Lo stop dell’account Twitter di Libero scatena i giornalisti. Feltri: siamo come Trump!. Le reazioni di Fontana, Mimun e Annunziata

Il blocco temporaneo dell’account Twitter di Libero ha scatenato le reazioni del direttore del quotidiano Vittorio Feltri e di alcuni colleghi giornalisti. Tra i tanti commenti, spiccano quelli di Luciano Fontana, Clemente Mimun e Lucia Annunziata.


In merito al blocco temporaneo del profilo di Libero nella serata di ieri per “attività sospette”, un portavoce di Twitter spiega: “L’account è stato rilevato dai nostri sistemi automatizzati e temporaneamente limitato per precauzione. Abbiamo collaborato con il titolare dell’account e l’account è stato ripristinato”.

Vittorio Feltri

Vittorio Feltri (Foto ANSA/MOURAD BALTI)

Il direttore di Libero, Vittorio Feltri ha dichiarato a Adnkronos: ” Non me ne frega un caz… Noi siamo come Trump, va bene. Io ritengo che Twitter sia guidato da una banda di poveri ignoranti che non capiscono le parole, penso possano avere interpretato male alcuni interventi. Mi fa anche piacere sottolineare la loro ignoranza. Sono cose incredibili! Ma penso anche che Twitter abbia tutto il diritto di censurare, è un privato e i privati fanno quello che vogliono. C’è una ignoranza dominante e una stupidità senza freni che comanda. Libero come Trump!”.

Luciano Fontana

Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera

I grandi social media come Twitter non possono mettere in discussione la libertà di espressione. È il pensiero del direttore del ‘Corriere della Sera’ Luciano Fontana che commenta così la decisione di Twitter di limitare l’account del quotidiano ‘Libero’. Una scelta che reputa “gravissima”.

“Penso – afferma infatti Fontana – e lo abbiamo scritto anche per quello che riguarda i fatti americani, che non può essere delegato ad una società privata come Twitter, o come altri grandi social media, la possibilità di decidere e di limitare la libertà d’espressione. Questo sarebbe gravissimo. Penso che nel caso di queste grandi piattaforme over the top debba funzionare un meccanismo simile a quello che regola le grandi società editoriali in cui c’è la responsabilità di non veicolare messaggi che violano la legge. Ma mi sembra sbagliato, invece, limitare la libertà di espressione, soprattutto limitarla a prescindere: decidere cioè in blocco che un giornale, una personalità, un semplice cittadino non abbiano la possibilità in un social network di esprimersi”.

Per il direttore del quotidiano di via Solferino questo è “un confine molto sottile che va rispettato. I fatti che violano la legge o le espressioni che la violano conducendo all’illegalità naturalmente possono essere limitate. Ma non possiamo delegare e accettare in assenza di norme generali, che una società privata decida di limitare la libertà di espressione. Ci sono opinioni – sostiene Fontana – che si possono non condividere, ma penso che sia importantissimo che vengano conosciute”. Opinioni “che possono essere combattute nella dialettica della libertà di pensiero e di espressione e mai con la censura. Questo è un punto di partenza irrinunciabile in una società democratica”, conclude Fontana.

Clemente Mimun

Clemente Mimun (foto Olycom)

Clemente Mimun (foto Olycom)

Twitter limita l’account di ‘Libero’? “Non sono preoccupato, sono molto incazzato. I social hanno acquisito un’importanza straordinaria, l’idea che una persona o un consiglio d’amministrazione decidano di limitare la libertà di espressione di uomini, di statisti, di leader istituzionali o di giornalisti mi fa accapponare la pelle”. Lo afferma all’Adnkronos Clemente Mimun, commentando la notizia della limitazione dell’account della testata di cui è direttore editoriale Vittorio Feltri da parte di Twitter.

“Non si può impedire a nessuno di parlare -affonda Mimun- Non può essere Zuckerberg o non so chi altri a decidere se possiamo comunicare o meno. Libero è un caso eclatante, ma pensiamo anche a Trump. Ha sicuramente esagerato nei toni, ha fatto cose gravi, e viene bannato. Ma c’è Rouhani, un leader iraniano dice che vorrebbe distruggere gli Stati uniti o Israele ed è sui social, c’è Maduro che ha ridotto in schiavitù la sua popolazione, e il problema è Trump. E’ tutto molto bizzarro”.

Per il direttore del TG 5 “bisogna che le istituzioni di tutti i paesi trovino una soluzione e delle regole che vengano rispettate da tutti, ci vuole un minimo denominatore, non può essere lasciato al caso. Non può essere un imprenditore che magari è nella classifica dei primi due, tre miliardari del mondo a decidere chi parla e chi no. Questo non si può fare”, conclude.

Lucia Annunziata

Lucia Annunziata (foto Olycom)

Lucia Annunziata (foto Olycom)

La limitazione dell’account di ‘Libero’ da parte di Twitter “è un fatto gravissimo, sono preoccupatissima del controllo dall’alto di queste società che fanno questa operazione. C’è una guerra che stiamo combattendo, la pandemia, la crisi delle istituzioni, ed è come se ci fosse un grande esercito invisibile che sinora è stato nostro amico e che è nella tasca di ciascuno di noi, il telefonino con tutto quello che porta, che ora autonomamente in maniera autoritaria decide di entrare nella nostra tasca e cambiare il nostro destino”. Sono le parole di Lucia Annunziata che, in una lunga intervista con l’Adnkronos, spiega il suo pensiero sulle limitazioni che Twitter ha imposto all’account della testata diretta da Vittorio Feltri e, più in generale, sui ‘tagli’ che i social stanno operando in queste settimane.

“E’ il principio che io non condivido. E’ la politicizzazione della libertà di espressione, che si traduce nella libertà di stampa, che poi arriva anche su di noi -spiega l’Annunziata- Il risultato di questo controllo qual è? E’ la prova provata che noi abbiamo consegnato i nostri destini a istituzioni che consideriamo non dico benefiche, ma neutre, e che neutre si rivelano non essere affatto: questo è gravissimo. Io penso che tutte le azioni che incitano all’odio vadano censurate, ma loro hanno i soldi per mettere un esercito di persone a controllare puntualmente queste violazioni, e questo è un problema generale”.

“E’ una vicenda estremamente grave” che per la conduttrice di ‘Mezz’ora in più’ vale anche e soprattutto nella vicenda Trump. “Chi pensa di togliersi dai piedi Trump dall’America facendo un impeachment, togliendogli la voce dai social, o facendolo mandare a casa dai giudici ancora una volta è chi pensa che la politica possa essere risolta con armi diverse dalla politica -incalza la giornalista- Trump ha sollevato un problema sociale visibile, e invece di lavorare su quello noi diamo il permesso a queste società di togliergli la voce? No way. Anche perché la prossima volta rivince Trump… e tutti noi fuori”, aggiunge.

In sostanza, “avevamo un esercito invisibile nella nostra tasca, tanti amici che ci aiutavano a vivere nel nuovo mondo globale, bello, e improvvisamente abbiamo capito che quell’amico è un nemico. E risponde a un generale che si chiama Zuckerberg che improvvisamente fa quello che cazz… gli pare delle nostre cose”, affonda la Annunziata.

“E la politica? Il problema dei dittatori, cui aspira essere naturalmente Trump, è di sottrargli il consenso, non di chiudergli la bocca a lui e ai suoi”. C’è però “un lato buono in tutto questo, ed è che questo che ci ha permesso di focalizzare oggi quello che si sarebbe ripresentato troppo tardi, perché magari avevamo già concesso troppo a queste società”, osserva la giornalista. Che conclude con un’osservazione: “Sai quanto hanno dato alla campagna di Biden queste due grandi società? Mezzo miliardo di dollari. E io avrei votato Biden, e penso che Trump sia un rivoltoso. Ma per onestà intellettuale, bisogna dirlo”.

 

 

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