#Vaccinoaigiornalisti. Infiammano le polemiche sull’inserimento dei giornalisti tra le categorie prioritarie per la campagna vaccinale

Fa discutere sui social la scelta di diverse regioni di inserire alcune categorie professionali, come gli avvocati, tra quelle prioritarie nelle campagne vaccinali. A generare critiche è, però, in particolare la possibile inclusione dei giornalisti, tanto che l’hashtag #vaccinoaigiornalisti è da stamane tra i trend di Twitter.

Come scrive Michele Cassano su Ansa, ad annunciare l’inserimento dei giornalisti, come servizio pubblico essenziale, nella fase due della vaccinazione erano state nei giorni scorsi la Sicilia e la Campania. Alcune settimane fa il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna, aveva posto il problema “del servizio essenziale che non senza rischi i giornalisti svolgono, nelle diverse espressioni della professione, da chi intervista o cerca notizie, ai fotografi e ai videomaker”, precisando di aver atteso “con molta discrezione, nonostante le sollecitazioni da alcuni territori, le valutazioni sulle priorità nelle vaccinazioni, ritenendo che non si potesse parlare di noi se non dopo aver concluso la fase riguardante i medici e la tutela del sistema scolastico”. 

Carlo Verna

Ora queste prese di posizione hanno creato indignazione sul social network, alla luce del fatto che i fragili e categorie ritenute più esposte non sono state ancora vaccinate, riportando in auge le accuse di appartenere ad una casta nei confronti dei giornalisti, finiti anche, in alcuni casi, nel mirino per l’informazione fornita in occasione delle ultime vicende legate al vaccino Astrazeneca.

Sono diversi i giornalisti che hanno scritto di non condividere la scelta di inserire i giornalisti tra le categorie prioritarie. Tra i più ripresi il post del direttore del TgLa7, Enrico Mentana. “Mi vergogno mentre leggo che c’è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale – ha scritto su Facebook -. Ancora gran parte degli anziani deve ricevere la prima dose, il presidente della Repubblica ha atteso il suo turno settanta giorni, e noi dovremmo accodarci alla congrega dei salta file che raccontiamo e denunciamo ogni giorno? Un  po’ di coerenza, un po’ di dignità. O altrimenti chiediamo scusa a Schettino”.

Mi vergogno mentre leggo che c’è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale….

Pubblicato da Enrico Mentana su Giovedì 11 marzo 2021

 

A far discutere anche il botta e risposta tra la giornalista de Il Fatto Quotidiano, Selvaggia Lucarelli, e la collega di Focus, Margherita Fronte. “Non chiedo il vaccino, però questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace – ha scritto la prima -. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari”. “È una richiesta inappropriata, tranne che per chi fa cronaca dai reparti di intensiva – ha replicato la seconda -. Le badanti dovrebbero venire prima di noi. Anche chi guida i mezzi pubblici, i cassieri, i tassisti e tanti altri. Il vaccino non è la medaglietta per il lavoro svolto. Serve ad altro”.

La replica di Verna (e attacco a Mentana) – “Io mi chiedo, nel momento in cui il decisore fa una scelta per categorie, se non debba valutare che nella nostra categoria ci sono soggetti che rischiano più degli altri. Se io stessi zitto, non sarei un buon padre di famiglia, essendo il rappresentante della categoria. Poi non pretendo nulla, dico semplicemente: si fa per fasce di età e per patologia? Benissimo, ma allora dopo i medici, fermi tutti, si vada avanti con questo meccanismo, altrimenti, se si va avanti diversamente, allora mi permetto di rappresentare doverosamente, perché ho il diritto e il dovere di farlo, le situazioni che anche iconograficamente sono molto chiare. Basta osservare le foto nei giorni della crisi di Governo, ma basta anche pensare ai giornalisti assembrati in 15 o 20 davanti a un procuratore che fa la dichiarazione su un omicidio”. Lo dice all’AdnKronos Carlo Verna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dopo le polemiche innescate sui social a proposito della possibilità che anche i giornalisti siano da considerare una categoria a rischio e dunque da vaccinare.

“Noi siamo tanti iscritti – spiega Verna -, quindi ci sono situazioni e situazioni. Non a caso nella lettera che scrissi al ministro Speranza facevo riferimento a una collaborazione con gli editori per individuare le situazioni più a rischio. Non voglio neanche una dose in più di quanto sia necessario per prevenire un rischio maggiore di altri, e però mi chiedo, visto che tanti colleghi che sono stati nelle ‘zone rosse’ si sono ammalati di Covid, se non è diverso dal trovarsi in uno studio televisivo rispetto a un giovane giornalista, magari pagato pochi euro a pezzo, che viene spedito, che so, dal Presidente della Camera o da un ministro, e si trova in mezzo a una certa quantità di persone assembrate. E visto che, al contrario, altre categorie possono scegliere cosa fare e come farlo, il problema mi pare reale, basta vedere le foto degli assembramenti anche quando Conte fece il discorso della scrivania davanti a Palazzo Chigi”.

Il problema, dunque, evidenzia Verna, “a mio avviso c’è, dopodiché la risposta non la devo dare io, che non sono un decisore. Io avrei fatto i medici e poi, visto che le scuole le hanno chiuse, tutti gli altri per patologia e per età. Poiché però così non è stato, io non posso non iscrivere i miei colleghi, che sono in genere i soggetti più deboli, e non sono Mentana a cui l’ospite va nel salotto, non gli deve andare a mettere il microfono all’uscita da una stanza. Ed è questa la cosa che mi fa un po’ arrabbiare, inquietare, quando si fa l’anima bella da salotto televisivo, diversamente da quei colleghi che sono mandati allo sbaraglio e che non si possono nemmeno rifiutare. Ma questo, ripeto, non sono valutazioni che devo fare io, io devo solo rappresentarle a schiena dritta e a testa alta, poi il governo deciderà di fare.

Mentana risponde – “Annebbiato forse dalla paura, mi deve aver scambiato per un’altra figura professionale. Sono a capo di una redazione impegnata a ogni ora di ogni giorno. Ho quotidianamente la responsabilità del lavoro in esterna, sul campo, di decine di giornalisti e delle troupe con cui svolgono il loro servizio. Posso quindi con piena coscienza e cognizione di causa ribadire che mi vergognerei di ogni giornalista che pensasse di passare avanti agli ultrasettantenni, alle persone fragili, e a tante categorie più esposte, dagli operatori della nettezza urbana a quelli dei supermercati, che però non hanno il megafono di ordini professionali”. Lo ha detto all’ANSA il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, replicando al presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna.

“L’unica cosa opportuna è seguire la lezione di sobrietà che ha impartito a tutti il presidente Mattarella”. Lo dice all’AdnKronos il segretario generale della Federazione nazionale della stampa Italiana, Raffaele Lorusso, a proposito delle polemiche innescate sui social intorno alla possibilità che anche i giornalisti siano da considerare una categoria a rischio e dunque da vaccinare. “Non tocca sicuramente a noi valutare quali siano i fattori di rischio e chi è più a rischio di altri, perché non ne abbiamo la competenza – aggiunge Lorusso -, in una situazione che ci vede sicuramente tutti esposti, chi più chi meno, io ritengo ci si debba ispirare tutti al grandissimo esempio di sobrietà di Mattarella. E’ stata una lezione di educazione civica quella del presidente. Io mi rimetto a quella”.

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