Vetere (Uspi): nell’informazione norme arcaiche, servono nuovi strumenti contrattuali e approccio globale su libertà di stampa

Nuovi strumenti contrattuali più aderenti alla realtà dell’informazione di oggi, imperniata sempre di più sulla rete, e approccio globale, sovranazionale, al tema cruciale della tutela della libertà di stampa.

Il segretario generale Uspi Francesco Saverio Vetere

Attraverso un’autorità indipendente, “stile Bce”, con precise garanzie di indipendenza rispetto agli Stati e alla politica, oppure con la definizione di un sistema di valori unico cui adeguarsi con le legislazioni nazionali. E’ su questo doppio binario che bisogna procedere, e in tempi brevi, per sciogliere il mondo dell’informazione dalle pastoie in cui si dibatte, secondo il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, intervenuto ieri al convegno “Informazione, politica e social: tra diritti e responsabilità” che si è tenuto a Montecitorio, presenti tra gli altri il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, il senatore M5S Primo Di Nicola e l’onorevole Massimiliano Capitanio della Lega, rispettivamente vicepresidente e segretario della Vigilanza Rai.

“La nostra legislazione in tema di informazione non è più adeguata a regolare fenomeni così grandi e globalizzati come la rete, dove ci confrontiamo con player a livello mondiale che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e diffusione dell’informazione nel mondo – ha rimarcato Vetere -. Abbiamo strumenti arcaici, frutto di istituzioni arcaiche che si muovono con esasperante lentezza, e di mentalità arcaica. Bisogna cambiare prospettive. Da un lato non ha più senso affrontare il rapporto tra giornalisti ed editori con strumenti datati 1950, dove le figure protagoniste di oggi non hanno rappresentanza. Dall’altro la tutela della libertà di stampa deve invece passare da un approccio globale, europeo. E’ impossibile dare risposte parziali e frammentate tra Stati a questi fenomeni”.

“Quanto stiamo assistendo nel nostro Paese è una polverizzazione editoriale combinata con la velocità e l’impatto quantitativo di internet” incalza Verna, che sul tema degli OTT chiede “maggiore trasparenza, di dati e di accesso al funzionamento degli algoritmi”. E sul fronte interno pone la questione delle fake news, ricordando anche le incongruenze della normativa vigente in tema ordinistico alla realtà giornalistica, in particolare in campo sanzionatorio. Per poi concludere: “Giornalismo e comunicazione non possono confondersi con altri settori, servono norme ad hoc. Auspico l’apertura di un tavolo o una commissione in tal senso”. “Non dobbiamo mai tralasciare di ricordare ai non addetti che il punto centrale della questione è il diritto all’informazione dei cittadini, un diritto costituzionalmente tutelato” rimarca Di Nicola, che non esita ad affermare: “La situazione è drammatica, siamo in emergenza democratica”. E spiega: “Bisogna affrontare i temi delle commistioni dell’informazione con la politica e con l’economia, una presa mortale”. Per quanto riguarda dell’Ordine dei giornalisti, aggiunge, “è necessario sistemare gli assetti organizzativi in modo da rappresentare maggiormente tutte le categorie, ma anche governarle sotto il profilo deontologico”.

Massimiliano Capitanio ha rimarcato invece un altro punto debole del nostro sistema, indicando il confine “sempre più sottile esistente tra informazione e marketing” e la conseguente necessità di una più attenta e controllata gestione dei nuovi strumenti che regolano l’informazione su internet. “Non possiamo lasciare la professione giornalistica in mano ad un algoritmo”. Ancora, fondamentale affrontare il tema dell’educazione ai media, che deve rientrare nella formazione scolastica insieme all’utilizzo del web. Ulteriori temi, quelli dei corrispettivi ai giornali e della formazione professionale.

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