Forza Italia presidia il dipartimento Informazione. Con il liberale Giuseppe Moles gran esperto della Difesa

Alla fine ha prevalso la mediazione. E la convergenza sul nome di Giuseppe Moles di Forza Italia per la casella dell’Editoria a Palazzo Chigi in sostituzione del compagno di partito Giorgio Mulè, ha sminato in extremis una situazione esplosiva nella complicata battaglia per i sottosegretari del governo Draghi, accontentando (o quantomeno acquietando) più o meno tutti. Forse, in una certa misura, proprio ad eccezione del diretto interessato, Moles, che non risulta avesse puntato in particolare a quella pur cruciale posizione.

 

Giorgio Mulè (Foto ANSA)

 

La canditura di Mule’, ex direttore di Panorama, portavoce dei gruppi Fi di Camera e Senato, aggressivo membro della commissione parlamentare di vigilanza Rai, in continua polemica con Pd e Cinquestelle, è stata proposta per il delicato ruolo di sottosegretario all’Editoria dal coordinatore nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani che si è occupato delle trattative sui sottosegretari di FI. E non a caso si è rivelata subito come uno dei temi che ieri in serata hanno surriscaldato il clima in seno al consiglio dei ministri, portando alla sospensione dell’incontro. A porre violentemente il veto sul nome di Mulè all’Editoria è stato soprattutto il Movimento 5 Stelle. Impossibile per i pentastellati tollerare l’emblema del berlusconismo nell’informazione su quella poltrona, dopo aver – dal loro punto di vista – dolorosamente accettato di sedere nella stessa maggioranza con il Cavaliere. Ma la candidatura di Mulè veniva mal digerita anche dal Pd, che si era visto sfilare nelle ultime battute la casella dell’Editoria, per cui l’uscente Andrea Martella, immolato sull’altare delle quote rosa, era considerato una quotatissima conferma fino alla vigilia del cdm.

 

Giuseppe Moles

 

L’ingarbugliata matassa ha trovato soluzione alla fine con una repentina inversione di caselle, spostando il divisivo Mulè alla Difesa e portando alla Presidenza del Consiglio Giorgio Moles. Forzista della prima ora, solido esponente della cultura liberale, esperto di affari internazionali, è stato a lungo stretto collaboratore di Antonio Martino, al ministero degli Esteri e della Difesa (qui svolse anche il ruolo di portavoce del ministro, vantando tra l’altro un passato anche da giornalista). Politico di lungo corso, è uomo che conosce molto bene le tecnicalita’ dei Palazzi e i rapporti con l’informazione e ricopre una casella considerata assolutamente centrale, insieme alla giustizia, dal leader Fi, Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere con la delega all’Editoria mette a segno un altro fondamentale tassello nella filiera dell’informazione e delle tlc, dove Fi vanta anche la presidenza della Vigilanza Rai e una strategica presenza al ministero dello Sviluppo economico, che si occupa di frequenze radiotelevisive, con Gilberto Pichetto Fratin, in qualità di viceministro. Il tutto in un momento cruciale, con importanti dossier da affrontare, a partire dalla riforma della RAI e della legge Gasparri, senza contare quello della rete unica, soprattutto alla luce delle aperture profilate con la sentenza della Corte europea di giustizia (sentenza Bollorè).

Il governo Draghi ha completato ieri sera la compagine dell’esecutivo nominando 39 sottosegretari (19 donne e 20 uomini), tra cui 6 viceministri. Sono 11 gli esponenti del Movimento 5 Stelle, 9 della Lega, 6 rispettivamente per Pd e Forza Italia, 2 di Italia viva, 1 rispettivamente per Leu, Centro democratico e +Europa.

Foltissimo, come mai accaduto prima, il gruppo dei sottosegretari alla Presidenza del consiglio, che conta 7 esponenti, tra cui figurano oltre a caselle tradizionali, come quella dei Rapporti con il Parlamento (con Deborah Bergamini, Fi, e Simona Malpezzi, Pd) Sicurezza della Repubblica (Franco Gabrielli tecnico), ed Editoria, anche i comparti ritenuti centrali dal governo Draghi per la sua specifica gestione, come Affari europei (Vincenzo Amendola, Pd), Innovazione tecnologica e digitale (Assuntela Messina del Pd), Coordinamento della politica economica (Bruno Tabacci, Centro democratico), Sud e coesione territoriale (Dalila Nesci, M5S). Tra le deleghe che dovrebbero rimanere in capo alla Presidenza del Consiglio c’è anche quella dello Sport, che per il momento però non è stata ancora assegnata.

Al neonato ministero della Transizione ecologica, che ha strappato allo Sviluppo economico le competenze in tema di energia, sono state nominate sottosegretarie Ilaria Fontana del M5S e Vannia Gava della Lega. Allo Sviluppo Economico, centrale tra l’altro per il delicatissimo comparto delle frequenze TV, arrivano Gilberto Pichetto Fratin veterano piemontese di Fi , Alessandra Todde M5S , e Anna Ascani del Pd. All’Economia resta come viceministro Laura Castelli del M5S, a cui si affiancano Claudio Durigon della Lega (a lungo in predicato per il Lavoro, ma qui osteggiato dal ministro Orlando del Pd), Maria Cecilia Guerra di Leu e Alessandra Sartore del Pd.

Per Infrastrutture e trasporti ci sono due viceministri, Teresa Bellanova (Iv) e Alessandro Morelli della Lega (fu direttore di Radio Padania) che lascia la Vigilanza Rai, insieme a Giancarlo Cancellieri (M5S).

Bergonzoni e Salvini

Ai Beni culturali, torna Lucia Borgonzoni della Lega, già sottosegretaria nello stesso dicastero con il primo governo Conte, e candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna nelle elezioni di gennaio 2020, che vanta un buon rapporto con il mondo dell’audiovisivo.

Al Lavoro affiancano Orlando la pentastellata Rossella Accoto e la leghista Tiziana Nisini.

 

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

Maccanico lascia Sky per guidare il progetto della nuova Cinecittà presieduta da Chiara Sbarigia

Maccanico lascia Sky per guidare il progetto della nuova Cinecittà presieduta da Chiara Sbarigia

<strong> Venerdì 16 e Sabato 17 aprile </strong> Pio e Amedeo battono Serena Rossi. De Filippi stacca Gioè (r)

Venerdì 16 e Sabato 17 aprile Pio e Amedeo battono Serena Rossi. De Filippi stacca Gioè (r)

“La pandemia non è un gioco della comunicazione con cui accaparrarsi i voti”, dice il ministro Patuanelli

“La pandemia non è un gioco della comunicazione con cui accaparrarsi i voti”, dice il ministro Patuanelli