La geografia delle donne: campagna di Vanity Fair per intitolare più strade a donne che hanno fatto la storia

Il titolo La strada giusta è da intendersi letteralmente: con il numero ora in edicola Vanity Fair lancia una campagna perché nelle città italiane alcune strade, piazze, corti e giardini vengano intitolati a donne che hanno fatto la storia.


Solo il 4% delle strade di città e comuni sono intitolate a personaggi femminili che per la maggior parte sono madonne, sante e martiri. E le artiste, le scienziate, le scrittrici?, si chiede il settimanale di Condé Nast facendosi promotore, assieme all’associazione Toponomastica Femminile, del progetto La geografia delle donne che intende unire editoria, istituzioni pubbliche e impegno civile sul tema dell’emancipazione femminile.
È un programma a lungo termine inziato l’8 marzo 2021 da Firenze, dove uno dei giardini che affacciano su Lungarno Colombo è stato dedicato a Tina Anselmi, partigiana e figura politica di primo piano dal dopoguerra agli anni 2000, oltre che prima ministra in Italia nel governo Andreotti del 1976. L’intestazione è accompagnata da un QR code che rimanda a un approfondimento su Vanityfair.it per conoscere la storia di ogni donna celebrata.
Contemporaneamente Vanity Fair dedica il numero del 17 marzo a 48 donne che stanno scrivendo una nuova geografia politica, culturale, sociale ed economica del Paese. Professioniste del mondo della politica, della scienza, dello sport e della cultura che raccontano che cosa è significato nel loro percorso professionale essere una donna e quali regole ritengono fondamentali per dare più spazio alle figure femminili in futuro.
Sempre su questo numero il direttore Simone Marchetti annuncia nel suo editoriale che Vanity Fair cambierà il suo linguaggio. Il primo passo è stato aggiornare le cariche della redazione, utilizzando il sostantivo femminile dove la giornalista è donna. “Come per i nomi delle strade, anche il linguaggio che usiamo ha bisogno di cambiare. È necessario perché la questione femminile riguarda tutti. Uomini e donne. geografie e linguaggi. E non fermatevi di fronte a chi insinua che sia solo l’ennesima deriva del politicamente corretto. Non c’è niente di corretto, ma molto di politicamente sbagliato nei secolari soprusi che le donne hanno subito”, scrive Marchetti.
La scelta di Vanity Fair concide con un avvenimento che ha riempito le cronache nei giorni scorsi: l’omicidio di Sarah Everard, assassinata mentre rientrava a casa a piedi il 3 marzo scorso a Londra. Fin qui purtroppo niente di inedito, mentre è inedita la brutale reazione della polizia che ha caricato un gruppo di donne che manifestava pacificamente per una veglia funebre in memoria di Sarah, dirigente marketing di 33 anni rapita e uccisa da un poliziotto nella zona Sud della capitale inglese. Questo immotivato eccesso di forza ha scatenato un movimento di risposta che con l’hashtag #reclaimthestreets chiama le donne inglesi, ma anche di altri paesi, a rivendicare il proprio diritto alla sicurezza per strada.

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