Sole 24 Ore. Cdr: organizzazione del lavoro sempre più sfilacciata. Azienda: battaglia vecchia che mina la competitività

Non c’è pace al Sole 24 Ore. A due settimane dal lancio del nuovo formato e della nuova app del quotidiano, a cui sono seguiti alcuni importanti eventi istituzionali e l’approvazione, da parte del Cda dell’esercizio 2020 (ebitda positivo per 20,1 milioni di euro, un ebit positivo per 2,3 milioni di euro in miglioramento di 5 milioni e un risultato netto negativo per 1,0 milioni di euro, contro i -1,2 milioni del 2019), i giornalisti hanno rinnovato lo stato d’agitazione.
La redazione era già entrata sul piede di guerra all’inizio dell’anno dopo la decisione aziendale di mettere in cassa integrazione a zero ore i giornalisti del mensile IL (che ha sospeso le pubblicazioni). Ora il casus belli è la riorganizzazione annunciata il 30 marzo dal direttore Fabio Tamburini, che prevede “spostamenti di redazione non consensuali”, violando “per la prima volta una prassi sindacale”.
Il 31 marzo si è riunita l’assemblea dei giornalisti che, con 63 favorevoli. 14 astenuti e 4 contrari ,ha confermato lo stato d’agitazione che dà la possibilità al cdr di attivare due settimane di sciopero delle firme e il blocco a tempo indeterminato della partecipazione dei giornalisti agli eventi del Sole. Inoltre in un comunicato, pubblicato di seguito con la risposta dell’azienda, i giornalisti esprimono malessere per una mancanza di dialogo con il direttore.

Qui di seguito il comunicato del Cdr del Sole 24 Ore e la replica del Gruppo 24 Ore pubblicate oggi sul sito del quotidiano.

Comunicato del Cdr del Sole 24 Ore

Care lettrici e cari lettori,
se permettete parliamo ancora di noi. Lo facciamo perché, a poco più di due settimane dall’uscita del nuovo formato cartaceo del Sole 24 Ore, la nostra redazione ha rinnovato il suo stato di agitazione. Una vecchia espressione da gergo sindacale, è vero, ma ha per noi adesso un senso profondo.

Un primo, gravissimo strappo c’è stato a inizio gennaio, quando l’azienda ha avviato il percorso che ha portato alla cassa integrazione a zero ore per i nostri colleghi della testata IL. Una ferita ancora aperta, perché da allora nessuno di loro è stato richiamato al lavoro, nonostante le uscite, nel corso delle ultime settimane, di diversi giornalisti dal perimetro del gruppo.

Dopo quella vicenda, è arrivato in questi giorni un altro strappo, a rendere ancora più tesi i rapporti nella nostra redazione: il ricorso a trasferimenti di redazione non consensuali. Un comportamento che viola per la prima volta una prassi sindacale per noi antica, posta a tutela delle competenze maturate negli anni dai giornalisti del Sole 24 Ore.

Ma il malessere di questi mesi va oltre queste vicende. Nasce anche da un direttore che, nel corso di un anno di pandemia e lavoro in emergenza, non ha mai scritto alla sua redazione, per condividere gli ottimi risultati raggiunti con il lavoro di tutti. Risultati che hanno permesso di chiudere l’ultimo bilancio in sostanziale equilibrio e dai quali, finalmente, ci aspettiamo un futuro prossimo che non basi la crescita dei margini e la sostenibilità del conto economico solo sul taglio dei costi.

Una mancanza di dialogo e un isolamento, quasi ostinatamente ricercati, che hanno prodotto un’organizzazione del lavoro sempre più sfilacciata, poco interessata a valorizzare gli sforzi di tutte le aree della redazione, come testimonia un recente giro di promozioni. Seguendo questo filo, la riorganizzazione in chiave digitale è rimasta nell’inchiostro dei piani editoriali, e anche il progetto del nuovo giornale è stato, purtroppo, un’opportunità agitata solo nei comunicati: molto è stato fatto nel rinnovamento della grafica, ma quasi nulla nel rinnovamento dei contenuti.

E così, ancora una volta, non è stata data risposta a una domanda: come consentire alle competenze del Sole 24 Ore di arrivare all’esterno nel modo migliore e contribuire alla crescita di valore e ricavi. Speravamo che il voto di sfiducia al direttore dello scorso novembre potesse essere il segnale che la linea organizzativa ed editoriale andava, almeno in parte, rivista. Tutto, invece, è rimasto fermo, compromettendo l’ambizione di costruire il nostro futuro.

La risposta dell’azienda
L’Azienda ribadisce che i risultati economici e finanziari si ottengono attraverso lo sviluppo dei ricavi e la decisa riduzione di tutti i costi di funzionamento.
Le battaglie che il Cdr ha intrapreso da qualche mese, tra cui impedire la flessibilità organizzativa e fermare i progetti di sviluppo appartengono a una vecchia logica e minano la difficile sfida della competitività, contravvengono il contratto di lavoro, impediscono lo sviluppo dei ricavi e la necessaria evoluzione verso il digitale.
Ciononostante l’Azienda proseguirà nell’ineludibile percorso di innovazione, sviluppo e sostenibilità economico-finanziaria.

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