Il social pro Trump Parler è offline e rimosso dai server di Amazon. Negli store di Apple e Google rimangono le alternative MeWe, Gab e Rumble

Dopo la decisione di Twitter di chiudere a tempo indeterminato l’account di Donald Trump, Apple, Google e Amazon prendono provvedimenti contro Parler, il social più utilizzato dalla Destra americana. Mentre le prime due hanno semplicemente rimosso la piattaforma dai propri store digitali,  la società di Jeff Bezos l’ha esclusa dal suo servizio di web hosting, a seguito di 98 post che incoraggiano alla violenza.

Jeff Bezos, Tim Cook, Sundar Pichai, Logo Parler

In attesa di trovare una nuova piattaforma di hosting sulla quale appoggiarsi, il social network resterà offline e quindi non più raggiungibile dagli utenti.

Amazon ha inviato una lettera ai vertici di Parler, spiegando che l’azienda offre servizi a clienti di qualsiasi colore politico ma non può tollerare l’impossibilità di censurare determinati commenti, che incitano all’odio e alla violenza.

Stessa giustificazione fornita da Apple, che ha comunicato al social network come “non ci sia posto sulla nostra piattaforma per minacce di violenza e attività illegali”.

I social alternativi a Parler – Con Parler offline  altre piattaforme salgono alla ribalta per l’ultradestra americana: sono MeWe, Gab e Rumble, al momento ancora disponibili online e nei negozi digitali di Google e Apple. 

“Nessuna pubblicità, nessun targeting, nessun riconoscimento facciale e nessuna manipolazione del flusso di notizie”: è quello che promette MeWe, che si autodefinisce il social newtwork del futuro e l’anti-Facebook perché, a suo dire, tiene d’occhio la privacy. Gli utenti possono vedere i post delle loro connessioni in tempo reale, chattare, fare video live e post vocali. La piattaforma creata nel 2011 ha oltre 5 milioni di utenti, non è nata per la destra, ma molti utenti di questo fronte politico hanno iniziato a iscriversi dopo che Facebook ha colpito le fake news sul vaccino.

Gab è un altro sito diventato popolare tra gli utenti che vogliono continuare ad esprimersi in libertà, con intenzioni prevalentemente politiche. Fondato da Andrew Torba nel 2016, ha un aspetto simile a Twitter e dichiara di avere 3,7 milioni di visitatori mensili nel mondo, con migliaia di utenti che si stanno aggiungendo nelle ultime ore.

Infine c’è Rumble. E’ un social incentrato sui video abbastanza simile a YouTube e TikTok che spiega che gli utenti “non verranno mai censurati per contenuti politici o scientifici”. Ha iniziato ad avere rilevanza dopo l’elezione di Biden e dopo che Google e YouTube hanno messo uno stop ad alcuni contenuti.

 

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