenza che l’Agcom prenda in mano la questione, a partire dal caso unico di un Tg1 che apre quasi ogni sera con il presidente del Consiglio, indipendentemente che faccia notizia o meno”.

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