“Solo canzoni” rilancia Giancarlo Leone, con 5 Festival di Sanremo alle spalle, per fare i conti con la mancanza di pubblico. E qui spiega perché

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: Amadeus e Raiuno sembrano sicuri di poter organizzare un festival di Sanremo secondo i canoni tradizionali. Ma il Ministro della cultura e spettacolo Dario Franceschini rimette tutto in discussione: “Il teatro Ariston è un teatro come gli altri e come ha chiarito il ministro Speranza, il pubblico pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno “, scrive in un tweet.
Psicodramma alla Rai con Amadeus, direttore artistico affiancato dal produttore Lucio Presta, che risponde via Instagram che “un Festival di Sanremo senza pubblico è come un circo senza animali” e che lui è pronto a lasciare la conduzione. Propongono che invece del pubblico si mettano dei figuranti. Poi visto che l’idea non sfonda fa marcia indietro: se la decisione sarà per Sanremo senza pubblico lui si adeguerà-.
Si accende la discussione su cosa fare del Festival.

Giancarlo Leone (Foto LaPresse)

Giancarlo Leone, presidente dei produttori televisivi (APA), ad di Q10 Media , veterano della Rai e di Sanremo con la responsabilità di ben cinque Festival di , dal 2012 al 2016 (Fabio Fazio con due edizioni e Carlo Conti con tre edizioni) come direttore di Rai e del Coordinamento Editoriale Rai, intervistato da ‘Repubblica’ dice che se la decisone toccasse a lui farebbe solo una “sfilata di canzoni” in sole tre ore. Un ridimensionamento drastico di tutto il baraccone sanremese, che sottintende una critica velata allo stile guascone di Amadeus e all’atteggiamento indifferente dei manager della Rai?

Amadeus ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, con la generosità che lo contraddistingue, e la RAI probabilmente non lo ha frenato nel voler ideare un “festival normale” in piena pandemia”, dice Leone. ” L’Azienda avrebbe potuto farsi sentire di più finora nelle scelte strategiche di fondo, come gli spetterebbe in quanto editore. Ora stiamo assistendo ad una sorta di inversione a U, necessaria ma complessa in termini di realizzazione e di comunicazione. Il passaggio da un “festival normale” ad un “festival emergenziale” porta inevitabilmente conseguenze in termini di percezione con l’ errata sensazione che la scelta di passare dal pubblico in sala ad una platea di soli figuranti retribuiti fosse un escamotage per salvare il festival a tutti i cost,i in barba alle restrizioni imposte allo spettacolo dal vivo a partire dai cinema e dai teatri. Si tratta invece più semplicemente di una tardiva presa d’atto che occorreva organizzarsi diversamente fin da subito. In questo contesto si inquadra anche la comprensibile presa di posizione del ministro Franceschini.

Claudio Fasulo, Amadeus, Stefano Coletta (Foto Lapresse)

Ma la sua proposta di limitare lo spettacolo alla sfilata di cantanti è a una provocazione?

No. Ho espresso la preferenza per un modello di Festival del tutto diverso date le circostanze. Il contest musicale può durare in tutto tre ore, non di più. Palcoscenico raddoppiato utilizzando quasi per intero la platea dell’Ariston con enormi possibilità di impatto visivo e di spettacolo. Niente pubblico, solo alcune decine di figuranti o addetti ai lavori. Dalle 21 alle 24 il meglio della canzone italiana avrebbe portato ad una riduzione dello share, rispetto alla durata fino alle 2 di notte, ma ad un incremento dell’ascolto medio, senza eccessivi danni per il GRP che interessa gli investitori pubblicitari. E con la possibilità per la maggior parte dei telespettatori di godersi per intero il festival.

Fiorello (foto Ansa)

Dicono che questo modello escluderebbe Fiorello

Non necessariamente. Fiorello è il più grande talento della televisione italiana. E’ in grado di affrontare qualsiasi prova dando sempre il massimo. Ma qualora l’assenza di pubblico vero fosse per lui un ostacolo insormontabile, Amadeus ha tutte le qualità per gestire anche da solo il Festival.

Quindi niente show ma solo canzoni?

Saper trasformare un vincolo in opportunità è stata una delle principali doti di una grande azienda come la RAI. In un anno eccezionale, per la gravità degli eventi, ci si può aspettare un Festival eccezionale.

E gli ospiti, i testimonial, i co-conduttori, i siparietti comici?

Per una volta solo canzoni. Il pubblico gradirebbe comunque, il ritmo delle serate sarebbe altissimo. Unica eccezione, ogni sera un significativo contributo di attori e attrici di teatro e di cinema per evocare il ritorno, che mi auguro imminente, dello spettacolo teatrale e cinematografico con la riapertura delle sale.

La Rai, però, la pensa diversamente.

Benissimo, ma questo non presuppone che non si possano esprimere idee o proposte. Io l’ho fatto. Sarebbe interessante che anche altri dicessero la loro. Ora si tratta di tifare perché il Festival si faccia, in piena sicurezza, al Teatro Ariston, con il progetto della direzione artistica rivisto dopo le discussioni tecniche con le autorità tecniche e scientifiche. Altri programmi televisivi sono realizzati in teatri e dunque l’Ariston può essere considerato, assumendo le dovute decisioni, uno studio televisivo che non aggiri i divieti esistenti.

E tutto il contorno, a partire dai giornalisti?

La sala stampa, anche ridotta, non è la risposta migliore. Per una volta, eccezionalmente, tutti on line. Questo permetterebbe il dibattito, la discussione, la critica, la cronaca. Un anno di pandemia ci ha insegnato che si possono gestire anche eventi come questi a distanza.

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