Giornalisti in piazza per libertà di stampa e per il lavoro. Fnsi: serve un patto per il futuro dell’informazione

Da Bari a Firenze, da Potenza ad Aosta, Milano, Napoli, Genova, Trento, Verona e non solo. Dopo la mobilitazione di Roma, il 20 maggio, i giornalisti delle Associazioni regionali federate nella Fnsi sono tornati in piazza nelle principali città d’Italia per chiedere alle istituzioni un patto per dare piena attuazione all’articolo 21 della Costituzione, per difendere la libertà di stampa, per tutelare l’indipendenza della categoria e la dignità del lavoro di chi ogni giorno, tra mille difficoltà, si sforza di assicurare ai cittadini una informazione puntuale, affidabile, completa e plurale, nel rispetto del diritto ad essere informati garantito dalla Costituzione.

«I giornalisti italiani tornano in piazza per portare il grido d’allarme sullo stato dell’informazione, che rischia di diventare sempre più marginale in questo Paese», ha spiegato da Roma il segretario generale della Federazione nazionale della Stampa italiana, Raffaele Lorusso. «Fino ad oggi il tema dell’informazione non ha trovato il giusto spazio nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, se non per alcuni passaggi nell’ambito della transizione digitale. Non vorremmo che la transizione digitale si traducesse in una riduzione dell’occupazione regolare nel nostro settore. Un passaggio che non ci possiamo permettere perché significherebbe dire addio all’informazione di qualità», ha aggiunto.

«Non siamo qui per protestare contro qualcuno, ma per chiedere al governo di farsi carico della vertenza informazione, di aprire un tavolo con tutti i protagonisti per parlare di futuro, di occupazione, ma anche di provvedimenti da anni fermi in parlamento: dalla cancellazione del carcere per i cronisti, al contrasto alle querele bavaglio, alla cancellazione dei contratti cococo, che sono il grimaldello che sta consentendo agli editori di destrutturare il mercato del lavoro, indebolendo l’opinione pubblica. Provvedimenti a costo zero che avrebbero un grande impatto per il settore e che sarebbero utili anche per la salvaguardia dell’Inpgi, messo in crisi dalla mancanza di lavoro regolare. Nell’Italia che si sta pensando di ricostruire il lavoro deve tornare centrale. Rimettere al centro il lavoro dei giornalisti significa rafforzare la democrazia», ha concluso il segretario Fnsi.

«Lanciamo da questa piazza un appello al presidente del Consiglio, Mario Draghi perché, se le uniche decisioni del governo in materia di informazione saranno le nomine Rai con il vecchio metodo e il “bavaglio” all’Inpgi, l’Italia perderà presto altre posizioni nelle graduatorie internazionali sulla libertà di stampa», ha detto da Verona il presidente Fnsi, Giuseppe Giulietti.

«Al presidente Draghi chiediamo un incontro urgente – ha proseguito – per parlare di contrasto al precariato e alle querele bavaglio, di equo compenso e sostegno agli ultimi, anche contro minacce e querele bavaglio».

Da Milano, collegata dal presidio dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti con il presidente Alg Paolo Perucchini e la segretaria generale aggiunta della Fnsi, Anna Del Freo, la presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, ha ribadito: «Se non c’è lavoro regolare l’Istituto di previdenza non può sostenersi da solo. È importante capire che il problema Inpgi non può essere risolto se non viene affrontato nel complesso di una vertenza informazione e non si risolverà fino a quando il mercato del lavoro sarà così depresso. Serve un tavolo in cui si parli non solo di tagli, ma di futuro, di posti di lavoro e, di conseguenza, di nuove entrate per il nostro ente di previdenza».

Nelle piazze anche i rappresentanti degli Ordini regionali dei giornalisti, delle delegazioni regionali di Cgil, Cisl e Uil, esponenti politici e delle istituzioni locali, tanti giornalisti precari, spesso anche minacciati per il loro lavoro.

«Siamo in piazza in tutta Italia per raccontare anche dai territori i problemi della categoria», ha evidenziato da Pescara il segretario del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, Ezio Cerasi.

«Non c’è più tempo», ha scandito da Potenza il presidente dell’Associazione della Stampa della Basilicata, Angelo Oliveto.

A Napoli spazio alle testimonianze dei cronisti precari e minacciati per via del loro lavoro, in piazza con il segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania, Claudio Silvestri.

Da Torino la segretaria dell’Assostampa Subalpina, Silvia Garbarino, ha lanciato una nuova mobilitazione dei giornalisti piemontesi per prossimo 19 giugno.

Da Bari il racconto della precarietà nel settore è stato affidato al collega Francesco Monteleone.

A Firenze insieme con il presidente dell’Ast Sandro Bennucci, anche il presidente dell’Ordine regionale dei giornalisti, Carlo Bartoli, i presidenti del Consiglio e della Giunta Regionali, i colleghi dei Comitati di redazione.

Da Perugia il presidente dell’Asu, Marco Baruffi, ha sottolineato la necessità che anche le istituzioni locali sostengano il settore dell’informazione, a tutela dei posti di lavoro e del diritto dei cittadini ad essere informati.

Tutti temi comuni anche ai giornalisti in piazza ad Aosta: il precariato selvaggio, il lavoro troppo spesso pagato poco e male, lo spettro del commissariamento dell’Inpgi.

Altre mobilitazioni, in orari differenti rispetto alla mobilitazione rilanciata anche attraverso i canali social della Fnsi, si sono tenute a Bologna, Genova, Palermo, Trento, Trieste. In tutte le città, a margine dei presidi, delegazioni di manifestanti sono state ricevute dai prefetti.

Al termine dell’iniziativa di Roma, una delegazione guidata dal segretario generale Lorusso è stata ricevuta dalla dottoressa Elisabetta Cesqui, capo di Gabinetto del ministro del Lavoro, Andrea Orlando, alla quale i giornalisti hanno consegnato il documento della manifestazione.

Il racconto della mobilitazione è stato trasmesso in diretta sulla pagina Facebook della Fnsi.

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