Branding e aziende B2B: cresce la sensibilità, ma c’è una grande potenziale inespresso

Si è tenuto oggi in streaming l’evento di presentazione dei risultati della prima ricerca in Italia volta a esplorare il ruolo della marca per il settore “business to business”. Lo studio “Branding e aziende B2B” è frutto della collaborazione tra UPA, l’Associazione delle più importanti aziende che investono in pubblicità in Italia, la School of Management del Politecnico di Milano, WebAds-digital adv sales house e partner esclusivo italiano di LinkedIn Marketing Solutions, e The LinkedIn B2B Institute, think tank che indaga sul futuro del marketing B2B.

 

Ha introdotto i lavori Vittorio Meloni, direttore generale Upa, che ha ricordato come le aziende Business to business svolgano un ruolo cruciale per l’economia nazionale. Fornitori di punta, molto spesso, di grandi aziende manifatturiere, specie tedesche. “Multinazionali tascabili, non necessariamente Pmi”, soggetti che hanno un ruolo importante e noto sul versante della trasformazione e nei settori della metallurgia e della meccanica. Ma anche in comparti meno ovvi, come quello dell’alimentare. Un segmento della nostra economia che ha resistito bene anche alla pandemia, ma che crede troppo poco nella possibilità che le attività di branding possano incidere positivamente sui risultati di business. E che quindi rappresenta un notevole potenziale inespresso per la nostra economia ma anche per il mercato della comunicazione.

  • Vittorio Meloni

 

 

Meloni ha sottolineato come molti di questi soggetti oramai siano consapevoli di dovere comunicare con i propri clienti per affermare presso di essi la notorietà e i valori della propria marca. Tra queste imprese, naturalmente portate a usare Fiere ed Eventi come strumento di marketing, la pandemia, con la sostituzione multimediale e virtuale di questo tipo di appuntamenti e incontri, ha accelerato una nuova consapevolezza sul ruolo che il digitale può giocare per fare incrementare i fatturati.

Giuliano Noci, Ordinario di Marketing e Prorettore delegato del Polo territoriale cinese del Politecnico di Milano, ha introdotto gli interventi di Alberto Vivaldelli (nella foto in basso), Responsabile Digital UPA, e di  Nicola Spiller (nella foto successiva a quella di Vivaldelli), School of Management del Politecnico di Milano, che hanno parlato più in dettaglio dei risultati emersi.

E’ emerso che oltre il 60% delle aziende B2B attive in Italia, a prescindere dal settore di appartenenza, riserva al marketing e alla comunicazione una quota del proprio fatturato inferiore al 5%. Il 68% dei rispondenti investe meno del 30% dell’intero budget di marketing communication in attività di costruzione della marca (Brand Building). Prevale, inoltre, un forte orientamento al breve periodo: fra gli obiettivi di business maggiormente perseguiti ci sono infatti l’acquisizione di nuovi clienti (74%), l’aumento della quota di mercato (47%) e la profittabilità (44%). Tuttavia, la fedeltà del cliente si piazza in seconda posizione (52%). D’altro canto, le aziende B2B sono consapevoli dell’importanza del valore di marca: il 65% dei rispondenti alla survey afferma che i propri vertici aziendali ritengono che la Brand Equity contribuisca alle performance di business come elemento fondamentale; il 63% pensa che l’attuale livello di investimenti in Brand Building sia sottodimensionato.

L’interesse e l’attenzione ai temi legati alla marca sono confermati dalla propensione a investire maggiori risorse in futuro: per il 67% delle imprese del campione l’investimento in attività di costruzione del brand è destinato ad aumentare nei prossimi anni. Il gap tra l’attuale livello di spending a sostegno della marca e l’importanza ad essa attribuita è dovuto a una pluralità di fattori. Tra questi, per il 64% del campione, la mancanza di competenze e strumenti di conoscenza (in particolare il 44% dei rispondenti cita la ridotta consapevolezza del reale impatto della Brand Equity sulle performance di business) e per il 42% l’eccessivo orientamento dell’azienda a performance di breve periodo.

  • L’attuale mancanza di skill adeguate si traduce anche nella bassa propensione a monitorare i risultati delle iniziative di Brand Building: solo il 29% delle imprese analizzate li monitora per più di sei mesi. Guardando all’analisi dei mezzi utilizzati per le differenti attività di marketing e comunicazione, oggetto di una sezione specifica della ricerca, è particolarmente rilevante il dato relativo ai mezzi digitali (video, digital banner, social media, ecc.), a cui ricorre il 91% delle imprese B2B italiane, superando anche il tradizionale strumento delle fiere (a cui ricorre il 76% del campione). Ancora più rilevante il fatto che la pubblicità digitale sia usata principalmente come strumento per la costruzione della marca.
  • LEGGI O SCARICA LO STUDIO “Branding e aziende B2B (PDF)
  • Branding e aziende B2B_PRESS_compressed

 

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