Lorenzo Tosa, da illustre sconosciuto a outsider dei social. Centinaia di migliaia follower e like non danno però da mangiare

Nel mese di settembre ha avuto più interazioni social di Enrico Mentana, Nicola Porro, Gianluca Di Marzio e Marco Travaglio come certifica la classifica dei giornalisti più seguiti sui social di Primaonline realizzata da Sensemakers .

Meglio di lui solo Andrea Scanzi. Lorenzo Tosa si conferma al secondo posto dei giornalisti italiani più attivi e condivisi su Facebook, Twitter e Instagram con 2,7 milioni di interazioni. Numeri sensazionali per quello che di fronte agli illustri colleghi può apparire uno sconosciuto e che in poco tempo è diventato un fenomeno social tutto da studiare.

Ma chi è Lorenzo Tosa? Tosa è un giornalista professionista di 37 anni originario di Genova che dopo un percorso di collaborazioni maturate tra Corriere Mercantile, Secolo, Primocanale e Il Fatto Quotidiano passa dall’altra parte della barricata. Nell’agosto 2015 riceve la chiamata dal gruppo regionale ligure del Movimento Cinque Stelle che gli offre il posto da ufficio stampa. Lui, che si colloca politicamente a sinistra, accetta pur non essendo né un militante né un iscritto dei pentastellati e accetta perché la ritiene “un’interessante esperienza a livello istituzionale e politico”.
Tutto fila liscio fino al 2018 quando il Movimento Cinquestelle si allea al Governo nazionale con la Lega. “Quella politica schiacciata su temi a me distanti come il sovranismo e l’immigrazione rendeva incompatibile il mio ruolo”, racconta, e così arrivano le dimissioni. L’addio di Lorenzo Tosa ai Cinquestelle fa rumore perché lui decide di farlo, e in questo c’è tutta la svolta social, via Facebook. Ma la sua lettera di dimissioni non è la comunicazione formale di una decisione bensì un manifesto politico di disapprovazione delle ultime scelte pentastellate. Nel suo post Tosa parla tra l’altro di accoglienza, di Europa, di diritti civili, tutte tematiche che con il Governo gialloverde sembrano essere messe da parte. E il post diventa subito virale. Seimila like, duemila condivisioni, la prima pagina di Repubblica si accorge di lui e arrivano le interviste di radio e tv che vedono in Tosa il ribelle dei Cinquestelle. Tutte quelle condivisioni lo convincono ad andare avanti. Lorenzo Tosa sembra incarnare perfettamente il giovane comunicatore di sinistra che non si riconosce negli attuali schieramenti. E così i follower passano rapidamente da 3 a 10mila, poi 50mila fino ai 400mila attuali.
“Non mi piace il termine influencer – racconta sempre Tosa – Sono solo uno che scrive, che propone una sua idea di mondo, senza improvvisarsi ma studiando i social, il loro linguaggio, che è diverso e complementare rispetto a quello puramente giornalistico. Ho cercato di dimostrare che anche una narrazione alternativa al sovranismo, all’odio, agli slogan urlati, potesse diventare virale”.Sembrerebbe la storia di un aspirante leader politico e invece la politica, almeno per ora, nella storia di Lorenzo Tosa è davvero marginale. E’ una parentesi che si apre e si chiude nel 2019 quando si candida alle Europee nelle fila di +Europa. Il contatto con il partito arriva attraverso il legame con Federico Pizzarotti, attuale sindaco di Parma, e fondatore del partito ‘Italia in Comune’. “La mia candidatura più che di prospettiva – racconta Tosa – è stata quasi di servizio. Le difficoltà di entrare al Parlamento Europeo erano evidenti, la soglia di sbarramento del 4% era troppo alta e l’elezione non arriva. E’ il segnale che tutto ciò che avviene sui social non è detto che si realizzi al di fuori. Ognuno ha la sua dimensione e la mia non è quella politica, poi si vedrà”.
E siccome di soli follower e like un giornalista non può campare arrivano alcune collaborazioni con il portale di news Tpi e con la rivista bimestrale italo francese Radici. E poi consulenze nel settore della comunicazione e dei social oltre che uffici stampa. “Facebook e più recentemente Instagram non li utilizzo per un tornaconto economico – sottolinea Tosa – ma per avere la libertà di dire quello che penso, di essere un battitore libero”. In questo senso nel 2020 esce anche un libro edito da Mondadori. “Un passo dopo l’altro – Viaggio nell’Italia che resiste nonostante tutto” racconta del passaggio del nostro paese nell’epoca del Covid tra diritti civili e sociali e nasce proprio dall’esperienza che Tosa compie quotidianamente sui social. “Il libro sta avendo un ottimo riscontro” dichiara soddisfatto l’autore. Già il libro va bene, ma i social molto di più. E Lorenzo Tosa nella classifica dei giornalisti più ‘social’ si ritrova ancora una volta nel ruolo di outsider dietro il collega de ‘Il Fatto Quotidiano’ Andrea Scanzi. “Con Andrea c’è un buon rapporto – dichiara Tosa – ci sentiamo anche per confrontarci su come approcciarsi con gli haters. Mi ha dato consigli utili”. Magari per crescere ancora e fare sempre più opinione. Su Facebook lo seguono in 400mila, su Instagram in 56mila. Qualcuno ipotizza che Tik Tok sia la prossima frontiera. Ma lui risponde: “No grazie, nessuna tentazione, le spernacchiate ricevute su quel social da Salvini insegnano che non ci si può improvvisare”.

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