L’orizzonte della Transizione Digitale? Dal 2020 al 2030. Il ministro Colao: Non possiamo permetterci anni di ritardo sulla banda ultralarga

“Non possiamo permetterci anni di ritardo sulla banda ultralarga”. A scandirlo è stato il ministro dell’Innovazione tecnologica e Transizione Digitale, Vittorio Colao, nel suo primo intervento pubblico alla conferenza di Asvis in cui ha delineato il percorso di lavoro nel Governo di Mario Draghi.

L’orizzonte della Transizione Digitale va “dal 2020 al 2030” per il neo ministro Colao che ha anche sottolineato “alcune priorità per la transizione digitale”. “È molto importante -ha detto- fare rientrare le priorità nell’ambito di una visione” temporale.

“Abbiamo un Pnrr pieno di iniziative, è stato fatto un comitato e c’è ampio materiale su cui lavorare: indicherei 5 priorità” e “primo le reti a banda larga e l’accesso” e “noi non andiamo bene come Paese, stiamo lasciando indietro parti del Paese”.

E ancora: “Con questa pandemia -ha continuato Colao- abbiamo tutti imparato a lavorare online ma c’è il rischio che questo allarghi alcune distanze invece che chiuderle: quando si dice che in alcune aree del Paese ci sono il 90% di scuole connesse e in altre 60% può sembrare una piccola differenza ma invece vuol dire che in alcune aree escludiamo uno studente su 4 e in altre 1 su 10, è quattro volte di più, è inaccettabile, crea uno svantaggio di vita terribile”.

Vittorio Colao (Foto Ansa – EPA/WILL OLIVER)

Colao ha riferito che “c’è una ricerca che dice che il differenziale dell’apprendimento è molto visibile dopo 8-12 settimane” quando gli studenti non riescono a connettersi per la Dad. “Stesso discorso -ha proseguito il ministro- sulla sanità: ci sono zone dove abbiamo eccellenze sanitarie con servizi digitali, altre zone dove non si riesce”. “Stiamo rivedendo i piani, forse dobbiamo spendere di più ma soprattutto bisogna fare, bisogna realizzare, non ci possiamo più permettere di perdere studenti” o altro” ha sottolineato Colao.

La seconda priorità del neo ministro dell’Innovazione tecnologica e della Transizione Digitale, Vittorio Colao, è “la Pa ed il suo rapporto con i cittadini”. Colao ha sottolineato “la necessità dell’unificazione delle piattaforme, rendere la Pa un vero alleato nel rilancio del Paese per tutti e tutte i residenti del Paese”.

“Nella nostra vita privata siamo abituati ad essere trattati benissimo dagli operatori privati che ci fanno accedere a servizi, non è possibile che la Pubblica Amministrazione e lo Stato che dovrebbero essere il migliore amico dei cittadini invece non ci dia questo” ha segnalato.

“Vedo 4 aree importanti” a cominciare dal “passaggio al Cloud, che è in tutti i Paesi europei la priorità per tutte le Pa e qualcuno é già più avanti di noi” ha osservato il ministro sottolineando che il Cloud é anche “più sicuro, vedo anche il problema della cybersecurity”.

Tra le priorità “bisogna avere la determinazione di dotare lo Stato di infrastrutture moderne che permettano una grande sicurezza ma anche una grande facilità di accesso” e una priorità è anche “il coordinamento di tutta quella che è la certificazione digitale”.

E poi: “Bisogna avere -ha detto ancora Colao- una grande determinazione di dotare lo Stato di infrastrutture moderne, grande sicurezza e coordinamento di tutta la certificazione digitale. Non possiamo continuare a chiedere continuamente di ridentificarci, di certificarci”.

“Ci sono buoni elementi, sono state fatte -ha scandito Colao- delle ottime cose: la Carta di identità elettronica, Spid, Pago Pa. Non partiamo da zero, abbiamo delle buone basi ma non possiamo permetterci che queste basi riguardino il 20-30% degli italiani, dobbiamo permettere che questo diventi una norma”.

“Il Paese deve investire di più in competenze tecnologiche, in materie Stem. E gli Istituti tecnici stanno diventando il pilastro, ci vuole più sostegno ai dottorati e alla ricerca alta”. A rilevarlo è stato il ministro dell’Innovazione tecnologica e Transizione Digitale, Vittorio Colao, che, nel suo primo intervento pubblico alla conferenza di Asvis, ha sottolineato: “non ci sarà una vera Transizione digitale, e probabilmente anche quella ecologica, se non leghiamo tutto alla questione giovanile”.

“Non avremo un vero sviluppo se non riusciamo a investire per i giovani. Si investe in tecnologia – ha detto ancora Colao – perché vogliamo che nel 2030 le opportunità, l’inclusione e anche la qualità di vita in tutti gli aspetti, sia quella che la tecnologia permette se introdotta in maniera inclusiva e con obiettivo di pienezza della cittadinanza e della vita”.

“Io sono chiamato ministro tecnico, in tutta la mia vita ho avuto come riferimento il mercato, gli azionisti, ora il mio riferimento – se fai il ministro della Transizione digitale – non possono che essere i giovani. Il mio datore di lavoro, al di là del presidente Draghi, è la generazione che al 2030 dovrà vedere i benefici delle cose che noi facciamo” ha affermato Colao.

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