Calcio, parla Infantino. Il numero uno della Fifa: La Superlega? Un errore, ma ora niente conflitti con i club. Serve dialogo

Un errore. Un no da ribadire, ma anche un’apertura e una mano tesa verso il dialogo e contro lotte legali con i grandi club. In un’intervista rilasciata a L’Equipe il presidente della Fifa, Gianni Infantino, torna sul progetto Superlega delle grandi società europee, naufragato a tempo di record. Adesso le istituzioni del calcio, su tutti la Uefa del presidente Ceferin, si interrogano sulla durezza delle sanzioni da applicare ai grandi club che avevano aderito alla Lega immaginata in particolare da Florentino Perez e Andrea Agnelli.

Gianni Infantino (Foto Ansa – EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON)

Come riporta Agi, Infantino è cauto, invita tutti a riflettere “sulle eventuali conseguenze” che potrebbero determinare duri provvedimenti, ribadisce il suo no “ai separatisti”, ma senza escludere che in futuro si possa parlare di nuovi progetti “con rispetto delle istituzioni e tenendo conto dei valori che fanno del calcio lo sport più seguito del mondo”. Il numero 1 della Federcalcio internazionale teme che per punire i presidenti, si faccia del male agli attori protagonisti e agli appassionati. “Certe sanzioni potrebbero avere conseguenze importanti e poi bisognerebbe prendersene la responsabilità. C’e’ da capire di che provvedimenti si parli, sento dire che bisogna punire i club, ma questo potrebbe voler dire castigare anche i calciatori, gli allenatori e i tifosi delle società coinvolte che non hanno nulla a che spartire con il progetto della Superlega – spiega Infantino – è compito delle istituzionali nazionali, poi dell’Uefa e quindi della Fifa, prendere le decisioni opportune. Io, anche nelle situazioni più delicate, sono per il dialogo e non per i conflitti”.

“Dobbiamo evitare di parlare di guerra quando si parla di calcio – sottolinea Infantino – soprattutto in un momento come questo in cui tutto il mondo fa i conti con una pandemia senza precedenti”. Detto questo resta il parere negativo nei confronti della Superlega, un progetto basato “sulla rottura dei rapporti con le istituzioni calcistiche internazionali. Possiamo discutere di nuove idee, per questo la porta della Fifa sarà sempre aperta, ma a patto che ci sia rispetto per le istituzioni e per i valori che fanno del calcio lo sport piu’ popolare del mondo. Non si doveva arrivare al punto che abbiamo toccato qualche giorno fa, abbiamo sfiorato una scissione con conseguenze imprevedibili e negativi per il nostro sport” aggiunge Infantino.

numero 1 della Fifa sente “la responsabilità di dover fare il possibile per proteggere il mondo del calcio e tenerlo unito. Io non devo salvare i grandi club o i grandi campionati, devo pensare al bene di tutto il sistema calcio. La creazione di una Lega chiusa, ‘separatista’ e al di fuori delle istituzioni del calcio internazionale e’ inaccettabile”. Infantino, però, manda anche un messaggio al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, pronto a usare il pugno di ferro contro le societa’ ribelli. “Un leader ha anche il dovere di chiedersi perché si è arrivati a tutto questo e, partendo da questa domanda, costruire un futuro diverso parlando e ascoltando tutti, soprattutto i tifosi che sono il cuore del calcio”. I club, però, sono quelli che mettono i soldi e la pandemia ha fatto saltare i bilanci. “Tutto il mondo ha sofferto per il Covid, non solo il calcio, dobbiamo trovare le soluzioni per un sistema più sostenibile, penso all’introduzione del salary cap, a limitare le cifre dei trasferimenti, a un tetto alle rose, a un numero massimo di partite. Meno quantità e più qualità, magari con i play-off nei campionati nazionali”.

VAL

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