Osservatorio adolescenza, allarme adescamento sui social: bambini non in grado di riconoscere i pericoli, 2 su 10 danno l’amicizia a sconosciuti

Si fa ancora troppo poco per contrastare il grooming (adescamento di un minore in Internet) perché si sottovaluta il problema. Più di 2 bambini su 10 danno l’amicizia nelle piattaforme online che frequentano a persone che non conoscono e quasi il 20% di loro interagisce con utenti sconosciuti, risponde ai loro commenti e ai loro messaggi. Inoltre, il 36% dei bambini, soprattutto i maschi, giocano in rete con utenti che non conoscono e interagiscono direttamente con loro. È difficile accorgersi che un figlio è stato adescato perché chi lo fa è abile e preparato, si nascondono dietro profili costruiti appositamente per non destare nessun sospetto, sono spesso mascherati da coetanei in grado di parlare il loro linguaggio, di giocare bene ai videogiochi e di interagire con loro.

È l’allarme lanciato dall’Osservatorio nazionale adolescenza (ONA), che – come riporta Agi – ha condotto una ricerca sul diffondersi dell’accesso ai social da parte dei minori. E i dati parlano di quasi 3 bambini su 10, tra i 9 e i 10 anni di età, hanno un profilo su TikTok; 1 su 10 della stessa età lo ha su Instagram e 1 su 10 ha un suo canale YouTube. Il 96% dei bambini guarda video su YouTube e il 43% su TikTok. Più di 2 bambini su 10 danno l’amicizia a persone che non conoscono e quasi il 20% di loro interagisce con utenti sconosciuti. Bambini dunque sempre più iperconnessi e interconnessi.

Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza

C’è un’eccessiva precocizzazione dell’utilizzo quotidiano della tecnologia fin dalla prima infanzia. Il 74% dei bambini utilizza sistematicamente la chat di WhatsApp, non solo per interagire con i familiari, ma anche con gli amici; il 22% usa anche le chat di Instagram e di TikTok e il 40% quelle dei videogiochi. Oltre 6 bambini su 10 hanno già uno smartphone personale a partire dai 9 anni e il restante 40% utilizza sistematicamente quello del genitore, anche senza un controllo appropriato. Il fatto che usino il telefono di un genitore non significa che siano protetti. A parere del’ONA, con il tempo si sta abbassando di molto l’età di utilizzo, l’accesso ai servizi della rete e l’apertura del primo profilo social, esponendo i bambini a un pericolo sempre maggiore di incorrere in persone che sfruttano la rete per adescare i minori per scopi personali. La pandemia, inoltre, ha incrementato le ore di utilizzo della tecnologia per via della didattica a distanza e delle relazioni tra pari e affettive veicolate da smartphone, tablet, pc e PlayStation. Questa condizione ha fatto incrementare i numeri dell’adescamento online soprattutto dei bambini, anche molto piccoli. Gli adescatori via social – mette in guardia l’ONA – usano tutti i canali possibili, studiano le loro abitudini e le loro aree di interesse. Possono interagire nei commenti anche sotto dei video generici, oppure sfruttare i videogiochi, i vari blog e profili social per poi cercare di spostare le conversazioni nelle chat private. A volte conquistano la loro fiducia interagendo con loro anche per mesi, fino a quando non sono in grado di manipolarli mentalmente e indurli a soddisfare le loro richieste. Il bambino generalmente si vergogna o ha paura di raccontare quello che gli è accaduto e non si apre con gli adulti.

 

“Io credo che non ci si renda conto dell’esposizione e del rischio potenziale che corrono quotidianamente i bambini in rete – sottolinea Maura Manca, presidente dell’Osservatorio nazionale adolescenza – Sono numeri preoccupanti, sono troppo alti per la loro età. Purtroppo tanti genitori e insegnanti si fanno ingannare dalla dimestichezza con la quale i bambini utilizzano gli strumenti tecnologici. Il fatto che sappiano usare uno smartphone e tutte le sue applicazioni, non significa che abbiano la consapevolezza di ciò che fanno e che siano pronti per un corretto utilizzo. Non sono in grado di riconoscere i pericoli della rete e di identificare quando qualcuno sta cercando di entrare nella loro cerchia di fiducia per adescarli”. Il vero problema di oggi, e soprattutto di domani, “non è la dipendenza dalla tecnologia – aggiunge Manca – ma l’adescamento online che è già in notevole crescita. Un figlio in rete non è immune ai pericoli. Per  essere immune deve essere in grado di pensare in maniera critica e deve essere abituato dal genitore a farlo quotidianamente attraverso una costante e continua educazione digitale efficace. Per contrastare il grooming si deve insegnare ai bambini a non interagire mai con utenti sconosciuti, a non dare informazioni personali a nessuno, anche all’utente che sembra più amichevole e più in sintonia con loro”.

Per queste ragioni è stato realizzato “Tanto non ci casco. Caccia a chi ti inganna in rete”, progetto rivolto ai bambini di 9 e 10 anni, ai loro genitori, nonni e insegnanti. Un progetto interattivo che ha raggruppato 12 scuole su tutto il territorio nazionale, 86 classi per un totale di 1576 bambini e finanziato da Google.org all’Osservatorio nazionale adolescenza. Sono stati coinvolti i bambini in prima persona attraverso un gioco online suddiviso in quattro sezioni: giochi online, chat, selfie, compiti e ricerche online.

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