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Radio, Suraci (gruppo Rtl 102.5): per Radio Freccia nessun regalo o ristoro e ci hanno fregato anche sulla radio digitale

“Nonostante sia la stagione, non sono previsti ‘regali’ in arrivo, per RTL 102.5. E neanche ristori. Nulla”. A precisarlo in una nota è il presidente di RTL 102.5 Lorenzo Suraci in una nota in riferimento a quanto pubblicato da “alcuni organi di stampa” circa la possibilità per l’emittente Radio Freccia di poter aumentare la quantità di spot trasmessa.  E cioè  all’emendamento approvato in Commissione Bilancio al Senato, nell’ambito dell’esame del c.d. “decreto maxiristori”, con il quale viene introdotta una modifica all’art. 27 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, finalizzato a consentire a una emittente radiofonica comunitaria (nazionale o locale) di trasformarsi in una equivalente emittente commerciale.

Sull’emendamento si è espressa negativamente anche Aeranti-Corallo. [1]

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Lorenzo Suraci

“La questione è diversa. La legge, nel 1990, istituì le ‘radio comunitarie’, senza fini di lucro, con facilitazioni, finanziamenti e minore affollamento pubblicitario. Nel tempo sono venuti meno facilitazioni e finanziamenti, restando solo i limiti pubblicitari, a quel punto del tutto illogici. Cancellarli, – prosegue  Suraci- rendendo uniforme il sistema radiofonico, non significa ‘regalare’ nulla, perché le risorse dovranno essere reperite sul mercato. Come abbiamo sempre fatto e senza altri gruppi editoriali alle spalle. Da indipendenti. Per l’erario non solo non si tratta di un esborso, ma di una futura maggiore entrata, visto che la crescita di nuovi strumenti genererà il relativo gettito fiscale”.

“Più che il regalo (inesistente) sarebbe bene ricordare la fregatura (colossale): sono anni che investiamo nella Radio digitale, il Dab, essendo abbastanza ingenui da credere nelle leggi e nelle scadenze che quelle prevedono, ma – conclude Lorenzo Suraci – mentre il nostro impegno economico è reale e passato, il rispetto statale delle leggi dello Stato è immaginario e futuro, sicché i nostri soldi restano in attesa che si ponga fine a una grottesca stagione di ‘sperimentazioni’ e si passi alla regolarità europea del mercato. Ancora una volta: senza soldi pubblici, liberi e in concorrenza”.