‘Prima’ e ‘Il Grande Libro della Sostenibilità e Comunicazione’ sono in edicola a Milano e disponibili in digitale

186 pagine

Da qualche anno, ma in particolare negli ultimi mesi, ‘sostenibilità’ è una delle parole più usate e forse abusate. È di moda o è un’effettiva priorità?, si chiedono gli scettici. E soprattutto cosa significa veramente? Prima ha deciso di dedicare all’ampio tema della sostenibilità uno SPECIALE, allegato al numero in edicola a Milano da oggi, 12 gennaio, a Roma da domani, mercoledì 13 e a seguire nel resto d’Italia, e disponibile in digitale.

Il filo conduttore: i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile. E 186 pagine di testimonianze, racconti, storie, informazioni. Il GRANDE LIBRO DELLA SOSTENIBILITÀ E COMUNICAZIONE interpreta il concetto di sostenibilità attraverso i suoi protagonisti più autorevoli, le aziende più impegnate, i media specializzati.
“Lo sviluppo è sostenibile se la soddisfazione dei bisogni della generazione attuale non pregiudica a quelle future di poter realizzare i propri”. Enrico Giovannini, esperto di portata internazionale e fondatore di ASviS, ‘alleanza’ che l’Onu “ha definito un unicum a livello internazionale”, apre le riflessioni. Dice Giovannini: “L’Alleanza è un corpo vivo e multiforme, riunisce molte organizzazioni che lottano per raggiungere gli stessi obiettivi e le mobilita sui contenuti, per sollecitare il cambiamento. Coinvolgere i sindacati sulla trasformazione del sistema produttivo alla luce dell’Agenda 2030: quella è la mobilitazione proposta dall’ASviS. Sollecitare una discussione sulla giusta transizione e portare le associazioni degli imprenditori a impegnarsi sui temi dello sviluppo sostenibile, quella è la mobilitazione proposta dall’ASviS. Ma poi ogni sindacato e ogni organizzazione impegna i propri associati sulle rispettive battaglie”. Quanto alle proposte del portavoce ASviS: “L’Italia negli ultimi dieci anni ha fatto pochi progressi e in alcuni casi ha fatto passi indietro. Per esempio sulle disuguaglianze. Noi abbiamo sollecitato il governo a dare alla sostenibilità un sistema di governance, che sposi la coerenza delle politiche con una visione di medio-lungo termine. Abbiamo fatto raccomandazioni, proposto di creare un Istituto di studi sul futuro e una programmazione strategica. Il primo governo Conte ci ha risposto che non era un tema interessante. Vediamo se questo ne comprenderà l’importanza (…) Non ho mai visto cadere un governo per un’alluvione, mentre cadono per un problema sociale. Eppure, come ha detto papa Francesco: ‘Non possiamo essere sani in un mondo malato’”.


Con quella a Giovannini, altre due interviste a big di questo mondo, che disegnano l’oggi ma soprattutto il domani, con una particolare attenzione ai giovani. Fabrizio Barca: “Sostenibilità significa lavorare affinché le prossime generazioni possano godere di una libertà sostanziale non inferiore alla nostra: possano cioè sviluppare la propria personalità più di noi”. Ermete Realacci, che descrive un’Italia “campione nell’economia circolare”, oltre che “al primo posto nel mondo come influenza culturale complessiva”, da qui dovrebbe partire il Green Deal.
Un’Italia positiva è quella che racconta anche Adriana Nepote, assessora di Mantova all’università e all’innovazione, che in cinque anni si è aggiudicata 92 milioni di euro di fondi europei, da reinvestire nel green e nella digitalizzazione.
Sostenibilità significa anche parlare di donne – per una Rai en rose – e dei giovani organizzatori degli Stati Generazionali, che chiedono al governo di guardare il loro Piano per il futuro. Significa approfondire come la moda stia cambiando ‘stile’, con le parole di Marina Spadafora: “Si stima che chi non investe in responsabilità sociale, in sostenibilità va incontro a una perdita del 30 per cento del fatturato. Ma è un percorso da fare in maniera seria e continuativa”, dice Spadafora. E aggiunge un suggerimento: “Consiglio sempre di fare un censimento del proprio armadio e vedere cosa abbiamo e cosa usiamo, ricordandosi che non è un alibi aver pagato poco un capo, che spesso è di materiale schifoso: smaltirlo sarà difficilissimo”. Mentre Brunello Cucinelli: “Chi lavora con me conosce la mia filosofia. Cerchiamo di non sprecare l’acqua o di riutilizzarla, di non usare inquinanti, di coltivare piante con metodi naturali (…) Non può essere un’utopia perché siamo quotati in Borsa. Per essere credibile devi essere vero”.
Sostenibilità è anche indagare sulla nuova strada, più green e meno inquinante, imboccata dall’automotive. Scavare nel mondo food, dalla coppia ‘eco’ che si nutre di alimenti riciclati alla ‘portata’ di tutti, agli esperti di agricoltura che avvertono: se vogliamo far crescere il futuro, bisogna seminare subito sostenibilità. Queste e altre storie declinano i tanti aspetti dell’impegno sostenibile affrontati nel Grande libro.

Le aziende protagoniste degli interventi culturali ed economici richiesti per difendere il mondo si raccontano nella sezione STORIE con testimonianze dai settori più diversi: banche, finanza e assicurazioni (Cdp, Intesa, Generali), energia (Enel, Edison, Acea, Terna), tlc (Vodafone, Fastweb), alimentari (Pizzi Osvaldo & C., Generale Conserve), tempo libero (Philip Morris, Sisal), trasporti (Aci, Bmw, Ferrovie dello Stato), servizi (Edenred).

Naturalmente, trattandosi di uno speciale di Prima, non potevamo trascurare PUBBLICITÀ, MARKETING, MEDIA. L’impact advisor Paolo Iabichino spiega perché “la sostenibilità è fondamentale per stare oggi sul mercato”: “Il gioco si fa duro e c’è una sorta di selezione naturale. Una cosa è comprare una marca per le sue qualità funzionali e per come è rappresentata e si rappresenta; altra cosa è ‘volerla’ perché ti assomiglia. Così diventa una tua bandiera”. Mentre Reputation Science testimonia come “il tema della sostenibilità sul web è una massa in continuo movimento”.

Infine, l’INFORMAZIONE con le testate nazionali, siti, supplementi, podcast a testimonianza di come la sostenibilità ha superato la barriera degli specialisti per dilagare nelle praterie generaliste.

 

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