Multe fino al 10% del fatturato e separazioni strutturali per i giganti web. L’Ue fissa i paletti allo strapotere delle Big Tech

Multe dal 6 al 10% del giro d’affari annuo globale, ma anche misure strutturali che possono arrivare alla separazione delle attività in territorio europeo. Sono alcune delle norme e sanzioni in cui potrebbero incappare le grandi società del web se non rispettano le nuove regole sull’utilizzo dei dati, la concorrenza e la moderazione dei contenuti online contenute nel suo nuovo pacchetto Ue per regolamentare il mercato digitale.

Per Margrethe Vestager, vicepresidente della Commissione Ue, da anni impegnata contro le pratiche sleali delle grandi società d’oltreocano (le cosiddette Big Tech), le norme hanno la stessa importanza che ebbe il primo semaforo della storia, installato nell’Ohio. L’avvento delle nuove tecnologie e di colossi che monopolizzano il mercato impone oggi di “riportare ordine ed equilibrio” tra il mondo fisico e quello traslato nell’etere. Dove le regole sono rimaste quelle del Duemila e i profitti di pochi si gonfiano sempre di più, anche a spese dei cittadini europei.

Margrethe Vestager e Thierry Breton (Foto Ansa – EPA/OLIVIER HOSLET)

Non si tratta di prendere di mira i colossi americani, ha cercato di chiarire Thierry Breton, il commissario Ue per il Mercato interno co-firmatario della proposta, ma “con le dimensioni arrivano anche le responsabilità” per le aziende. Che, scrive Bruxelles, quando sono talmente grandi come i GAFAM (Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft) da essere ‘gatekeeper’ di un mercato, portano “rischi sistemici”.

Dai contenuti che ogni giorno vengono pubblicati ai ricavi generati con l’e-commerce, passando per le pratiche sleali come le acquisizioni e l’accentramento dei dati, la Commissione Ue ha diviso il pacchetto in due pilastri. Nel Digital Services Act (Dsa) è richiesto alle società di assumersi una maggiore responsabilità per la moderazione dei contenuti che circolano sui loro siti e a intervenire “rapidamente” per rimuovere il materiale illegale. Altrimenti, potranno incorrere in multe fino al 6% delle loro entrate annue. Le regole si espandono anche a vendite e pubblicità online, per cui la parola d’ordine è ‘trasparenza’. Con il Digital Markets Act (Dma), inoltre, le Big Tech che violeranno le regole di concorrenza saranno passibili di multe fino al 10% dei loro ricavi globali. E, se recidive, l’Ue si muoverà per separare strutturalmente le loro attività.

Per quanto riguarda il Dsa, le norme proposte richiedono nello specifico a tutti gli intermediari online, senza distinzione, di assumersi una maggiore responsabilità nella moderazione dei contenuti e di cooperare con le autorità per rimuovere il materiale illegale diffuso dagli utenti, come contenuti di stampo terroristico, pedopornografico o di incitamento all’odio. Le piattaforme più grandi, con più di 45 milioni di utenti, ovvero il 10% della popolazione dell’Ue, dovranno dotarsi di mezzi umani e/o automatizzati per garantire la loro capacità di intervenire rapidamente in caso di notifica. Per evitare di essere ritenute responsabili della diffusione dei contenuti illegali, saranno tenute a dimostrare di non avere “effettiva conoscenza” o a dare prova di “agire rapidamente” al fine di rimuovere o disabilitare l’accesso al contenuto.

“Speriamo che” l’iter per approvare le nuove norme Ue sul digitale “sia il più veloce possibile” e serva “un anno e mezzo” e “poi altri sei mesi prima che il regolamento entri in vigore”, ha commentato sulle tempistiche Vestager. “Servirà un rodaggio per la nomina” della aziende considerate ‘gatekeeper’ che saranno soggette alle norme, “ma siamo impazienti di lavorare con il Parlamento Ue e il Consiglio”, ha aggiunto, sottolineando anche che l’Ue vuole “rimettere ordine nel caos del traffico su internet”.

Il cambio di paradigma ha subito sollevato i timori dei colossi americani, con Google che si è detta “preoccupata”. “Nei prossimi giorni esamineremo attentamente le proposte della Commissione, ma ci preoccupa che possano essere mirate specificamente a un gruppo ristretto di aziende e rendere così più difficile lo sviluppo di nuovi prodotti a sostegno delle piccole imprese in Europa”, ha spiegato Karan Bhatia, vice presidente per gli affari governativi di Big G.

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Endemol Shine Italy cede le quote di maggioranza in Yam112003 ai manager Corbetta (ceo), Bianchi, Pianca e Tousco

Endemol Shine Italy cede le quote di maggioranza in Yam112003 ai manager Corbetta (ceo), Bianchi, Pianca e Tousco

Chiesa sempre più social: una parrocchia su due ha Facebook; WhatsApp e Telegram i più gettonati per parlare ai fedeli

Chiesa sempre più social: una parrocchia su due ha Facebook; WhatsApp e Telegram i più gettonati per parlare ai fedeli

Nessuna censura per Osho, Facebook riattiva la pagina satirica. Federico Palmaroli: equivoco sul soprannome

Nessuna censura per Osho, Facebook riattiva la pagina satirica. Federico Palmaroli: equivoco sul soprannome