America first e digital first. In Condé Nast Italia tagli e riorganizzazione: 26 esuberi su 69 giornalisti (direttori esclusi)

Ai 26 esuberi (su 69 giornalisti) dichiarati dalla Condé Nast in Italia l’assemblea di redazione, riunita via Zoom dal momento che la sede di Piazza Cadorna è ancora in gran parte chiusa, ha risposto con una giornata di sciopero per oggi e un pacchetto di altre 4 giornate affidato al Cdr.

Sede Condé Nast, Milano, Piazza Cadorna

La comunicazione al Cdr è stata fatta ieri dal direttore generale Domenico Nocco, l’ufficiale di collegamento tra l’editrice italiana e la casa madre americana a New York, che ha spiegato che nel 2021 si prevedono perdite per 12 milioni di euro. Presente anche per la prima volta un avvocato di Condé Nast come richiesto dagli americani, Nocco ha annunciato che i giornalisti hanno 7 giorni di tempo (il Cdr ne ha ottenuti 15) per offrire le dimissioni spontanee, a fronte di 36 mesi buonuscita. A seguire partiranno le chiamate individuali (non è ancora stato detto quanti giornalisti per ogni testata), a cui – in caso accettassero – spetterebbero sempre i 36 mesi. Arrivati a fine giugno, nel caso non si sia riusciti a raggiungere il numero stabilito si partirebbe con le uscite forzate. Ancora non è deciso con quale modalità, se licenziamenti individuali, collettivi o chiusure di testate. Di sicuro, quella che gli americani – da cui è partita la pesante offensiva – ritengono inutile è l’Unità organizzativa redazionale di giornalisti pescati da diverse redazioni: 8 persone che si occupano anche dei libri legati ai brand delle casa editrice.
Contemporaneamente ai tagli, Condé Nast annuncia anche una pesante manovra di riorganizzazione dovuta sia ai progressivi ridimensionamenti di organico, iniziati da alcuni anni, sia alle nuove direttive dell’editore volte a incrementare l’utilizzo della syndication, che prevede la pubblicazione dei servizi giornalistici su più edizioni del network dei singoli brand: adesso coprono il 3-5% del totale redazionale, percentuale che dovrà aumentare significativamente. A questo scopo verranno uniformati anche i formati dei giornali, in modo che l’impaginazione risulti più semplice. Il reparto grafico dovrebbe diventare un’unità ‘orizzontale’, con gli stessi giornalisti che lavorano per tutte le testate.
Per quanto riguarda i giornalisti scriventi, i tagli più consistenti toccherranno la carta stampata. Dove la conoscenza dell’inglese diventa essenziale per affrontare riunioni sinergiche con le direzioni internazionali di Londra, Madrid, Usa.
Il programma di Condé Nast nel mondo è quello di puntare all’editoria digital first con i video al centro. E non a caso in questo settore si annunciano assunzioni di operatori, montatori, filmmaker anche in Italia.
Tutto questo arriva alla fine di un anno durissimo per l’azienda e per i suoi giornalisti, che sottolineano di aver “lavorato a distanza senza soluzione di continuità, impegnando regolarmente i sabati, le domeniche e i festivi, passando intere giornate (e serate) in collegamenti Zoom, tagliandosi ferie e offrendo una totale disponibilità”.
La cura dimagrante riguarda anche il settore marketing e la direzione pubblicità, grande punto di forza della casa editrice fino a quando la crisi innescata dal Covid non ha visto ridursi il fatturato anche del 40%.

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