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Gedi, riflessioni e perplessità dei Cdr sul documento dei valori e la missione dell’editore. Micromega continuerà a uscire – DOCUMENTO

Pur apprezzandone i punti fondamentali i comitati di redazione di tutte le testate Gedi esprimono in una nota alcune riflessioni e perplessità dopo la diffusione del documento aziendale in cui vengono delineati i valori e la missione dell’editore. Un documento, la cui redazione ha comportato un lavoro accurato di due mesi, che ha avuto la ‘sfiga’ di arrivare a tutti i dipendenti praticamente in contemporanea all’indiscrezione, uscita da ambienti tecnici, sulla “chiusura” a partire dal 31 gennaio di Micromega. In realtà le pubblicazioni della rivista, fondata nel 1986, continueranno: infatti, si sta completando il passaggio della testata al direttore Paolo Flores d’Arcais, per la simbolica somma di 1 euro. Inoltre, Micromega continuerà ad avere il supporto distributivo oltre, probabilmente, a quello pubblicitario di Gedi.

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Di seguito pubblichiamo il documento della Gedi e la relativa nota dei Cdr delle testate del gruppo

Valori e Missione Editoriale Gedi
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Nota dei Cdr delle testate del gruppo

I Comitati di redazione di tutte le testate Gedi, dopo la diffusione del documento aziendale “Valori e missione editoriale di Gedi”, vogliono esprimere a nome dell’intera comunità di giornalisti che rappresentano alcune riflessioni e perplessità.

Premettiamo lo scontato apprezzamento di quei principi, indicati nel documento aziendale, che da sempre fanno parte del bagaglio culturale di ciascuno di noi, come dimostrano le posizioni di leadership di mercato e di rilevanza sociale e culturale costantemente ricoperte da tutte le testate per le quali lavoriamo. Ne citiamo alcuni di quelli ricordati nel documento, a costo di riproporre un elenco di sacrosante ovvietà: “conoscenza, professionalità e passione”; “rispetto delle notizie e dei lettori”; “indipendenza”; “competenza, rigore e voglia di innovare”; “volontà di aggiornarsi”; “predisposizione all’impegno multimediale”, “coraggio di osare”; “disponibilità a correggere gli errori”; il riconoscimento “dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana”; “diritti inviolabili della persona”; “principi di libertà e di uguaglianza”; “doveri inderogabili di solidarietà”; “diritto di manifestare il proprio pensiero”; “controllare sempre ciò che si afferma”.

Fatta questa premessa, vogliamo però sottolineare la perplessità dei giornalisti del gruppo Gedi su alcuni punti.

Innanzitutto una nota di metodo: la condivisione presuppone il confronto, in particolare se si tratta di “valori” che – recita sempre il testo – “riassumono e descrivono l’identità” di una comunità di persone. Ci sembra quantomeno anomalo un documento aziendale calato dall’alto.

Alle perplessità di metodo si aggiungono quelle di merito. Pur non sfuggendoci come “azienda, quotidiani, periodici, radio e concessionaria non siano atomi separati”, ricordiamo che in ogni passaggio prima della fusione di società diverse e poi della nascita del gruppo Gedi, gli Editori si sono sempre impegnati, di fronte alle rappresentanze sindacali, a garantire l’autonomia delle varie testate, ciascuna delle quali rappresenta storie, culture ed esperienze peculiari. In una parola, identità. Che, oltretutto, le hanno rese tutte (nessuna esclusa) brand di grande successo. Autonomie e identità che in questi mesi si sono progressivamente annacquate e che il documento sembra affondare definitivamente.

Quanto al “coraggio di osare”, i lavoratori delle testate del gruppo sono sempre stati all’avanguardia nel panorama editoriale, non sottraendosi mai, anzi facendosi spesso promotori, di innovazione (anche sotto il profilo sindacale e di organizzazione del lavoro). Per questo ci teniamo a sottolineare che il riferimento nel documento aziendale a “disponibilità al lavoro flessibile, incluso lo smart working” rappresenta un vulnus per la corretta interlocuzione nelle relazioni industriali. Sottraendo alla loro dimensione fisiologica temi dal chiaro profilo riferito al Contratto nazionale e alla contrattazione aziendale e che, quindi, non possono essere rimessi in discussione in modo unilaterale.

Infine, l’ultima anomalia. Nel documento dell’azienda si legge che “dentro la redazione lavorano fianco a fianco giornalisti, tecnici digitali, analisti di dati, videomaker, fotografi, producer, autori”: fin qui niente da dire, anzi la conferma, qualora ce ne fosse bisogno, della nostra attenzione e disponibilità a metterci in gioco nelle grandi trasformazioni che stanno segnando (ma, sia chiaro, non nel suo significato più profondo) il lavoro giornalistico. Ciò che ci appare pericoloso e inaccettabile è la successiva inclusione degli “addetti al marketing”. Una commistione di attività che devono rimanere assolutamente parallele, evitando convergenze peraltro vietate dai Codici deontologici della nostra professione: a noi il compito di produrre contenuti giornalistici di eccellenza (non di intrattenimento) al marketing il compito di renderli prodotti di successo, anche economico, alla direzione il ruolo di indicare formule giornalistiche convincenti e adeguate a mantenere il primato morale e professionale cui siamo abituati.

Ecco, sono questi i temi sui quali avremmo voluto avere un confronto con i vertici aziendali, prima di qualsivoglia documento sui valori e sulla missione del gruppo Gedi. Magari approfittando dell’occasione anche per cercare di capire perché, nonostante il grande impegno di ogni componente di questa comunità di lavoratori, il declino dei numeri stia subendo un’accelerazione che ci allontana sempre di più dalla concorrenza.

Buon lavoro.

Il Cdr dell’Espresso

Il Cdr di Gedi Visual

Il Cdr della Repubblica

Il Cdr del Secolo XIX

Il Cdr della Stampa

Il coordinamento dei Cdr dei giornali locali

Mattino di Padova

Nuova Venezia

Tribuna di Treviso

Corriere delle Alpi

Messaggero Veneto

Il Piccolo

Gazzetta di Mantova

Provincia Pavese

Sentinella del Canavese

La Redazione di Radio Capital