5G sfida e occasione per il Paese. Summit ‘5G Italy 2020’: tra i protagonisti Bassanini, Bisio, Ibarra e Boccia

La pandemia “ha impresso un’accelerazione a processi naturalmente lenti”, la “necessità della fibra fino alle case” configurabile come una sorta “di diritto universale per lavorare, creare, partecipare, tutelare la nostra salute e per godere l’affetto dei cari”. La condizione? “Lo sviluppo di reti ad altissima capacità, scalabili e sostenibili”. Ne ha parlato Franco Bassanini, Presidente di Open Fiber, intervenuto alla seconda giornata di 5G Italy 2020, la tre giorni promossa dal Cnit, il Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni.

Franco Bassanini (foto ANSA/ VINCENZO TERSIGNI)

“Le prestazioni delle vecchie reti in rame – ha aggiunto Bassanini – saranno sempre meno competitive, con consumi energetici superiori alla fibra. Oggi – ha sottolineato – assistiamo a cambiamenti evidenti in Open Fiber, con un raddoppio rispetto ad un anno fa della domanda di allacciamenti in fibra fino alle case”.

Bassanini ha ricordato anche che a oggi “Open fiber ha connesso in fibra 10 milioni di unità immobiliari, metà del nostro piano industriale, in 4 anni. Nelle aree bianche dobbiamo seguire le regole degli appalti pubblici, mentre nelle città regole di diritto privato, siamo vittime dell’eccesso di burocrazia”. A proposito del Recovery Fund, in particolare, ha sottolineato anche: “Dovrà servire per aumentare le competenze digitale, un altro dei punti deboli del nostro Paese”.

“Open Fiber è una new entry che ha meno di 4 anni; per il nostro compleanno arriveremo a connettere 10 mln di unità immobiliari, metà di quanto prevede il nostro piano industriale; certo siamo andati più veloci nelle città che nelle aree a fallimento di mercato e questo è un problema”, commenta Bassanini.
La differenza tra i lavori nelle città ha avuto luogo “perché nelle aree a fallimento di mercato dobbiamo seguire – ha spiegato Bassanini – le regole degli appalti pubblici, con circa 100 milioni di autorizzazioni” da ottenere. “Siamo vittime dell’eccesso di burocrazia” ha aggiunto il presidente di Open Fiber spiegando che “Governo e Parlamento hanno approntato delle semplificazioni importanti di cui stiamo vedendo gli effetti, ma le più importanti sono intervenute da pochissimo e gli effetti sono visibili solo adesso”.

“L’ipotesi di una rete unica verticalmente integrata controllata da un operatore dominante presenta molte criticità: tra cui una di livello regolatorio per le autorizzazioni che deve ricevere dalle autorità antitrust. Io da molti anni sono tra coloro che sostengono che una unica infrastruttura su cui concentrare tutti gli investimenti per averla il più avanzata possibile sia la soluzione migliore, ma – ha precisato Bassanini – ci sono due diversi tipi di rete unica” una delle quali è sul modello di “una infrastruttura indipendente, neutrale e terza al servizio di tutti gli operatori , il modello wholesale only che Open Fiber ha adottato”.
Secondo Bassanini inoltre il problema di superare la competizione infrastrutturale con una rete unica “si ripresenterà nell’uso del Recovery Fund. Una cosa, infatti, è usare i fondi europei per un’infrastruttura comune, un’altra è per favorire un concorrente sul mercato rispetto ad altri” ha concluso.

Al 5G Italy 2020 sono intervenuti anche Aldo Bisio (Ad Vodafone Iatlia), Maximo Ibarra (Ad Sky Italia) e il ministro Boccia

 

Francesco Boccia (foto Olycom)

Sul fronte delle reti dalla fibra al 5G, “le aree interne, le aree di montagna hanno pagato un prezzo troppo alto per mancanza di investimenti: devono avere una copertura nazionale rigorosa”. Lo afferma il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia  sottolineando che in quelle aree a fallimento di mercato a investire deve essere lo Stato anche grazie ai fondi europei.

Maximo Ibarra (Foto ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

“Se si ragiona nell’ambito di un concetto di rete unica (che di fatto esiste già) bisogna far sì che questa rete unica possa moltiplicare gli sforzi e fare maggiori investimenti e in generale deve garantire aspetti di indipendenza, terzietà e non integrazione verticale che, come è stato dimostrato, non porta a una accelerazione degli investimenti”. A sottolinearlo l’Ad di Sky Italia Maximo Ibarra.

Aldo Bisio, amministratore delegato di Vodafone Italia

Dalla rete unica in fibra “ci dovremmo aspettare un abbattimento dei costi di accesso rilevante, perché queste sinergie possano essere trasferite ai clienti e poi ai clienti finali”. Lo afferma l’amministratore delegato di Vodafone Italia Aldo Bisio, che invita infine a guardare ai piani industriali dei due soggetti in campo. “Oggi ci sono in Italia un piano industriale che é quello di Open fiber che dice 20 mln di abitazioni connesse e poi c’é Fibercop che dice 16,5 milioni di abitazioni entro il 2025: io penso che se deve essere rete unica il piano industriale deve dire la somma dei due piani ‘stand alone’; altrimenti – conclude – non si capisce perché rinunciamo a un formidabile motore di innovazione come è la concorrenza per andare a creare nei fatti un solo operatore”.

Anzaldi (Italia Viva), dopo le parole di Bassanini, chiama in causa le istituzioni

 

Michele Anzaldi

Michele Anzaldi

“Dopo il grave allarme pubblico lanciato da un uomo delle istituzioni come Franco Bassanini, secondo cui affidare la rete unica al sostanziale controllo di un operatore privato come Tim può provocare la perdita dei fondi del Recovery Fund, il governo ha il dovere di fermarsi e aggiustare subito la rotta. I ministri Gualtieri e Patuanelli chiedano un incontro a Bassanini prima che, pur di salvare un’azienda privata, si crei un danno irreparabile per il futuro del Paese e per gli investimenti in un settore decisivo come la rete in fibra ottica. Credo che anche i presidenti delle commissioni parlamentari competenti, Agcom, Antitrust dovrebbero valutare di ascoltare subito Bassanini”. E’ quanto scrive su Facebook il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi.

“Il percorso sulla rete unica – prosegue Anzaldi – di cui si è letto in queste settimane sui giornali sembra relegare la Cassa depositi e prestiti a foglia di fico di un’operazione il cui protagonista indiscusso è Telecom, che avrebbe la proprietà della nuova società per la rete unica e ne avrebbe anche la gestione operativa visto che la manutenzione passerebbe totalmente dalle sue maestranze. Che indipendenza può avere un’azienda del genere? Come ha detto Bassanini, che non soltanto nella sua carriera istituzionale ha ricoperto ruoli di governo di primissimo piano ma è anche un uomo di legge dalla indiscussa esperienza, l’architettura di questa operazione difficilmente sarà avallata dalla Commissione Europea e dalle istituzioni comunitarie”.

“Rischiamo un danno doppio: da una parte si smantellerebbe il progetto Open Fiber, lanciato dal Governo Renzi, che proprio ora sta dando importanti risultati dopo essersi scontrato negli anni passati con i ricorsi di Tim e con le difficoltà burocratiche a livello territoriale; dall’altra si rischia di veder bloccato a livello europeo il progetto di rete unica cucito esclusivamente intorno alle esigenze di Tim. L’unico progetto davvero indipendente ed efficace di rete unica è quello indicato in uno studio del think-tank tedesco Wik Consult, consulente della Commissione europea per le tlc: il modello ‘wholesale-only’, ovvero quello adottato da Open Fiber, il principale operatore wholesale-only a livello europeo”, conclude Anzaldi.

 

 

 

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