Turchia: continua il braccio di ferro con i social sulla legge bavaglio. Nel 2021 piattaforme a rischio stop

Non si ferma il braccio di ferro tra la Turchia e i principali social network sulla nuova legge ‘bavaglio’ introdotta dal governo di Recep Tayyip Erdogan. Dopo una prima sanzione il mese scorso, le autorità di Ankara hanno inflitto una nuova multa di 30 milioni di lire turche a testa (circa 3,1 milioni di euro) a Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, Periscope, Tik Tok, Pinterest, LinkdedIn e Dailymotion per non aver nominato un rappresentante legale nel Paese, come previsto dalla controversa normativa di regolamentazione del web, entrata in vigore il primo ottobre e denunciata come liberticida da opposizioni e ong.

Recep Tayyip Erdogan (Foto Ansa – EPA/TURKISH)

Se le società continueranno a non adeguarsi, è previsto uno stop alla pubblicità entro inizio gennaio. In caso di ulteriori resistenze, si potrebbe arrivare entro metà 2021 a una riduzione della larghezza di banda fino al 90%, equivalente a un sostanziale oscuramento nel Paese.

Oltre alla nomina di un rappresentante, responsabile dei contenuti e della loro eventuale rimozione su richiesta dell’autorità giudiziaria, la normativa prevede per i social con oltre un milione di visitatori unici al giorno che i dati degli utenti siano catalogati in server locali, sollevando timori di violazioni della privacy.

La riforma è stata fortemente voluta da Erdogan, che, malgrado la grande popolarità sui social, non ha mai risparmiato critiche a questi strumenti di comunicazione, sin dal loro impiego nelle proteste antigovernative di Gezi Park del 2013.

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