Decreto Coni. Lega e M5S fanno muro. Fiducia a Senato, voto nel pomeriggio

Il muro innalzato da Lega e Movimento 5 Stelle contro ogni modifica al decreto Coni ha centrato l’obiettivo. Dopo una giornata, ieri, trascorsa alla ricerca di una sintesi in extremis tra le forze di maggioranza che non si è riusciti a trovare, questa mattina nell’aula del Senato è iniziato l’esame del provvedimento, su cui è stata posta la fiducia da parte dell’esecutivo, la seconda del governo Draghi.

Il voto è previsto nel pomeriggio. I tempi per la conversione del provvedimento sono stretti, visto che la sua scadenza cade a fine mese e il decreto deve ancora passare l’esame della Camera. Ad avvio di seduta il senatore Nencini (Iv-Psi) ha formalizzato che la commissione non ha concluso positivamente il suo esame, e quindi il testo giunto in assemblea è quello base, presentato dal governo Conte II alla fine del mese di gennaio, appena in tempo per consentire al Cio di dare il via libera alla partecipazione della bandiera italiana alle prossime Olimpiadi. Un decreto sostanzialmente targato Giorgetti-Spadafora, che interviene “chirurgicamente” sulla riforma dello sport varata dal governo giallo-verde Conte I e che il successivo ministro M5S Vincenzo Spadafora ha mantenuto nella sua struttura. Una modifica indispensabile per la partecipazione alle Olimpiadi, alla luce delle richieste del Cio, ma che nè il Carroccio nè i pentastellati intendono allentare ulteriormente, dopo il riconoscimento del Coni come ente pubblico indipendente e la ricostituzione della sua struttura che Giorgetti e Spadafora avevano trasferito a Sport e salute. Per il presidente del Coni, Giovanni Malagò indubbiamente una grande successo, dopo una lunga stagione di estenuanti bracci di ferro e polemiche anche furiose con i passati esecutivi, che però una serie di proposte di modifica presentate al Senato intendeva consolidare ulteriormente. A fronte dei 165 addetti riconosciuti dal decreto, che di fatto ripristinavano il pregresso, alcuni emendamenti di Italia viva volevano portarli a 240, allargando significativamente anche le attribuzioni di impianti e proprietà immobiliari rispetto a quanto previsto dal decreto.

“Si poteva fare un lavoro politico. Ci potevano essere le condizioni per modifiche al decreto, trovare un punto di sintesi tra le forze di maggioranza. Ma non ci sono state le condizioni, è mancata l’interlocuzione da parte del governo” ha ammesso alla fine il relatore, Francesco Verducci del Pd. A mancare all’appello la figura del sottosegretario delegato allo Sport, che il presidente Draghi non ha al momento attribuito nel suo governo. “La sua mancanza non ha aiutato la mediazione” lamentava ieri la senatrice Iv, Daniela Sbrollini. “Manca un delegato allo sport, ci domandiamo come mai – aveva incalzato il senatore dem Andrea Marcucci – ci auguriamo venga individuato. In questi passaggi avrebbe aiutato nel confronto”.

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