Rai. Laganà e Borioni lanciano l’allarme a due giorni dal Cda: nomine di comodo, politici nel palazzo e nuove società di produzione

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Ultimo miglio per il Cda della Rai. E i consiglieri Rita Borioni e Riccardo Laganà, a due giorni dal prossimo consiglio di amministrazione che esaminerà il bilancio di chiusura del 2020, denunciano: nomine di comodo, politici che sembrano aggirarsi nel palazzo Rai, neonate società di produzione che aleggiano, Cda posticipati e tentativi di anticipare, di contro, i palinsesti autunnali.

Borioni-Laganà

“Quello che vediamo – spiegano all’Adnkronos – è una enorme confusione che fino a ieri potevamo attribuire al nostro motivato pessimismo o ad una ineffabile casualità. Oggi però vediamo messi in fila, su un articolo in rassegna, tutti i fatti che abbiamo sottolineato nei giorni e nelle settimane scorse. Si vorrebbe anticipare il più possibile i palinsesti autunnali e il Prix Italia; nel frattempo, si posticipano le riunioni del Cda. Si continuano a fare nomine senza criteri minimi di trasparenza e solo quelle che rientrano nei desiderata di alcuni, mentre altri settori strategici sono in attesa da mesi di veder completato il proprio organigramma. Senza parlare poi della presunta vicenda di politici e membri del governo che si aggirano per il settimo piano di Viale Mazzini. Tutto questo – stigmatizzano Laganà e Borioni – mentre i canali generalisti sono in crisi di identità e con qualche problema di ascolti nelle fasce più pregiate”.

“Si sospendono o spostano programmi nel tentativo di trovare un senso, renderli digeribili agli spettatori o anche solo per non disturbare la concorrenza. Rai 2 – evidenziano Borioni e Laganà – si dibatte nella più totale confusione, il portale informativo non riesce a partire, grandi e neonate società di produzione imperversano con programmi di dubbia utilità, scarsa creatività ma di sicuro peso economico per l’azienda di servizio pubblico, senza che si faccia nulla per invertire la tendenza, senza che nessuno paghi il conto di scelte palesemente sbagliate. Si organizzano le ultime ore di resistenza nel fortino assediato, non dai nemici, ma dal normale avvicendamento dei vertici. Quello che mette tristezza è la sensazione che l’attenzione di molti sia rivolta più alle sorti personali o di qualche dirigente, che a quelle collettive del servizio pubblico, delle lavoratrici e lavoratori che iniziano a scioperare perché in seria difficoltà, degli spettatori e fruitori che pagano il canone”.