Con la pandemia il 51% degli italiani ha intensificato il rapporto con la propria banca online. Boston Consulting: Internet banking a +178% entro il 2027

Automazione dell’onboarding, intelligenza artificiale, sistemi voicebot e chatbot sostituiranno le filiali. A confermare il trend nel settore finanziario, uno studio di Boston Consulting Group, nel quale emerge che durante la pandemia il 51% degli italiani ha intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% ha aumentato l’uso del mobile. Uno specchio che riflette la digitalizzazione del settore bancario spinta dalla pandemia, che inevitabilmente ha modificato le abitudini e lo stile di vita dei consumatori, e in maniera pressoché irreversibile.

Come riporta Adnkronos, in Italia i clienti delle banche sono stati tra i più attivi su online e mobile banking: il 51% degli italiani ha intensificato il proprio rapporto con la banca di riferimento sul canale online, mentre il 54% ha aumentato l’uso del mobile. Un chiaro messaggio per il settore finanziario che, per rimanere competitivo e soddisfare le aspettative dei clienti, dovrà modificare e incrementare modelli digitali con lo scopo di offrire una customer experience smart, efficiente e intuitiva.

“Ancor prima dell’esplosione dell’internet banking – spiega Luca Musso, Cto di Primeur, multinazionale specializzata nella Data Integration – le banche hanno avuto la necessità operativa di gestire e integrare grandi quantitativi di dati, per esempio dalle filiali alle sedi centrali o anche verso istituti di controllo e governance come Banca d’Italia. Noi gestiamo e integriamo i dati di moltissime realtà bancarie italiane e internazionali fin dagli anni ’80, quando questa attività non era scontata, a conferma di come l’operatività bancaria si basi sui dati da ormai molto tempo. Oggi la differenza sta nella quantità ed eterogeneità di dati da gestire, negli standard di sicurezza ma soprattutto nell’impossibilità di prevedere tutte le necessità e gli sviluppi collegati al settore”.

Foto CC0 Creative Commons

“L’intera strategia di integrazione dati ora ha bisogno di una flessibilità estrema -osserva Musso-. Si sono infatti moltiplicate le applicazioni che hanno bisogno di “parlare” fra loro, scambiandosi dati con tempi certi e standard di sicurezza elevatissimi e sempre più se ne aggiungeranno. Il nostro ultimo software, Primeur Data One nasce proprio per questo ed è stato pensato e progettato come una piattaforma di integrazione dati ibrida capace di lavorare con i sistemi esistenti, mediando le transizioni di dati. Questo banalmente vuol dire che lasciamo libero il cliente da vincoli progettuali poco prevedibili”.

“Se hai bisogno di integrare una nuova applicazione, Primeur Data One se ne occuperà senza modificare nessuna applicazione, né intermedia, né finale. Domani le necessità cambiano e hai bisogno di gestire anagrafi differenti ma coordinate? Primeur Data One entra in gioco come un mediatore. È totale libertà di evoluzione del sistema informatico e gestionale. Il cliente finale non si deve accorgere di nulla, ma la differenza di servizio passa da queste integrazioni”, conclude Musso.

Secondo Federico Rajola, direttore del Cetif, Centro di Ricerca su Tecnologie, Innovazioni e Servizi Finanziari, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, “nel contesto attuale, gran parte delle istituzioni finanziarie stanno sostenendo l’evoluzione verso il digitale, con Customer Journey ibride che privilegiano l’operatività digitale rispetto a quella fisica e quindi con prodotti e servizi on-demand e real time”. “Gli Analytics e l’Intelligenza Artificiale diventano così strumenti fondamentali, garantendo una sicurezza by design nella relazione con il cliente. La remotizzazione della distribuzione e della consulenza a privati e imprese – conclude – anche in prospettiva sarà un asset strategico e si concretizzerà nel cosiddetto modello a tre parti: cliente-gestore-specialista”.

Blockchain, intelligenza artificiale, sistemi voicebot e chatbot, sono gli strumenti che le banche hanno intenzione di adottare per migliorare la user experience dei propri clienti. Il riconoscimento vocale biometrico, necessario per verificare le identità dei clienti nelle attività telefoniche, mira a ridurre le frodi e a semplificare il processo bancario telefonico. L’Intelligenza Artificiale, invece, comprende l’introduzione di sistemi, piattaforme o algoritmi specifici di machine learning o deep learning.

Tra i vantaggi che si nascondono dietro l’adozione di nuove tecnologie nel settore bancario, oltre all’approccio ancora più personalizzato a disposizione del cliente, c’è la possibilità di preservare gli investimenti grazie all’immediata integrazione con la tecnologia omnicanale e di generare sempre più fiducia nel brand che si rinnova. Una trasformazione digitale quasi necessaria se si pensa che, secondo uno studio condotto da Chase, il 99% della Generazione Z e il 98% dei millennial si affidano completamente alle app di mobile banking per svolgere qualsiasi azione finanziaria.

Come reagiranno, invece, le altre generazioni alle trasformazioni nel settore dell’internet banking? “Innanzitutto bisogna fare delle distinzioni fra il mercato e i contenuti dell’offerta di banking – spiega Anna Omarini, docente in fintech for banking and financial transformation all’Università Bocconi di Milano-. Il mercato potrebbe polarizzarsi, ovvero da un lato gli utilizzatori ‘seriali’ di banking a distanza troveranno nel web, nello smartphone e in altri nuovi player il modo più efficace, efficiente ed engaging per svolgere le proprie attività bancarie e finanziarie, mentre dall’altro lato, ci sarà ancora una parte di mercato meno dipendente dal digitale che continuerà a recarsi in filiale o in un altro punto di contatto fisico, nonostante la situazione attuale ci mostri comunque la necessità di adeguarsi a maggiori interazioni a distanza”.

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