SanPa, la serie Netflix diventa un caso. Mursia pubblica il romanzo “Il braccio destro” di Walter Delogu, per anni autista di Muccioli

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Su Netflix è uno dei titoli più visti in questi giorni, almeno da quando “SanPa” è visibile sulla piattaforma streaming e ha generato un dibattito molto acceso e allargato sulla storia della più grande comunità di recupero tossicodipendenti d’Europa negli anni 80. Un dibattito che è sconfinato anche nel mondo dell’editoria libraria e che ha spinto l’editore Mursia a pubblicare “Il braccio destro” (Mursia, pagg. 236, Euro 17,00), il primo romanzo scritto a quattro mani da Walter Delogu, per anni autista del fondatore di San Patrignano Vincenzo Muccioli (nella serie è tra i personaggi che appaiono di più), e  l’avvocato penalista e blogger del Fatto Quotidiano Davide Grassi.

“Quando ho deciso di lasciarmi alle spalle la mia insaziabile necessità di vivere l’eccesso, i miei errori, la droga, San Patrignano con tutto quello che di buono e di cattivo ha rappresentato, ho dovuto tirare fuori tutto, raccontando la storia di Angelo, dietro al quale c’è molto di chi sono stato io prima di diventare faticosamente una persona come le altre.”, dichiara Walter Delogu, padre di Andrea Delogu, la nota conduttrice tv.

“Con Angelo ho rivissuto sul confine invisibile che separa la vita dalla morte, il bene dal male, incuranti di perdere l’equilibrio e cadere. Come lui mi sono chiesto se puoi fare del bene facendo anche molto male. Ora quella parte della mia vita è sepolta per sempre, ma è comunque parte di me e mi ha reso l’uomo che sono oggi. Dedico questo mio romanzo alla mia famiglia e a mia figlia Andrea, la mia voglia di vivere. È Andrea che prima di me in La Collina ha scoperto il potere taumaturgico della scrittura e ha iniziato a raccontarsi e raccontarmi.”, conclude Walter Delogu.

Davide Grassi, come riporta l’agenzia Ansa, aggiunge: “Mentre scrivevamo il libro, accompagnando Angelo e Walter sui sentieri della comunità, mi sono spesso domandato quali altre strade al di fuori di essa avrebbero potuto percorrere. Quali alternative offriva loro la società che criticava, giudicava e restava a guardare. Era l’epoca dell’eroina che inondava le piazze e per i giovani era molto facile perdersi. Nonostante tutto, non c’era alcuna pronta risposta da parte delle istituzioni. Ancora oggi, se torno con la mente a quegli anni, mi chiedo dove fosse lo Stato per non accorgersi che i suoi figli morivano per le strade dopo essersi iniettati quel veleno.” Milano, anni Settanta. Una città in cui si viveva sfrecciando su due corsie parallele: lavoro, carriera e soldi su una, crimine droga e soldi sull’altra. Angelo è un ragazzo irrequieto che vive di furtarelli, coinvolto in risse e in giri di droga quando viene notato da un boss della malavita milanese che lo prende sotto la sua ala facendogli fare una folgorante carriera criminale. Per una partita di droga tagliata male viene ricoverato in una comunità di recupero per tossicodipendenti dove i confini tra bene e male non sono ben chiari. Angelo con tutta la sua voglia di riscattarsi supera cadute e sconfitte fino a diventare il braccio destro di Sergio, deus e padrone della comunità. È difficile da quel momento distinguere i soldi che fanno del bene tra i tanti che circolano attorno a lui, ma è facile usarli e restarne invischiati.

Walter Delogu ha vissuto a Milano per la prima parte della sua vita. Oggi, dopo una vita avventurosa, che lo ha visto, fra l’altro, al centro della vicenda Muccioli – San Patrignano, abita con la sua famiglia a Rimini dove lavora come autista di ambulanze. Inutile dire che la trama del romanzo è liberamente ispirata al suo passato burrascoso.