La Gran Bretagna ritira la licenza alla tv cinese Cgtn, Pechino protesta e accusa la Bbc di “pregiudizio ideologico”

La Gran Bretagna ha ritirato la licenza di trasmissione all’emittente televisiva statale cinese China Global Television Network, e Pechino minaccia di agire con analoga misura sulla Bbc. Le decisione dell’Ofcom di ritirare la licenza a Cgtn, la divisione internazionale di China Central Television, viene giustificata dall’autorità britannica con l’assenza di responsabilità editoriale dei contenuti trasmessi, che sarebbe, invece, in ultima analisi, del Partito Comunista Cinese. L’Ofcom, tramite un portavoce, ha poi precisato di avere dato “numerose opportunità” a Cgtn di soddisfare i requisiti per il rinnovo della licenza, ma senza esito.     

“Riteniamo ora appropriato ritirare la licenza a Cgtn per la trasmissione in Gran Bretagna”, ha concluso. La Cina ha espresso “ferma opposizione” alla decisione dell’authority per le comunicazioni della Gran Bretagna. Pechino, ha sottolineato il portavoce del Ministero degli Esteri Wang Wenbin, “sollecita la Gran Bretagna a interrompere immediatamente la manipolazione politica e correggere i propri errori e la Cina si riserva il diritto a una necessaria risposta per proteggere i diritti e gli interessi legittimi dei media cinesi”.

Cgtn tv

Cgtn ha replicato alle accuse sostenendo che il suo status non è diverso da quello di altre emittenti, tra cui ha citato la stessa Bbc, ma l’emittente britannica ha sottolineato la differenza tra essere entità statali e aziende pubbliche, indipendenti sul piano editoriale. Proprio la Bbc è nel mirino dei sospetti di Pechino e dei suoi media. Lo stesso ministero degli Esteri cinese ha sporto protesta contro l’emittente britannica, accusata di avere politicizzato la pandemia di Covid-19, in merito a un servizio del 29 gennaio scorso.

La Cina non ha mai mai fatto mistero di non gradire i servizi riguardanti le violazioni dei diritti umani nello Xinjiang trasmessi dall’emittente britannica, l’ultimo dei quali cita sistematici stupri, torture e abusi sessuali ai danni delle donne uigure nei centri di detenzione della regione autonoma cinese, dove si stima siano detenute oltre un milione di persone. “Sospetto fortemente che la Bbc sia istigata da agenzie di intelligence di Stati Uniti e Gran Bretagna”, ha commentato su Twitter il direttore dell’influente tabloid di Pechino Global Times, Hu Xijin – citando proprio i servizi sullo Xinjiang e su Hong Kong, che definisce “tutti falsi” – ed “è diventata un bastione della guerra dell’opinione pubblica occidentale contro la Cina”. 

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