Mediaset-Vivendi, Bollorè e De Puyfontaine indagati dalla procura di Milano su caso Premium e tentata scalata al gruppo tv

Nuova puntata nello scontro tra Vivendi e Mediaset, con la Procura di Milano che ha chiuso le indagini avviate nel 2016 in seguito alla denuncia della holding tv di Cologno per il mancato acquisto da parte dei francesi di Mediaset Premium e il tentativo di scalata al gruppo. Nell’inchiesta sono indagati il finanziere Vincent Bolloré e l’ad Arnaud de Puyfontaine, accusati di manipolazione del mercato e di ostacolo all’esercizio delle funzioni di autorità pubblica di vigilanza. Vivendi nega formalmente qualsiasi “irregolarità nella vicenda Mediaset” ed i legali sono pronti a fare “chiarezza con la Procura”. No comment da Mediaset, che attende “di poter leggere gli atti”.

Vincent Bollore e Arnaud de Puyfontaine (Foto ANSA)

Nell’avviso di conclusione indagini, emesso dal pm Silvia Bonardi e notificato a Bollorè e de Puyfontaine dalla Guardia di finanza, si fa riferimento a “informazioni artefatte” e di “scorretta informativa al mercato” circa la comunicazione del 19 ottobre 2016, quando Vivendi rese noto di non essere interessato a una soluzione amichevole della vertenza per l’acquisizione di Mediaset Premium. Bollorè e De Puyfontaine, secondo l’accusa, avrebbero diffuso informazioni “strumentali a far credere al mercato che il mancato adempimento del contratto” dell’8 aprile 2016 era imputabile a una scorretta rappresentazione, da parte di Mediaset, della situazione economico-finanziaria di Mediaset Premium, mentre il mancato acquisto era stato “programmato sin dall’origine da Vivendi”.

Altro tema approfondito dalla Procura di Milano è stato il tentativo di scalata di Mediaset da parte di Vivendi. Bollorè, secondo gli inquirenti, avrebbe nascosto all’autorità di vigilanza sulla Borsa tre informazioni circa ingenti acquisti di azioni Mediaset. I vertici della società francese, inoltre, avrebbero anche evitato di informare la Consob di essere assistiti “in modo continuativo” da Mediobanca per i preparativi per “l’acquisizione di consistenti pacchetti azionari di Mediaset, fino alla costituzione di un trust presso la Simon Fiduciaria”.

C’è poi la mancata comunicazione alla Consob dell’intenzione di promuovere, tra il luglio e l’ottobre 2016, la costituzione di una Newco formata da Telecom oltre che da Vivendi e Mediaset. Nell’inchiesta del sostituto procuratore Silvia Bonardi spunta anche la vicenda Premafin, un filone d’indagine mai emerso finora, avviato nel 2017 e poi riunito con quello principale sulla vicenda Mediaset. Nel 2010 il finanziere francese era salito oltre il 2% della finanziaria che controllava Fonsai e Milano Assicurazioni ed avrebbe nascosto l’intenzione di aumentare ancora la sua quota. Una operazione sanzionata nel 2014 dalla Consob. Secondo la procura di Milano la “condotta manipolativa” di Bollorè sarebbe stata propedeutica all’acquisizione da parte di Groupama di una quota rilevante nella finanziaria.

La conclusione delle indagini della Procura di Milano è arrivata proprio a ridosso dell’esposto della media company francese alla Commissione europea sull’emendamento salva-Mediaset contenuto nel decreto Covid19, che nella sostanza dà all’Agcom il potere di evitare lo scongelamento dei voti del socio francese nel gruppo televisivo, inevitabile dopo che la Corte di Giustizia Ue ha bocciato la Legge Gasparri.
Lunedì è previsto lo scambio delle memorie conclusive nella causa civile in cui Mediaset chiede 3 miliardi di euro a Vivendi quale risarcimento per il mancato acquisto di Mediaset Premium. Il 16 dicembre, infine, è previsto il Tar sulla delibera dell’Agcom per le quote di Vivendi in Mediaset.

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