Expo 2020, a Dubai un’Italia da Oscar filmata da Gabriele Salvatores

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“La bellezza che unisce le persone”. È questo il filo conduttore – affidato alla regia di Gabriele Salvatores –  con cui l’Italia si prepara a Expo 2020, che debutterà il 1° ottobre a Dubai e che è stato presentato oggi nella sede romana della Stampa estera.

L’esibizione universale, che doveva svolgersi l’anno passato ma causa pandemia è slittata al prossimo autunno, per l’Italia avrà – spiega il commissario generale per Expo Paolo Glisenti – un impatto economico di 1,5 miliardi di euro l’anno per il prossimo quinquennio: un calcolo che tiene conto dell’attrazione di investimenti dall’estero, e in particolare da Paesi come quelli arabi, del Golfo, del Medio Oriente. In particolare, calcola sempre Glisenti, 500 milioni l’anno sono il ritorno ipotizzato per Pmi e start up, di settori come l’agroalimentare o l’intelligenza artificiale.

Alta anche l’attesa per i numeri ‘umani’. Se per ottobre non si può ancora ipotizzare la partecipazione dal vivo, con i 25 milioni di visitatori in sei mesi su cui si basavano le previsioni pre-pandemia, adesso però ci si aspetta una partecipazione ancora più alta. Grazie anche a una piattaforma che permetterà non solo di seguire online gli eventi ma di interagire con l’Expo, diventare parte attiva.

Paolo Glisenti

A Gabriele Salvatores intanto il compito artistico. Sarà il regista premio Oscar a realizzare le immagini che scorreranno nei due spazi del Padiglione Italia.

Se il tema è la “Connessione delle menti”, che – afferma Glisenti – “sarà centrale nel mondo post Covid”, Salvatores allora punta sulla grandezza dell’uomo, su un umanesimo sempre più centrale nei suoi film. E si concentra sulle tante donne e uomini che compongono un’Italia diversa da regione a regione.

Le Regioni  sono infatti centrali nella partecipazione italiana a Dubai 2020. La maggior parte ha già deciso di esserci, o sta finalizzando gli accordi, anche se all’appello mancano alcune importanti: in primis la Lombardia.

Salvatores, che sul documentario si è cimentato diverse volte in passato (la più recente filmando gli italiani in lockdown con ‘Fuori era primavera’), girerà così una dozzina di minuti in bianco e nero, con la cinepresa attaccata alle mani e agli occhi delle persone, a mostrare la bellezza del lavoro, del fare, che può essere “quello della signora che prepara i tajarin o di scienziata impegnata in una professione di alta tecnologia”. A questo, seguiranno altri filmati più brevi con focus sulle diverse regioni, e tutto questo sarà proiettato su mega schermo in una sala del Padiglione Italia.Mentre in una seconda sala, 8 schermi come finestre si apriranno su immagini di un’Italia ripresa con droni e cinepresa a 360 gradi, dove protagonisti saranno i paesaggi.

Quanto al  Padiglione Italia – racconta il direttore Davide Rampello – sarà una struttura circolare con muri a secco e tessiture di pietre, che ricordano la nostra cultura agraria, interni in legno, materiali interamente sostenibili e a zero inquinamento, dove la climatizzazione sarà affidata alle alghe (per il momento non è dato sapere come) e l’acqua sarà purificata da alcune piante.