Thompson, ex ad NYT: i social sono soggetti privati e se bandiscono Trump non è censura né violazione costituzionale. Chiedono di fidarci di loro ma…

L’avere bandito Donald Trump dai social media che ha usato per galvanizzare gli assalitori del Campidoglio è “perfettamente sensato” ma non è la soluzione. “Un po’ come se, in un dibattito, qualcuno decidesse di staccare il cavo del microfono dell’avversario: quello non parlerebbe più, ma sarebbe una vittoria?”. E’ quanto afferma Mark Thompson, ex ad del New York Times, in un’intervista a La Repubblica

Mark Thompson (Photo Roberto Monaldo / LaPresse)

Riguardo poi a chi parla di censura per le misure adottate dai social media nei confronti di Trump, Thompson ricorda che ” il primo emendamento è un’ingiunzione al governo a rispettare la libertà di espressione. Non un obbligo rivolto a soggetti privati a pubblicare qualsiasi cosa. Quindi non sono né censura né violazioni costituzionali ma restano scelte che sollevano questioni importanti e preoccupanti”.

“Queste piattaforme hanno ormai dimensioni, e una centralità nel trasmettere informazioni, da non essere più considerate solo vicende private. – aggiunge l’ex amministratore delegato del quotidiano newyorkese – Molti sostengono che, senza di loro, Trump non potrà continuare a essere rilevante. E quindi: con quali criteri si bandisce? C’è trasparenza e possibilità di appello? Se i capi di queste aziende, la maggior parte dei quali conosco piuttosto bene ed escludo che siano animati da idee sinistre, chiedono di fidarci di loro rispondo che non vogliamo una società che dipenda troppo dalle buone intenzioni dei singoli. Vari principi basilari, tipo l’innocenza fino a prova contraria, ce lo ricordano».

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