La nuova stagione del Teatro alla Scala, ricca di grandi opere e piccoli spettatori

13 opere, 9 delle quali sono nuove produzioni, a cominciare dal ‘Macbeth’ di Verdi diretto da Riccardo Chailly con la regia di Davide Livermore. La Scala ripartirà da qui, con la prima di Sant’Ambrogio che nel 2021 non sarà più virtuale come l’anno passato, ma tornerà ad affollare la sala del Piermarini.

La presentazione della stagione 2020-2021 viene fatta – ma, come auspica il maestro Chailly, dovrebbe davvero essere l’ultima volta – sulla piattaforma che ha momentaneamente preso il posto della platea e che fra un paio di settimane verrà rimossa.

La rimozione fisica significa tornare al teatro com’era. Ma non semplicemente guardare al passato. Intanto perché fra i cantanti delle opere in cartellone diversi sono molto giovani, e di loro il sovrintendente e direttore artistico Dominique Meyer è particolarmente orgoglioso: da Caterina Sala, figlia di un membro del Coro della Scala, che si potrà ascoltare in ‘Adriana Lecouvreur’ e in ‘Ariadne auf Naxos’, alla 22enne Federica Guida, che già si era fatta notare come Despina nel ‘Così fan tutte’ allestito in streaming in gennaio, e che torna dal vivo nel ‘Thais’ di Massenet, mentre in maggio canterà ‘Un ballo in maschera’.

Il Sovrintendente e Direttore Artististico Dominique Meyer (foto Ansa)

Giovani i cantanti, giovanissimo il pubblico che si vuole raggiungere. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha introdotto la presentazione della stagione, esprime quella che è “una raccomandazione di tutto il consiglio d’amministrazione: guardiamo al pubblico più piccolo, creiamo una nuova generazione di amici della Scala”. Per farlo, oltre ad appuntamenti a misura junior, come ‘La Cenerentola per bambini’, si è scelto di lanciare un biglietto famiglia, in cui – grazie allo sponsor, e membro del cda, Esselunga – gli under 18 accompagnati da genitori o nonni pagano solo 15 euro.

Se la Scala si presenta orgogliosamente con i conti in ordine e in pareggio, Meyer tiene anche a sottolineare come in questi mesi erroneamente considerati di stop si sia continuato a lavorare su tanti fronti. Uno è il pricing: “Abbiamo troppi posti, mille, di prima categoria, così abbiamo rivisto i costi con uno studio effettuato poltrona per poltrona”: non basta essere in platea anziché in loggione, l’importante è quanto ti puoi godere lo spettacolo (altrimenti detto: meno vedi, meno paghi).

A proposito di poltrone e di futuro: grazie ad Allianz, viene spiegato, adesso ognuna ha il proprio schermo-lettore elettronico con otto le lingue fra cui si può scegliere. Si sta inoltre continuando a lavorare alla digitalizzazione degli spartiti.

Certo, uno dei compiti più complicati è stato far quadrare gli incastri degli artisti. Dopo una stagione saltata, non si poteva recuperare tutto in automatico, bisognava costruire un calendario “puzzle”. Ma alla fine, con la disponibilità di tutti, ci si è riusciti. Fra i registi, due gli allestimenti firmati da  Mario Martone, Livermore dirige anche ‘La Gioconda’ di Ponchielli, Irina Brook ‘Il matrimonio segreto’ di Cimarosa, Robert Lepage ‘The Tempest’ che segna l’apertura del tempio classico alla produzione contemporanea e dove l’autore Thomas Adès dirige anche l’orchestra.

La presentazione – compreso il momento in cui il nuovo direttore del Corpo di ballo Manuel Legris, prima di presentare il proprio programma, ricorda  Carla Fracci, che “ha segnato per sempre la storia della danza e di questo teatro” – è tutta all’insegna della comunanza d’intenti.
Lo è quando Meyer spiega di aver sempre lavorato in questo periodo “in pace con i sindacati”, che ringrazia. E quando, sempre il sovrintendente, spiega che se pure c’è stata la paura che il pubblico non tornasse a teatro (paura svanita in occasione dei concerti di riapertura degli scorsi giorni), da parte dei sostenitori – primo fra tutti Banca Intesa – non solo non ci sono state defezioni, ma “un record di ricavi da sponsorizzazioni”.
Anche a questi si deve ovviamente il bilancio positivo. Sia dal punto di vista dei numeri (” e non era una cosa scontata”, sottolinea Sala) sia da quello sociale, dalla capacità della Scala di “tenere unite cultura, conti e  amministrazione” aggiunge il sindaco. Ma anche di tenere insieme la città, una Milano che – aggiunge il sindaco –  “esprime qui l’idea di popolo di cui c’è grande bisogno nel nostro Paese”.

Così se lo scorso 7 dicembre uscire ‘A riveder le stelle’ (come era stata battezzata la prima virtuale) era un sogno, oggi in teatro sembra essere realtà.

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