Il neonato comitato ‘Salviamo la previdenza dei giornalisti’ lancia un appello a Mattarella sottoscritto anche da grandi firme

Un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella “per chiedere un intervento presso tutte le istituzioni interessate affinché sia confermata la garanzia pubblica dello Stato sul sistema pensionistico dei giornalisti, come già avvenuto in passato per altri enti previdenziali”.E in generale, come riporta Agi, “affinché si valuti con la massima urgenza, con responsabilità e trasparenza, ogni soluzione equa e non punitiva in grado di continuare ad assicurare la pensione e le prestazioni previdenziali a tutti i giornalisti italiani”.

La sede del Inpgi (Foto ANSA/ANGELO CARCONI)

A rivolgersi al capo dello Stato è il neonato comitato ‘Salviamo la previdenza dei giornalisti’. “Entro pochi anni l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti (Inpgi) non sarà più in grado di pagare le pensioni presenti e future dei giornalisti italiani, mandando in fumo decenni di versamenti, compresi quelli di chi è ancora in servizio attivo”, si legge in una nota. “Il grave e strutturale squilibrio tra prestazioni e contributi”, prosegue la lettera inviata a Mattarella, “ha provocato per il 2020 un passivo previdenziale di 197 milioni di euro e un disavanzo di 253 milioni di euro, aggravato dall’aver sopportato per anni l’onere di prestazioni assistenziali”.

L’attuale situazione, osserva il comitato, “rischia di ripercuotersi sul livello e sulla qualità della democrazia del nostro Paese: avere giornalisti che non si vedono garantite le prestazioni previdenziali di oggi e di domani equivale ad avere giornalisti meno indipendenti e in generale una informazione meno libera, contraddicendo nei fatti l’articolo 21 della Costituzione”.

Tra i primi firmatari dell’appello al presidente della Repubblica figurano Lucia Annunziata, Marzio Breda, Andrea Cangini, Luigi Contu, Ferruccio de Bortoli, Vittorio Emiliani, Stefano Folli, Marco Follini, Guido Gentili, Peter Gomez, Massimo Martinelli, Clemente J. Mimun, Antonio Padellaro, Andrea Purgatori, Marco Travaglio, Bruno Vespa.

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