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Chi decide alla Rai? Valeria Fedeli dice la sua in vista dell’audizione di Salini in Vigilanza

In vista dell’audizione di oggi in Vigilanza dell’amministratore delegato  della Rai, Fabrizio Salini, Valeria Fedeli, capogruppo Pd nella commissione, pone il problema di come funzionano le scelte editoriali su contenuti, temi, ospiti  troppo spesso in contrasto con i doveri del servizio pubblico.

“È stato un ripetersi di fatti e situazioni negative, offensive in vario modo verso le persone, le donne in particolare, e gli utenti a caratterizzare le ultime settimane in Rai: dal tutorial sulla ‘spesa sexy’ a “Detto Fatto” [1] che ha riproposto una serie inaccettabile di stereotipi contro le donne, alla battuta volgare e sessista del giornalista di Rai Sport durante una gara di rally, dal profluvio di insulti e attacchi di Mauro Corona contro Bianca Berlinguer, allo scivolone che nulla aveva di divertente di Luciana Littizzetto su Wanda Nara fino ai post su Fb, con espressioni oggettivamente improprie, di chi da cittadina e cittadino è libero di esprimere ciò che pensa sul suo profilo ma come dipendente o collaboratore Rai è chiamato a osservare le linee guida sull’utilizzo dei social media varate a seguito della risoluzione approvata in data 9 ottobre 2019 dalla Commissione di Vigilanza, nonché i principi di condotta generale del Codice etico del Gruppo.

Linee guida che, anche nell’uso dei profili personali, raccomandano un linguaggio rispettoso dei principi del Contratto di servizio e del Codice etico in cui si legge che sebbene questi “possano essere ritenuti attinenti alla sfera personale e in sé distinti dal ruolo ricoperto in azienda” tuttavia “è inevitabile che le attività svolte a titolo personale da dipendenti o collaboratori del servizio pubblico possano generare delle conseguenze negative sull’immagine della Rai” e pertanto bisogna essere “estremamente attenti a qualunque cosa si scriva o si condivida che possa mettere in discussione i valori e i gli standard editoriali dell’azienda”.

Impegno del quale, evidentemente, non tutti sono davvero consapevoli e rispetto al quale credo sia prioritario il ruolo di controllo, indirizzo e sanzione delle apicalità di rete e della Commissione Stabile per il Codice Etico. Una Commissione che sarebbe utile e urgente audire in Vigilanza per chiarire, per esempio, l’iter del procedimento disciplinare applicato al caso di Mauro Corona che, secondo quanto riferito dal direttore di Rai 3 Franco Di Mare in occasione dell’audizione del 10 dicembre scorso, sarebbe stato allontanato dalla trasmissione di Bianca Berlinguer a seguito proprio dell’intervento della suddetta Commissione.

Gli episodi sopra citati, come anche altri, chiamano in causa, infatti, le responsabilità che soprattutto chi ricopre cariche e funzioni di direzione ha il dovere di agire a cominciare dai vertici di viale Mazzini e quindi anche dall’amministratore delegato Salini che domani sarà audito in commissione di Vigilanza. Le scelte editoriali su contenuti, temi, ospiti devono essere coerenti con i doveri del servizio pubblico e i linguaggi che vengono usati, le immagini trasmesse, coerenti con i valori e i principi iscritti nel contratto di servizio. Anche quando si tratta di sospendere o interrompere del tutto una collaborazione, un programma o rispetto, per esempio, all’uso del budget, alla gestione e soluzione di situazioni di conflitto d’interessi, è fondamentale sapere chi decide e in base a quali criteri.

Nelle ultime settimane la Rai è stata inoltre al centro di polemiche per interviste fatte a politici sui canali sportivi e senza alcun contradditorio, per le ospitate di figure importanti del servizio pubblico in trasmissioni concorrenti e in contemporanea con programmi d’informazione Rai. Una serie di circostanze lesive dell’immagine dell’azienda, della missione della Rai, del diritto degli utenti a un servizio pubblico di qualità, autorevole, plurale e quindi all’altezza della sua tradizione.

Ragion per cui, nei tempi e nei modi definiti dalla legge, la Rai dovrà rinnovare le proprie apicalità per consentire l’avvio di un concreto percorso di cambiamento virtuoso, per riaffermare un protagonismo sul mercato interno e internazionale e per poter accompagnare il Paese attraverso le profonde e necessarie trasformazioni, penso soprattutto all’innovazione digitale, che vanno accolte e governate.

Una priorità chiaramente centrata anche dal ministro Gualtieri [2] quando, in qualità di titolare del dicastero azionista di maggioranza, l’11 novembre scorso, sempre in Vigilanza, oltre a illustrare nel dettaglio le criticità economiche cui la Rai deve far fronte e su cui auspico che l’ad Salini, già domani in audizione, possa fornire ulteriori precisazioni soprattutto rispetto al “mantenimento dell’equilibrio economico e finanziario”, ha indicato la necessità di “un serio ripensamento dell’azienda, del suo modello organizzativo e della sua missione informativa e culturale”.

Una scelta necessaria per consentire alla Rai di recuperare pienamente la sua centralità e specificità, di investire su contenuti innovativi, capaci di raccontare la società in tutte le sue molteplici sfaccettature e declinazioni, di assicurare sempre di più un’informazione seria, approfondita, documentata e fondata su fonti qualificate e attendibili.

Alla Rai serve mettere in campo azioni serie, fin da subito, per il superamento del gender gap in azienda, per la valorizzazione delle competenze femminili, il loro riconoscimento in ruoli di vertice e affrontare un confronto vero sul linguaggio e sulla rappresentazione dell’immagine femminile nelle diverse trasmissioni. E serve anche riaffermare il suo ruolo di principale azienda culturale e industriale del Paese, ragion per cui credo sarà molto utile conoscere dall’ad Salini le ragioni di quello che, almeno al momento, appare come una scelta di non partecipazione rispetto all’avvio della piattaforma di diffusione in streaming di contenuti culturali nata in collaborazione tra Mibact, Cdp e Chili SPA.

Dal momento che la Rai è sempre stata, è e deve rimanere uno dei principali veicoli di trasmissione culturale, appare assolutamente necessario e fondamentale, pur nel riconoscimento dell’ottima funzione svolta da Raiplay, un suo coinvolgimento anche in un progetto così importante e innovativo, che si pone la sfida alta e complessa da una parte di dare sostegno al settore dell’arte, lo spettacolo e la cultura colpito dalla crisi innescata dal Covid e dall’altra di coinvolgere un pubblico sempre più vasto nella fruizione, anche dal vivo, dell’offerta ed esperienza culturale. Un compito che rientra pienamente nella funzione strategica che la Rai deve svolgere in Italia e per l’Italia a maggior ragione nei prossimi messi che saranno decisivi per ridefinire in senso nuovo il modello di società e di Paese che vogliamo essere e rappresentare in Europa e nel mondo”.