Politecnico e Iulm presentano Fabbrica di Quartiere, nuovo modello di sviluppo e di rapporto virtuoso tra pubblico e privato

Non è possibile abitare la città se la città non dispone per l’abitare. L’impulso di realizzare condizioni più favorevoli alla vita e alle attività produttive è il cuore dell’urbanistica: disciplina che ricopre un ruolo prioritario nelle metropoli di tutto il mondo. Anche per gli architetti italiani, la riqualificazione urbana è e sarà il principale problema dei governi di questi e dei prossimi anni. Un progetto così complesso come quello della rigenerazione urbana sostenibile e della creazione di un nuovo habitat cittadino necessita, però, di competenze e di funzioni diverse: deve essere realizzato, infatti, in sinergia tra istituzioni, università, urbanisti, associazioni ambientaliste e costruttori.


A questi nuovi bisogni vogliono di dare risposta gli atenei del Politecnico di Milano e della Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM attraverso l’iniziativa Fabbrica di Quartiere, presentata martedì 27 aprile, una ricerca che ha analizzato, con un approccio innovativo e multidisciplinare, i quartieri urbani del Sud Est Milano nell’intento di sviluppare un progetto strategico per proporre ipotesi concrete di intervento alle istituzioni cittadine o a investitori privati.
“Le grandi trasformazioni urbane di Milano degli ultimi vent’anni sono gran parte legate alle università” afferma Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano per spiegare le radici di questa iniziativa che propone di mettere a disposizione le competenze delle università, già protagoniste di questo tipo di trasformazione, anche in altri contesti. Partner del progetto Fabbrica di Quartiere sono il Conservatorio di Milano che sta realizzando una nuova sede a, Convivio, e gruppi privati già presenti in zona come Fastweb S.p.A., Risanamento S.p.A., SO.GE.MI. S.p.A., Fondazione Snam (il gruppo sta valutando dove costruire il nuovo head quarter), Lendlease e il sindacato FenealUil. Una condivisione di saperi che, come ha detto Gianni Canova, rettore dell’università IULM, “è la filosofia che ha portato alla combinazione disciplinare formata dalle università autrici di questa ricerca”.


Il Politecnico ha scandagliato con occhio architettonico i quartieri interessati dalla ricerca (municipi 4 e 5 della metropoli milanese, corrispondenti a quartieri Vittoria, Forlanini, Vigentino, Chiaravalle e Gratosoglio). L’università IULM, da parte sua, si è cimentata nella ricerca socio-demografica sugli abitanti delle zone. La sinergia tra scienza della forma e indagine sociale ha permesso di comprendere a fondo le dinamiche di simbiosi che legano uomo e territorio nella complessità dell’ecosistema urbano. Alessandro Balducci, responsabile scientifico, ha individuato 5 aree di intervento per la riqualificazione dei quartieri citati: marciapiedi, strade, piazze, aree verdi e zone industriali. Esclusa la vita privata, che si svolge principalmente in ambiente domestico, questi elementi fanno da cornice a tutti gli aspetti dell’esistenza cittadina. Dalla vita sociale alla vita professionale.
“Secondo la nostra indagine, l’attività delle aziende che operano sul territorio è percepita come determinante per il futuro positivo del quartiere” è affermato da Mario Abis, sociologo grande esperto dei sistemi città, responsabile scientifico IULM. Questi dati suggeriscono che un rapporto virtuoso tra pubblico e privato, tradotto nel coinvolgimento di partner strategici, è la via maestra per per dare risposta alle attese della popolazione” Inoltre sottolinea Abis “la nostra indagine, mette in evidenza una forte voglia di comunicazione in questi quartieri. L’alto indice di coinvolgimento dei cittadini determina una grande sensibilità alle problematiche del territorio, e l’attività delle aziende che vi operano è percepita come determinante per il futuro positivo del quartiere. Questi dati suggeriscono che un rapporto virtuoso tra pubblico e privato, tradotto nel coinvolgimento di partner strategici, è la via maestra per dare risposta alle attese della popolazione”.
L’ancora criptico Programma di Ripresa e Resilienza (Recovery Plan) prevede lo stanziamento di risorse importanti a favore della realizzazione di spazi all’interno delle istituzioni locali, in questo caso delle città. L’appello conclusivo di Ferruccio Resta è che il risanamento, l’integrazione, il ridisegnamento e l’ammodernamento di queste aree non sia effettuato con tanti singoli interventi, ma attraverso progetti condivisi come quello di Fabbrica di Quartiere (che sta per diventare un brand). In questo modo, l’architettura tornerebbe a rappresentare il suo naturale valore etico che è quello di contribuire allo sviluppo civile del Paese e di interpretare – ritrasmettendole nei suoi progetti – le nuove esigenze dei cittadini.

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