Milan prima squadra di calcio a varare un ‘Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport’

Il Milan è la prima squadra di calcio della Serie A ad aver firmato il Manifesto della comunicazione non ostile per lo sport: 10 principi che hanno il compito di ristabilire un contatto diretto e sincero basato sui valori nobili dello sport per evitare un linguaggio ostile nel tifo e sul web.
La firma è avvenuta al termine di un webinar, coordinato da Pier Donato Vercellone, chief communication officer del Milan, che si è tenuto questo pomeriggio e a cui hanno partecipato la presidente di Parole O_ Stili Rosy Russo, l’ad del club rossonero Ivan Gazidis, il vice presidente Franco Baresi. Durante l’iniziativa sono intervenuti il difensore del Milan Davide Calabria, Deborah Salvatori Rinaldi, attaccante della formazione femminile del club, la corrispondente sportiva di Ap Daniella Matar e il vide direttore del Corriere della Sera Venanzio Postiglione.

 

Tra l’altro, durante il webinar si è parlato del ruolo degli influencer e richiamando Fabri Fibra Rosy Russo ha affermato che “il peso delle parole dipende da chi le dice” e che anche in questo caso i personaggi dello sport hanno una grande responsabilità. Inoltre, ha aggiunto la presedente di Pos 2la rete è un posto bello e ognuno ha la responsabilità di renderlo tale e i campioni dello sport posso dare un valore aggiunto”.
Anche Franco Baresi ha ribadito la grande responsabilità di chi quanti sono sui social media “nel trasmettere valori di rispetto e educazione” e , a proposito dell’inclusione, affermando che un giocatore è prima di tutto una persona ha ricordato che l’aver avuto come compagni giocatori di differenti Paesi e religioni diverse lo ha grandemente arricchito”.
La giocatrice del Milan femminile Deborah Salvatori Rinaldi ha evidenziato il doveroso rispetto che anche in campo si deve avere per l’avversario, un atleta e una persona che ha alle spalle fatiche e sacrifici: “Una persona che lavora come te: la partita è solo la punta di un iceberg di un’organizzazione dietro cui c’è l’impegno di organizzazioni e di tante persone”.


Il terzino rossonero Davide Calabria ha sottolineato il dovere per un giovane che come lui ha la fortuna di poter influenzare migliaia di coetanei di mettere la faccia come testimonial – “Faccio quel che posso per sensibilizzar” – per campagne sociali, come quelle contro la violenza sulle donne e contro il razzismo.
Dopo l’intervento di Danielle Mater di Ap, che ha parlato di che cosa succede all’estero, Venenzio Postiglione vice direttore del Corriere ha soprattutto insistito sul primo principio del Manifesto “Virtuale è reale” per affermare che questa è una “battaglia purtroppo non ancora vinta anche nella comunicazione dove molti pensano che il web sia un mondo parallelo dove si può dire di tutto”. Inoltre, il giornalista ha affermato che “oggi tutti possono fare informazione ma è anche l’ora di chi sa fare informazione per fornire una comunicazione credibile di cui fidarsi: bisogna essere presenti sul web, apertissimi ma anche attenti a impedire il degrado”. Infine, ricordando che lo sport è far play, Postiglione ha ricordato che “bisogna giocare pulito anche nel campo della comunicazione”.
“Il calcio riflette i problei della società”, ha detto in conclusione Gazidis “ma contemporaneamente può anche avere un impatto positivo”. Gazidis ha ricordato le altre iniziative messe in campo dal Milan a favore dell’inclusione come RespAct e Tutti i colori del calcio, affermando che “un po’ tutti abbiamo pregiudizi, ma dobbiamo averne consapevolezza e lavorare per migliorare. Una strada lunga ma che ha bisogno dell’impegno di tutti”

Ecco i 10 principi del Manifesto della comunicazione non ostile per lo Sport

1. Virtuale è realeSport è dare sempre il meglio di sé. Per questo sia in gara, sia nella vita e nel mondo virtuale, sostengo i valori della correttezza, della condivisione e del rispetto

2. Si è ciò che si comunica
Da atleta, da tifoso o da commentatore, so che i miei discorsi dicono chi sono, e quanto credo nello sport che amo. Faccio sì che siano forti, leali, onesti e gentili

3. Le parole danno forma al pensiero
Cerco sempre parole giuste. Governo l’adrenalina e l’emozione con il rigore del mio pensiero. Controllo i toni perché lo spirito sportivo vinca anche nella sconfitta

4. Prima di parlare bisogna ascoltare
Mi alleno ad ascoltare. Ascolto l’allenatore, l’arbitro, i compagni. Ascolto le lodi, e ascolto le critiche. Ascolto il mio corpo. Ascoltando divento più forte e migliore

5. Le parole sono un ponte
Lo sport è un linguaggio che tutti capiscono e il messaggio dello sport è potente: faccio sì che sia positivo, pieno di speranza. Che ispiri le persone. Che le unisca

6. Le parole hanno conseguenze
Le mie parole hanno peso e valore: possono in_uire su molte persone rendendole peggiori o migliori. Dunque, anche in piena emozione agonistica parlo con misura

7. Condividere è una responsabilità
Sono responsabile dei contenuti che condivido. Esalto la sapienza tecnica, la bellezza, l’armonia, le storie che rincuorano. Condanno il tifo cieco, cattivo e ostile

8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare
Nello sport non esistono nemici, ma solo avversari: li rispetto perché, senza di loro, non c’è gara. Rispetto regole, arbitri e giudici: sono i garanti della mia passione

9. Gli insulti non sono argomenti
Ricordo che lo sport è fair play: gioco leale. L’agonismo è confronto positivo, mentre l’insulto è debole, vigliacco, incivile. Aggredire è il contrario di competere

10. Anche il silenzio comunica
Il silenzio vince: è concentrazione e autocontrollo. Evito le parole vuote e inutili. Quelle violente non mi servono: so dimostrare la mia forza e il mio valore coi fatti
Informazioni su “Parole a scuola”

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