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Durante il lockdown 43 milioni di italiani hanno comunicato con il web. Censis: meno del 10% ha avuto problemi con la linea

Durante il lockdown quasi 43 milioni di persone maggiorenni (tra queste, almeno 3 milioni di novizi) sono rimaste in contatto con i loro parenti e amici grazie ai sistemi di videochiamata. Lo rivela il 54esimo Rapporto Censis [1] dal quale è anche emerso che l’isolamento, ha generato nuovi utenti e rafforzato l’uso della rete da parte dei soggetti già esperti.

cco (Photo by Thought Catalog [2] on Unsplash [3])

Le varie piattaforme (Skype, Teams, Hangouts, Zoom, ecc.) hanno registrato il passaggio da un’utenza prevalentemente professionale a un pubblico domestico tanto vasto quanto variegato. Un potentissimo e repentino effetto di domanda che, nota l’isitituto, in condizioni di normalità si sarebbe forse verificato in anni di sperimentazioni e di azioni di sensibilizzazione.

Però, dopo un iniziale entusiasmo nell’uso dei sistemi di comunicazione digitale, almeno un quarto della popolazione è andata in sofferenza. Le incomprensioni, l’impossibilità di usare il linguaggio del corpo, la difficoltà nel creare la necessaria empatia sono via via diventate evidenti. A risentirne di più sono stati i giovani, un terzo dei quali ammette di essersi stancato velocemente di fare e ricevere videochiamate.
Un tipo di problema che segnalano in misura decisamente minore gli ultrasessantacinquenni, per i quali le videocall hanno coinciso con la possibilità di rimane in contatto con i propri cari.

L’87% dei cittadini ha dichiarato di aver utilizzato nel lockdown la connessione internet fissa a casa e che è stata sufficiente. Meno del 10% ha lamentato una mancanza di banda adeguata. Inevitabilmente, però, la generazione più anziana è quella che per un terzo (il 32,6%) si autoesclude completamente dal mondo digitale.

Nel 2019 la quota di italiani di 14-74 anni con un livello di competenze digitali di base o superiori era pari al 42%, un valore inferiore di 14 punti rispetto alla media europea (56%) e molto distante da Paesi Bassi (79%), Finlandia (76%) e Svezia (72%). Dopo l’Italia si collocano, in penultima e ultima posizione, Romania (31%) e Bulgaria (29%).
Gli analfabeti digitali sono più presenti nelle classi di età più elevate (il 14% tra i 65-74enni e il 30% tra i 55-64enni), meno tra le nuove generazioni (il 65% dei 16-24enni possiede adeguate competenze digitali). Solo il 18% delle persone con un basso livello di istruzione è digitalmente competente.