Diffamazione, i moniti della Consulta rimasti spesso inevasi. Il presidente Coraggio: Sul carcere ai giornalisti si dimostri più sensibilità

“È un fatto che i numerosi moniti con cui la Corte ha chiesto al legislatore di intervenire sono aumentati e sono in gran parte rimasti inevasi. Naturalmente, mi rendo conto che , specie nell’attuale situazione politica , il Parlamento si trova di fronte a impegni non meno delicati e rilevanti.

Tuttavia la Corte – riferisce Ansa – non finirà mai di sottolineare  la necessità di un miglior raccordo tra le due istituzioni”. Lo sottolinea in un’intervista pubblicata sull’Annuario 2020 della Corte costituzionale il presidente Giancarlo Coraggio, ricordando che il 22 giugno scade il termine di un anno che la Consulta ha dato al legislatore per intervenire sulla legge sulla diffamazione a mezzo stampa che prevede il carcere per i giornalisti ,”sanzione ritenuta incompatibile con la nostra Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Giancarlo Coraggio (Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse)

“Sarebbe augurabile che il Parlamento manifestasse una maggiore sensibilità per una questione che tocca uno dei fondamenti della democrazia”, afferma in proposito Coraggio.

C’è stato un aumento dei moniti, cioè degli inviti a intervenire su una determinata disciplina per porre rimedio a situazioni problematiche, rivolti al Parlamento : nel 2020, secondo i dati contenuti nell’Annuario, sono stati 25, più che nel  2019 (20)  e quasi il doppio di quelli del 2017 (14).

Reazioni della Fnsi – Intervistato sull’Annuario 2020 della Consulta, il presidente della Corte Costituzionale, Giancarlo Coraggio torna, fra gli altri, sul tema della riforma della diffamazione a mezzo stampa, affrontato dai giudici delle leggi con l’ordinanza n.37 del 2020. Come si legge nella newsletter della Fnsi, sulla sanzione detentiva per i giornalisti, “ritenuta incompatibile con la nostra Costituzione e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo – ricorda – il termine concesso al legislatore è tuttora pendente (scade il 22 giugno 2021) e sarebbe augurabile che il parlamento manifestasse una maggiore sensibilità per una questione che tocca uno dei fondamentali della democrazia”.

Una sollecitazione, quella di Coraggio, a rispettare il termine per l’approvazione di una norma abrogativa del carcere per i cronisti che “è un forte richiamo alla responsabilità”, rileva Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana. “Purtroppo – osserva Lorusso – sono tanti i provvedimenti che riguardano la professione giornalistica che giacciono in parlamento e sui quali non si registra alcun passo in avanti. Oltre alla cancellazione della pena detentiva, è bloccata la proposta di legge di contrasto alle querele bavaglio e alle liti temerarie. A parole tutti riconoscono il ruolo fondamentale dell’informazione. Nei fatti, governo e parlamento, e i lavori preparatori del Recovery Plan lo dimostrano, hanno cancellato l’informazione e il settore dell’editoria dall’elenco delle priorità”.

Raffaele Lorusso (Foto ANSA / CIRO FUSCO)

Per il segretario generale della Fnsi, inoltre, “a parte dichiarazioni generiche non si intravede alcuna volontà di mettere in cantiere provvedimenti per riforme strutturali e per sostenere concretamente il settore nella delicata fase di transizione al digitale. E non si registra alcun segnale sul fronte della difesa del mercato del lavoro e della salvaguardia dei livelli occupazionali, sempre più in caduta libera anche a causa di politiche pubbliche che favoriscono la precarietà”. In definitiva, “serve un cambio di passo – conclude Lorusso – che vada oltre le parole e le buone intenzioni”.

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