La rivoluzione delle qualifiche per la Champions League 2024. Da 32 a 36 squadre ne gioverebbe anche la presenza in tv

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Uno dei settori economici che muove più denaro in Europa è il mondo del calcio, che in questi giorni sta cercando in ogni modo di rivoluzionare la veste della sua competizione più prestigiosa, la Champions League, a partire dal 2024.

Nell’analisi di TopScommesse  qui di seguito viene esaminata la nuova strategia che la UEFA intende applicare per rendere più avvincente e redditizia questa sfida tra le regine del calcio internazionale, auspicando addirittura di far approvare il suo progetto dal Consiglio direttivo già nel mese di aprile 2021.

Il trofeo della Champions League (Foto Ansa – EPA/SALVATORE DI NOLFI)

La struttura attuale della Champions League

Per i meno esperti, attualmente le squadre coinvolte nella competizione sono 32, divise in 8 gironi da 4 squadre ognuno, inserite tramite un sorteggio che si svolge solitamente intorno alla fine dell’estate, per poter iniziare a giocare a metà settembre con le prime partite.

Le contendenti sono divise in 4 fasce di merito: nella prima si trovano le vincitrici di ogni campionato nazionale maggiore, oltre quella della Champions dell’anno prima, e nelle altre le squadre divise in base a un ranking con parametri stabiliti secondo il posizionamento nelle coppe degli anni precedenti e le vittorie conseguite in tutte le competizioni esterne a quella del proprio campionato.

Si tendono a creare, in tal modo, dei gruppi di pari livello in cui, salvo sorprese, due squadre fanno da padrone contendendosi il primo posto, mentre le due più deboli si battono per il 3° posto, valido per una retrocessione all’Europa League.

Generalmente, in quarta fascia si trovano squadre davvero deboli che però, in rari casi, riescono a compiere vere e proprie imprese. Si tratta di casi molto isolati e generalmente la storia della prima fase risulta piuttosto prevedibile.

La prima squadra a classificarsi in ogni girone, secondo un sistema a sorteggio, incontrerà la seconda di un altro, proseguendo la competizione in partite andata e ritorno dagli ottavi fino alla finale, unica sfida disputata in modo secco in un campo neutro già prestabilito.

Il numero delle squadre partecipanti varia da paese a paese, in base all’importanza del campionato che vi si svolge. Le principali nazioni ad avere ben 4 squadre presenti – due ad accesso diretto e due che si giocano la qualificazione con le parigrado estere – sono l’Italia con la serie A, l’Inghilterra con la Premier League, la Spagna con la Liga e la Germania con la Bundesliga.

Questo è, a grandi linee, il funzionamento attuale, che occupa due giorni della settimana in date prestabilite, suddividendo i gironi in gruppi da 4, a distanza di sette giorni gli uni dagli altri.

La nuova veste della Champions League secondo la strategia UEFA

Da questa organizzazione ormai in vigore da molti anni, si desidera passare ad un sistema definibile di tipo svizzero, in voga in competizioni quali gli scacchi.

Le squadre passeranno da un numero di 32 a un numero di 36, dando luogo a un minimo di 10 partite a girone, 5 gare disputate in casa e 5 disputate in trasferta.

Esisterà un solo grande girone che comprenderà tutte le contendenti, che proseguiranno nella loro gara in base al posizionamento nella prima fase. Le prime 8 accederanno direttamente agli ottavi di finale, dalla posizione 9 alla posizione 24: secondo un tabellone di tipo tennistico, le squadre si affronteranno in una sfida all’ultimo sangue di playoff, mentre le ultime qualificate finirebbero in Europa League senza possibilità di appello.

Esistono, inoltre, due possibilità distinte per designare le contendenti, ancora frutto di acceso dibattito. Una prevede che, per le solite 32 squadre, il criterio di accesso alla Champions League dell’anno successivo dovrebbe rimanere il medesimo sopra descritto, mentre potrebbe valere il criterio del ranking storico per le ulteriori 4, tutelando così tutte quelle nobili che potrebbero incappare in un’annata non positiva e rimanere fuori dalla classificazione secondo i criteri standard, svalutando la competizione.

La seconda, invece, valuterebbe una media ponderata non solo della posizione conseguita in campionato nell’anno precedente, ma anche dei posizionamenti nelle precedenti competizioni europee a distanza di un numero prestabilito di tempo, inserendo nel discorso tutte e 36 le squadre.

I vantaggi della rivoluzione Champions

Il primo aspetto considerato, piuttosto intuitivo, è certamente quello dell’aumento esponenziale dei ricavi. Si passerebbe, infatti, da un numero di 125 partite attuali ad uno di 225 nel 2024, che porterebbero ad un guadagno molto più elevato.

Il discorso fa molta gola sia al sistema organizzativo – che vedrebbe moltiplicato il fatturato di questa già potentissima industria – sia ai singoli club, che punterebbero ad un montepremi finale di circa due miliardi di euro, da spalmare tra le varie competitor (anche se, chiaramente, non in modo equo, così come accade in tutto il sistema calcio).

Notizia che manderebbe in estasi anche i bookmakers di tutto il mondo come https://topscommesse.com/, che vedrebbero rivoluzionato e moltiplicato il sistema di scommesse settimanali.

Un altro elemento, forse uno dei più potenti del mondo del calcio, che ne gioverebbe notevolmente è la presenza in televisione. Si tratterebbe di spalmare la gara su tutta la settimana, acquisendo quasi 100 partite in più rispetto al sistema attuale. Ne deriverebbe, probabilmente, un aumento economico degli abbonamenti per gli utenti e degli abbonati attirati da un sistema così capillare, ma soprattutto un incremento incalcolabile in termini di pubblicità e sponsor.

Unico neo sollevato da alcuni campionati nazionali è la mancanza totale di date disponibili in caso di problemi sopraggiunti successivamente alla pianificazione del calendario e di partite da riprogrammare per eventi di forza maggiore, come spesso è accaduto nell’ultimo periodo.

Si pensi, ad esempio, alla Juve-Napoli che, causa Covid, non si è potuta disputare in autunno e già oggi non trova una giornata utile per poter essere recuperata.

Auspicando che la pandemia sia conclusa, capita di frequente di dover spostare una gara, soprattutto se si considera la grande mole di squadre e possibili combinazioni.

Tuttavia, nonostante queste deboli lamentele, nazioni come l’Italia hanno le mani legate in merito, perché necessitano dei ricavi della Champions League e non possono certo inimicarsi i maggiori vertici del sistema più importante del calcio europeo e mondiale.

Si è pensato, pertanto, di degradare ulteriormente la già bistrattata Coppa Italia, eliminando delle fasi e rendendo la semifinale, unica a doppia disputa, a gara unica.

I maggiori club europei, infatti, si sono tutti definiti a favore della nuova rivoluzione Champions, valutando gli aspetti elencati e ritenendo che così la competizione acquisterebbe prestigio, per la tutela concessa dai nuovi criteri ai grandi club europei, che vedrebbero sempre garantita la loro presenza.