Caiazza (UCP): quanto avvenuto ieri a ‘PresaDiretta’ è la cifra del giornalismo italiano. Iacona: inchiesta, non processo

“Facciamo trasmissioni e parliamo di indagini come fossero già l’accertamento della verità. Questo è un Paese affetto da un analfabetismo costituzionale devastante, che confonde il pm con il giudice e l’arresto preventivo con la sentenza definitiva di condanna.

Domenico Caiazza

Nella trasmissione come quella che ha fatto Iacona ieri, è stato usato a piacimento il materiale investigativo, i filmati, le intercettazioni, senza contraddittorio, in relazione a un processo penale che non è ancora nemmeno cominciato e a un’indagine nella quale sono state già annullate 140 delle 300 misure cautelari irrogate. E’ una vergogna, è uno scandalo ed è la cifra del giornalismo italiano”. Lo ha detto all’Adnkronos l’avvocato Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, commentando la puntata di PresaDiretta dedicata al maxi processo contro la ‘ndrangheta in corso nell’aula bunker a Lamezia Terme.

“Il problema è che se ci fosse un’analisi critica da parte dell’informazione di questa narrazione – continua il presidente dell’Ucpi – anche il personaggio Nicola Gratteri sarebbe ricondotto al suo importantissimo ruolo, di Procuratore della Repubblica in una terra straordinariamente pervasa dalla criminalità organizzata. Lui è convinto di quello che fa – aggiunge riferendosi al magistrato – il problema è che qualcuno dovrebbe sapere che le cose che lui dice sono una ipotesi accusatoria, che andrà verificata al processo. Il tema è pur sempre quello dell’esposizione mediatica dell’inchiesta. Nessuno intende minimamente condizionare Gratteri sul suo, non solo diritto, ma dovere di fare le indagini: il problema è come rappresentiamo il risultato di queste indagini”.

LA REPLICA

Il giornalista, “Caiazza vuole impedire ai giornalisti di raccontare le inchieste se non raggiungono il terzo grado di giudizio?”

“Io non ho fatto un processo in tv, il processo si fa nell’aula bunker di Lamezia Terme e non era l’oggetto della mia inchiesta. L’oggetto della mia inchiesta era l’indagine Rinascita Scott. E le riprese sono cominciate prima ancora che iniziasse la prima udienza a Lamezia Terme. Non è che noi facciamo cronaca processuale. Invece è importante che i giornalisti tornino a parlare di queste cose”. Così Riccardo Iacona replica, parlando con l’Adnkronos, alle critiche ricevute per la puntata di lunedì scorso di ‘Presadiretta’, dedicata interamente al maxi processo contro la ‘ndrangheta in corso nell’aula bunker a Lamezia Terme, scaturito dall’inchiesta Rinascita Scott contro la criminalità organizzata condotta dalla Procura di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri.

“C’è bisogno che i giornalisti italiani – sottolinea Iacona – tornino ad occuparsi della ‘ndrangheta, che non lascino soli i tanti magistrati che lavorano su questo terreno in tutta Italia e che invece utilizzino le loro inchieste per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su un pericolo gravissimo che abbiamo nel nostro Paese: l’inquinamento del tessuto democratico ad opera di organizzazioni che sono talmente potenti che, come insegna Rinascita Scott, riescono anche a dilagare in quella terra di mezzo dove ci sono i professionisti, deve c’è l’economia e così via”.

“Io – ribadisce Iacona – ho fatto quello che deve fare un giornalista: ho parlato dell’indagine Rinascita Scott. Io non faccio la cronaca del processo. Il processo è cominciato da due mesi. Chissà quanto ci vorrà prima che finisce. Ma le dinamiche processuali che c’entrano con un’inchiesta che è stata fatta nel 2019 e di cui hanno parlato nel mondo intero, per i contenuti importanti che ha? E sono questi contenuti quelli che ho raccontato io”. Quanto alle critiche mosse dal Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Gian Domenico Caiazza, Iacona risponde: “Caiazza vuole impedire ai giornalisti di raccontare le inchieste se non raggiungono il terzo grado di giudizio? Dove finiamo? Ma di cosa stiamo parlando? Con questo criterio, non si potrebbe raccontare la grande criminalità organizzata nel nostro Paese”, conclude il giornalista.

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