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Giornalisti intercettati. Le opinioni di Mentana, Belpietro, Sallusti e Sansonetti

I giornalisti si lamentano perché sono stati intercettati? ”’La trovo una grande ipocrisia perché sono la causa di quello che stanno. Sono stati loro stessi a volerlo. Si lamentano a intermittenza solo quando sono colpiti”. Così all’Adnkronos il direttore de ‘La Verità’ e ‘Panorama’ Maurizio Belpietro sulle intercettazioni ai giornalisti che si stavano occupando di questioni legate alla Libia e alle attività delle Ong nel 2016 e la decisione del ministro della Giustizia Marta Cartabia di inviare gli ispettori a Trapani.

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Maurizio Belpietro

”Ricordo che Gianluigi Nuzzi, siccome aveva fatto uno scoop -racconta- fu pedinato e intercettato. Intercettarono addirittura la parrucchiera della moglie. Che ci si indigni solo per questa vicenda mi fa ridere e mi fa ridere che si indignino proprio i giornalisti che non hanno mai sentito la necessità di denunciare fatti del genere. Si polemizza perché ci sono di mezzo i migranti e le Ong ma le indagini vengono fatte a carico di tutti, non siamo una categoria protetta”.

“Io preferirei che i giornalisti non venissero intercettati perché vanno a caccia delle loro fonti -precisa Belpietro- ma mi domando se gli stessi giornalisti che oggi si agitano non erano coloro i quali parteciparono a manifestazioni in cui dicevano: ‘intercettateci tutti’. Ricordo che scesero in piazza a difendere le intercettazioni e adesso sono ripagati con la stessa moneta”.

“Io per anni ho detto che le intercettazioni non vanno tanto bene -prosegue Belpietro- perché non solo si intercettano persone che non c’entrano nulla con le indagini e quando scoppiò la polemica sulle intercettazioni scrissi: ‘La pubblicazione è veramente arbitraria perché si pubblicano fatti che non c’entrano nulla con le indagini”’.

“Non siamo al di sopra della legge noi giornalisti -ribadisce- ci sono tante persone che hanno faccende loro e non si capisce perché devono finire nelle indagini anche se non hanno commesso alcun reato. Perché indignarsi solo quando ci siamo di mezzo noi? Ci dovremmo indignare tutte le volte”.

 

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Alessandro Sallusti (foto Olycom)

Intercettare i giornalisti non indagati, come è avvenuto nell’indagine della procura di Trapani sulle Ong, “non è un’azione da Paese democratico ma in linea con un giustizialismo da Stato di polizia”. Il direttore del ‘Giornale’, Alessandro Sallusti, commenta così con l’Adnkronos le intercettazioni ai giornalisti che si stavano occupando di questioni legate alla Libia e alle attività delle Ong nel 2016. “Stamattina sul ‘Fatto Quotidiano’ – aggiunge Sallusti – Piercamillo Davigo sostiene che è giusto intercettare un non indagato per arrivare a un indagato. E questo è un pensiero in linea proprio con il giustizialismo da Stato di polizia”.

In questo caso “abbiamo beccato i magistrati” di Trapani “con le mani nella marmellata – aggiunge il direttore del ‘Giornale’ – ma chissà quante altre volte sono state fatte intercettazioni ai giornalisti senza che si sia saputo”. Quanto ai provvedimenti che dovrebbero prendere gli organismi preposti come l’Ordine dei Giornalisti o la Fnsi, Sallusti chiosa: “Quando ci sono di mezzo i magistrati si fanno comunicati stampa ma poi si abbassa la testa. Sono succubi dei magistrati. Bisogna agire diversamente – conclude – non so come, ma non si può continuare a fare comunicati. Sai cosa gliene frega ai magistrati dei comunicati…”.

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“Non ci sono tante perifrasi da fare: è illegale. Se per un lungo periodo, come impedito dalla legge, dei giornalisti sono stati intercettati senza essere indagati, questo non si può fare, e ci troviamo di fronte ad un fatto illegale e inquietante”. Enrico Mentana commenta così all’Adnkronos la vicenda che riguarda i sette giornalisti intercettati nell’ambito dell’inchiesta di Trapani a carico di alcune Ong per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Bisogna tutelare quelle che sono le prerogative della nostra professione -spiega Mentana- Non è che i giornalisti siano legibus soluti, ma non lo sono neanche i magistrati. Per di più nell’ambito di un’inchiesta spinosissima e anche dai molti aspetti oscuri, peraltro a livello internazionale quindi col rischio di sovrapposizione di varie giurisdizioni”.

“La trovo una vicenda estremamente inquietante -prosegue il direttore del Tg La7- Ovviamente, sarebbe inquietante anche se non riguardasse i giornalisti, ma qualsiasi categoria professionale di qualsiasi altro tipo”. Quindi, conclude il giornalista, “aspettiamo di capire dall’ispezione disposta dalla ministra Cartabia come stanno le cose ma se, come ho ragione di ritenere, i fatti sono quelli raccontati da molti giornali, non c’è dubbio che ci troviamo di fronte ad un fatto illegale e inquietante”.

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Il grado di sopraffazione che la magistratura esercita su tutti con le intercettazioni è mostruoso. Ho letto oggi l’articolo di Davigo che invoca Erdogan, sogna proprio la Turchia, lui vuole una società dove nessuno è garantito”. E’ quanto dice all’Adnkronos Piero Sansonetti, direttore de ‘Il Riformista’, sulle intercettazioni ai giornalisti che si stavano occupando di questioni legate alla Libia e alle attività delle Ong nel 2016 e la decisione del ministro della Giustizia Marta Cartabia di inviare gli ispettori a Trapani.

”E’ vero che lui (Davigo) cita un articolo della Costituzione che dice che ‘la corrispondenza è inviolabile tranne limitazione con atto motivato dell’autorità giudiziaria’ -spiega- ma dice che è ‘inviolabile’ e che è ‘violabile’ solo per un numero limitato di casi. Cosa è che vogliono sapere? Se qualcuno ha pagato Casarini? Se avessero intercettato questa giornalista perché stava indagando su una strage io potevo anche starci ma qui la verità è che loro vogliono il controllo assoluto su tutto quello che succede e vogliono decidere soprattutto quando si tratta di politica”.

”Se c’è qualcuno che è coinvolto con la politica loro vogliono affermare che deve stare ai loro ordini perché loro sono in grado di mandare in galera, sia che si tratti di Berlusconi che di Casarini -sottolinea Sansonetti- Se in tutto il mondo le intercettazioni sono circa 100 volte meno che in Italia ci sarà una ragione, nel mondo civile non si usa questo metodo infame di spionaggio, si usava in Germania orientale ma è caduta nel 1989 e noi siamo nel 2021”.
”Davigo dice che la gente si deve convincere che la legge è uguale per tutti ma non è così -prosegue Sansonetti- noi oggi abbiamo denunciato gli accordi tra la Procura di Milano e il sindaco per far fuori un vigile ma non mi risulta che sia stata aperta alcuna inchiesta né intercettato nessuno. Lo stesso scandalo Palamara è avvenuto perché hanno intercettato illegalmente due politici, ma nessuno ha protestato, anzi tutti a battere le mani”.

”La grandissima maggioranza dei giornalisti giudiziari è al servizio delle procure, difficile quindi che protestino -conclude il direttore de ‘Il Riformista’- La Turchia è sotto una dittatura politica e noi siamo sotto una dittatura giudiziaria. Gli orrori e la sopraffazione della magistratura in Italia, quando scriveremo i libri di storia, verrà raccontato come ‘periodo della dittatura della magistratura’, su questo non c’è dubbio”.