Glint, una società a fianco delle piccole e medie imprese per un ecommerce di successo

Partner di ecommerce. Così si definisce Glint, nata un anno fa da un’idea di Pietro Gerolimetto ed Enrico Tovaglierie adesso confluita in OneDay, incubatore di start up solitamente focalizzato sui più giovani, ma che in questo caso non pone limiti generazionali al business.

Che cos’è Glint? Il nome, racconta Pietro Gerolimetto, è stato scelto perché significa luccichio, bagliore e “ci piaceva il concetto di scintilla, che per noi è l’amore a prima vista verso un business partner, da trasformare poi in relazione duratura”.

Con definizione più concreta: Glint lavora nell’ecommerce e si propone come business partner di marchi che avvertono il bisogno di presidiare il mondo digitale ma o non lo hanno mai fatto nella loro vita oppure stanno nascendo in questo momento e se ne pongono la necessità.

Secondo un’indagine dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, il 55% delle imprese italiane non riconosce il digitale come fattore strategico per lo sviluppo del brand. Si tratta di un terreno di potenziale sviluppo enorme. E qui entra in gioco Glint, con il proposito di porsi a fianco delle Pmi come un “team member interno”, dice Gerolimetto. Che spiega:  “All’impresa proponiamo 10 moduli, che può attivare a seconda delle esigenze, dal disegno del sito alla parte di logistica e customer care”.

Obiettivo: diventare un ‘ecommerce manager’, che guadagnerà “sulla percentuale del venduto, così che i nostri interessi sono allineati a quelli del partner, se noi cresciamo cresce anche il marchio”. Per il momento i partner sono 16 e appartengono a settori diversi: moda (Gerolimetto in passato ha lavorato soprattutto in ambito fashion), design e arredo (aree più di competenza di Tovaglieri), sport. Sono tutti italiani, a parte un marchio australiano, Hannah Artwear. Il disegno è comunque allargarsi oltre i confini nazionali.

Ciò che li accomuna, secondo un identikit disegnato dai due soci, è “la marginalità del prodotto: non lavoriamo con negozi (avendo un passaggio in più nella catena dei valori, i margini si riducono) ma direttamente con produttori e importatori. Le nostre aziende di riferimento hanno una presenza sui canali tradizionali consolidata, con un marchio già noto e un business dai 10 ai 50 milioni: sono cioè abbastanza solide da poter investire sull’ecommerce senza mettersi a rischio”.

Con Tovaglieri e Gerolimetto (che si sono conosciuti nel 2012 lavorando insieme per una casa tedesca) il team è formato da una decina di persone con competenze diverse. C’è chi si occupa del branding, impegnato a capire che cosa si vuole comunicare, chi del disegno del sito, chi della customizzazione dei calendari, della newsletter, del customer service o del servizio logistico. Il tutto lavorando con la piattaforma canadese Shopify, che negli Stati Uniti va per la maggiore.

 

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