Sostenibilità. I ragazzi di Fridays for Future stanno per tornare

“I politici stanno scrivendo il Recovery Fund pensando agli anni Venti, ma del Novecento!. I fondi del Next Generation Eu devono essere investiti in politiche per azzerare le emissioni di gas serra, la causa della crisi climatica. Le vuote promesse sulla riduzione delle emissioni non servono a nulla, se non sono seguite da azioni immediate”. La pandemia non li ha fermati. Anzi. Si sono ristrutturati, si sono sentiti “più uniti”, hanno passato “più tempo sulle chat e in chiamate online”. I ragazzi di Fridays For Future Italia sono pronti a tornare, a “continuare imperterriti” la loro battaglia. A partire dal 19 marzo prossimo, in occasione del settimo Sciopero Globale del Clima, quando scenderanno in piazza, in maniera simbolica e nel pieno rispetto delle norme di distanziamento “fisico, non sociale”, per riportare l’attenzione “a tutti i costi sui nostri temi fondamentali”, nonostante “il probabile picco pandemico e l’imminente lockdown”. Insomma, nel momento in cui è più difficile farlo.

Lo slogan della giornata sarà #bastafalsepromesse. Studenti, supporter e attivisti del movimento ambientalista tappezzeranno molte città d’Italia con cartelli da manifestazione, in rappresentanza delle persone. Una soluzione presa a modello dai colleghi tedeschi, per ovviare al problema pandemico. “Inoltre per molte città gli eventi avranno luogo nel pomeriggio, per venire incontro a studenti e lavoratori nelle numerose difficoltà che già affrontano in questo periodo e facilitare la partecipazione. Cerchiamo, insomma, di rendere la nostra lotta il più inclusiva possibile per aggregare qualsiasi soggettività ai contenuti che proporremo in piazza. Il nostro modello, da due anni a questa parte”.

Quanto ha inciso la pandemia sui giovani di Fridays For Future Italia? “A un anno circa dall’ini

zio possiamo dire che tutti i movimenti basati sulla partecipazione dal basso, che da sempre si autoalimentano dall’incontrarsi fisicamente, sono stati colpiti dall’impossibilità di eventi in presenza”, raccontano Sara, Marzio e Akira, esponenti romani del movimento, a Primaonline. Di campagne, in questi mesi, ce ne sono state tante: Ritorno al futuro, NO CCS, PAC, Non Fossilizziamoci. Si sono avute, però, varie fasi, anche cicliche e altalenanti: “Proposte di nuove formule di azione, soprattutto digitali, scoperta di nuovi strumenti, grande fermento per gli appuntamenti internazionali, riduzione degli attivi e ritorno di fervore intorno a una campagna”.

“Siamo molto liquidi – continuano – ma ci sono molte persone nuove, con nuove energie”. La stessa dinamica si è verificata a livello nazionale, dove si sono alternate assemblee intere rinsavite, altre rinforzate, alcune scomparse. “Paradossalmente, la pandemia ci ha unito molto e ci ha fatto trascorrere molto tempo sulle chat e in chiamate online: ci giostriamo fra studio, impegni privati e attivismo. Non sempre si ha la carica giusta ma continuiamo e ci ricarichiamo col gruppo”.

Quello che non è cambiata è la struttura interna del movimento. “La struttura di FFF è rimasta orizzontale – spiega Sara – avendo la sua forza nei gruppi locali, la base costituita dai gruppi comunali che trovano la possibilità di collaborare in gruppi di lavoro nazionali e internazionali su temi specifici”. Insomma, “non abbiamo leader e neanche li vogliamo. “La struttura interna trova nel decentramento e nella partecipazione le sue chiavi di volta – continuano –. Le caratteristiche delle soluzioni che proponiamo per il modello di sviluppo, determinano l’inadeguatezza e l’inutilità della centralizzazione di un potere carismatico nel leader”.


I giovani di FFF si sentono poco rappresentanti, raccontati male, etichettati? Il rapporto con le istituzioni, di certo, rimane ai minimi termini. Senza distinzione di città, latitudine, regione. “Non abbiamo mai avuto la possibilità di monitorare costantemente le decisioni politiche in ambito ecologico a causa della mancanza di trasparenza nei processi, ma solo di interventi spot in alcuni eventi, parole al vento quasi sempre”, tuonano. Con il nuovo governo guidato da Mario Draghi, ci si aspetta un cambio di passo in tema ambientale? “Il nuovo Ministero per la Transizione Ecologica? Nasce depotenziato – spiegano gli attivisti –, non essendo un ‘super ministero’ che ingloba il MISE, come proposto inizialmente. Ma soprattutto non avendo la giusta transizione come elemento che interviene in tutta l’azione di governo”. Le prospettive non sembrano “molto cambiate se non per giochi nominali”.
Se dovessero proporre dei progetti da utilizzare con i soldi in arrivo del Recovery Fund, sarebbero quattro le priorità di FFF: trasporto pubblico di massa, energia rinnovabile al 100% al 2035, fine degli allevamenti e piano per la biodiversità, conversione industriale in un’ottica generale di ecodesign secondo il principio dei beni comuni per tutti i settori fondamentali”. Una visione che non risparmia l’Europa. “A fine 2021 speriamo che G20 e COP26 siano servite a qualcosa, creando le condizioni per un rivolgimento radicale di paradigma globale – concludono i ragazzi di Fridays For Future –. Partendo proprio dall’Europa, che ha le responsabilità storiche maggiori nel processo di esternalizzazione dei costi ambientali, di neocolonialismo energetico e tecnologico, oltre che di emissioni cumulate”. I motivi e gli avvenimenti sono tanti, ma è evidente che, di fronte alla pandemia, “sono state scelte altre priorità”. Ai ragazzi non resta che scendere ancora in piazza, perché “la tematica ambientale è centrale, sistemica, risolvibile solo attraverso la giustizia sociale”.

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