Il 5G in Italia non sfonda. Confindustria digitale: Resta gap con altri Paesi. Cresce però l’interesse da parte delle aziende

“Il 5g purtroppo ancora non sfonda. Tra gli addetti ai lavori tutti sappiamo che è un’opportunità per il sistema Paese”, ma sulla trasformazione digitale “abbiamo ancora un gap rispetto agli altri, nonostante la pandemia lo abbia ridotto”. Lo sottolinea il presidente di Confindustria digitale, Cesare Avenia, durante la “5G Fed Conference”.

“Siamo davanti a una trasformazione a livello mondiale e le opportunità sono lì per essere catturate dai Paesi che arriveranno per primi”, aggiunge Avenia, secondo il quale, il 5G dovrebbe diventare “una questione di bandiera”, spingendo “sulle cose da fare”. Il piano nazionale di ripresa e resilienza “è la più grande opportunità”, sottolinea il presidente di Confindustria digitale, che chiede “una governance efficace che consenta un monitoraggio a livello territoriale”, perché la trasformazione digitale non si fa senza i territori”. Apprezzando gli obiettivi per una connettività ultraveloce (Vhcn) entro il 2026, Avenia – come riporta Ansa – avverte: “se falliamo nel coinvolgimento dei territori, nel 2026 saremo qui a leccarci le ferite così come accaduto con l’agenda digitale che avremmo dovuto completare nel 2020”.

Cesare Avenia (foto uff stampa Confindustria RadioTv)

Aria (Agcom): La sfida è passare dalle regole al gioco – Sul 5G “la sfida è quella di passare dalle regole al gioco vero e proprio. C’è un sistema Paese che si sta muovendo per realizzare questo obiettivo”. Lo afferma la commissaria Agcom, Laura Aria, intervenendo alla “5G Fed Conference”.

“L’auspicio è che il nostro Paese, che nelle regole teoriche si è già posizionato in maniera brillante in Europa, lo possa fare anche sullo sviluppo di reti e servizi a beneficio di tutta la società”, aggiunge Aria, sottolineando che “la quinta generazione di comunicazioni radiomobili non rappresenta una semplice evoluzione tecnologica ma è un cambio di paradigma e un fattore abilitante per una società digitale”.

 

“Questo comporta la necessità per le istituzioni e l’autorità di controllo – aggiunge – di avere un approccio trasversale e multidisciplinare al problema con una regolamentazione che sia il più possibile flessibile e orientata al futuro”.

Toia (Commissione Itre): Serve coraggio da parte degli operatori –  Serve “un po’ di coraggio da parte degli operatori” nello sviluppo dei servizi innovativi legati al 5G. Lo afferma Patrizia Toia, vicepresidente della Commissione Itre del Parlamento europeo, sottolineando che “bisogna anche un po’ rischiare: si deve investire partecipando alle aste, nella convinzione che poi ci sarà un mercato di servizi interessante”.

Patrizia Toia (Foto LaPresse – Mourad Balti Touati)

Sul 5G “inizialmente l’Italia è stata sorprendente, ha fatto 5 sperimentazione su 5 città, gli operatori si sono messi insieme e si è vista la potenzialità molto grande dell’applicazione dei servizi”, aggiunge Toia, durante la “5G Fed Conference”, esortando anche la parte pubblica ad avere coraggio: “dobbiamo forse fare di più, ma anche gli operatori del settore e le imprese devono essere attenti e rapidi a cogliere queste opportunità”.

Baggioni (Vodafone): C’è maggior interesse delle aziende – “Si inizia a vedere un maggiore interesse concreto da parte delle aziende sul 5G con la volontà di comprendere il beneficio che può portare all’interno della catena del valore”. Lo afferma Sabrina Baggioni, 5G Program Director di Vodafone Italia, durante una tavola rotonda online con gli operatori del settore, nell’ambito della “5G Fed Conference”.

Sabina Baggioni, 5G program director di Vodafone Italia

Come riferisce Ansa, per quanto riguarda i risultati economici, frutto di un ritorno dell’investimento per l’acquisizione delle frequenze, “siamo ancora molto lontani”, dice Baggioni, spiegando che “siamo all’inizio di un percorso. Anzi, adesso bisogna passare dalla fase della sperimentazione a una vera e propria condivisione con le aziende”, da parte delle quali “c’è molta più consapevolezza dell’impatto del 5G”.

Nello sviluppo del 5G sicuramente il dl semplificazioni “aiuta e le organizzazioni come l’Anci e le Asl stanno facendo un gran lavoro per spiegare la realtà di questa tecnologia”, ma “sta aiutando molto l’aumento della consapevolezza”, sostiene Gabriele Elia, responsabile technology communication & standardization di Tim (RPT: responsabile technology communication & standardization). Sulla stessa linea, Luca Monti, 5G & IoT Project Director di WindTre, evidenzia l’importanza della “diffusione della consapevolezza e dello sviluppo delle competenze”, per sfruttare le potenzialità di questa tecnologia. C’è poi il tema degli ingenti investimenti legati al piano nazionale di ripresa e resilienza su cui “bisogna lavorare”, come evidenzia Andrea Lasagna, Chief Technology Officer di Fastweb, aggiungendo che bisogna parlare. non tanto di tecnologie specifiche come Ftth (fiber to the home). quanto della performance delle reti nel lungo periodo.

Per Domenico Dichiarante, Head of Operational Marketing di Open Fiber, “la pandemia ha accelerato il processo che era in corso ma c’è ancora strada da are per sfruttare gli investimenti del Pnrr” e ci sono diversi progetti “da portare avanti come sistema paese”, per lo sviluppo delle reti di nuova generazione. 

Asstel: Infrastrutture e competenze per lo sviluppo del 5G – “Infrastrutture, servizi, investimenti sostenibili e competenze sono i quattro assi fondamentali su cui bisogna agire quando si parla di sviluppo del 5G. Nel Pnrr abbiamo una visione complessiva del futuro che aspetta il nostro Paese, quale opportunità unica per colmare il divario digitale e far si che la filiera delle telecomunicazioni diventi perno dell’innovazione”. Lo ha detto Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel durante la 5G Fed Conference, organizzata da Comunicare Digitale. “Il settore delle telecomunicazioni può essere vettore di trasformazione, però è necessario semplificare la burocrazia. Dobbiamo superare i vincoli burocratici che ancora non ci consentono, in tempi rapidi, di eliminare il digital divide. Questo vale sia per le installazioni delle antenne 5G che per la posa della fibra. Anzi, proprio nel merito della burocrazia è il momento di armonizzare, nel contesto scientifico presente, il limite elettromagnetico delle frequenze, secondo quanto già suggerito dall’Unione Europea”. Fulcro centrale dell’innovazione legata al 5G è lo sviluppo delle skill digitali: “Nel Pnrr si fa esplicitamente riferimento alla valorizzazione delle nuove competenze. Questo vuol dire formare giovani che sappiano sfruttare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie, per un’evoluzione non solo tecnica ma anche culturale. Asstel si è impegnata, anche nella fase più estrema della pandemia, ad introdurre le tematiche della cittadinanza digitale nei percorsi scolastici, convinti del supporto imprescindibile della scuola nella fase di accompagnamento verso l’adozione di nuovi strumenti”. Di Raimondo ha ricordato anche il bisogno di una corretta informazione sui temi del 5G, oggetto nei mesi scorsi di numerose bufale anche legate alla diffusione del Covid-19. “Abbiamo imparato a smontare le fake news riscoprendo il valore della scienza, unico modo per guidare ogni cambiamento con un approccio corretto”.

De Vecchis (Huawei): Con Usa guerra geopolitica, non tech – “La guerra geopolitica con gli Stati Uniti va inserita in uno scenario ben specifico, che non deve intrecciarsi con altri fronti. Ogni volta che la politica invade il campo della tecnologia o della scienza si creano situazioni critiche”: lo ha detto Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia intervenendo alla conferenza 5G Fed, organizzata da Comunicare Digitale in collaborazione con Asstel. “Huawei – ha aggiunto – ha realizzato un Cybersecurity Center a Roma per lasciar analizzare, a chi lo ritiene opportuno, i codici sorgenti e i disegni dei nostri prodotti. Crediamo nella bontà di ciò che realizziamo e nella condivisione delle conoscenze”.

Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia

“In Cina sono state installate 800mila stazioni 5G che servono 300 milioni cittadini. Nel 2025, il 50% delle connessioni 5G al mondo arriverà dalla Cina – ha sottolineato De Vecchis – A livello globale, da quest’anno sono partite 1.000 fabbriche collegate all’Industria 4.0, tramite nostri apparati, e questo ci consente di imparare di più su come innovare settori tradizionali”. Secondo De Vecchis, infine, “Huawei ha speso 9 miliardi di dollari sullo sviluppo completo della rete 5G e questo ha portato ad ottenere circa 20 mila brevetti. Il 40% di quelli necessari a far funzionare una rete 5G su uno smartphone è ad opera di Huawei”.

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