‘Ndrangheta per dessert: una pubblicità belga stuzzica la polemica

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Non è la prima volta che dall’estero ci vedono così. Italia = mandolini e lupare: è un’equazione che ha lunga vita pubblicitaria. Questa volta però colpisce il fatto che il committente sia un’università.

Sul cartellone che è comparso sulle strade di Bruxelles è scritto “Così non ordinerai più una ‘Ndrangheta per dessert”. Lo firma l’Università Cattolica di Leuven, la più antica del Paese, fondata nel 1425, che promuove un corso di lingua (italiana, per la precisione).

Se vogliamo, il caso scoppiato a inizio Covid – con i pizzaioli di uno spot francese che sputavano nelle teglie per preparare una pizza Corona – era ben più pesante. In questo caso, invece, a essere presa di mira è la confusione di chi non conosce la lingua, che può produrre risibili risultati.
Il che comporta intanto un primo capo d’imputazione: scarsissima creatività, perché di campagne basate sulla confusione lessicale ne abbiamo viste negli anni a bizzeffe.
Più grave è però la serpeggiante antipatia che si percepisce nei confronti dell’Italia e che – arrivando da Bruxelles – si carica pure di altri significati, più politici. Perché è curioso che il termine con cui ci si può confondere sia una parola così impronunciabile (per un belga tanto più) come ‘Ndrangheta.

Commenta Vicky Gitto, presidente dell’Art Directors Club Italiano: “È inconcepibile come nel 2020 dobbiamo ancora osservare cadute di stile come questa, che fa leva su stereotipi lesivi della dignità di un popolo. Relativamente alle ‘menti’ che l’hanno pensata e realizzata, sono un po’ come quegli pseudocomici che a corto di idee si affidano a batture volgari per raccattare qualche mezza risata”.

A nome dei pubblicitari italiani, l’ADCI quindi suggerisce alle autorità belghe una decisa presa di distanza.

E la risposta non ha tardato ad arrivare. L’Università di Leuven si è scusata con l’ambasciatore italiano e – annunciando la rimozione degli annunci – ha emesso un comunicato dove spiega che non ha mai avuto intenzione di offendere e che “lo slogan aveva lo scopo solo di stuzzicare gli studenti e incuriosirli” nei confronti dei corsi.