Ricordo di Guglielmo Epifani

in ricordo

Trasformatore negli anni ottanta della Filis, Federazione dei lavoratori dell’informazione e dello spettacolo, da organizzazione prevalentemente operaia a sindacato in grado di rispondere alle esigenze di un settore rivoluzionato dalle tecnologie.

 

Guglielmo Epifani al Congresso CGIL a Roma il 17 novembre 1981 (FOTO ANSA ARCHIVIO)

Per la prima volta Prima Comunicazione ha incrociato la strada di Guglielmo Epifani nel 1979, quando l’allora ventinovenne intellettuale socialista romano , dopo un periodo all’ufficio studi della Cgil dove conosce Giuliano Amato, e in seguito alla presidenza dell’editrice della confederazione, la Esi, e all’ufficio Industria, viene mandato a fare la gavetta accanto a un sindacalista comunista di scuola riformista come Giorgio Colzi, segretario generale della Filpc (Federazione italiana lavoratori poligrafici e cartai). Una categoria dalla lunga tradizione e contrattualmente tra le più forti nel movimento sindacale di cui Epifani nel 1983 prende le redini, guidandone la trasformazione da organizzazione prevalentemente operaia a sindacato in grado di rispondere alle esigenze di un settore rivoluzionato dalle tecnologie. Dalla Filpc nasce, infatti, la Filis, Federazione dei lavoratori dell’informazione e dello spettacolo, base per il sindacato della comunicazione.
Epifani riesce a capire e a interpretare le esigenze delle varie anime di questa categoria che comprende i rotativisti del Corriere della Sera, i grafici editoriali della Mondadori, i cartai della Burgo oltre ai coristi della Scala, agli stallieri dell’ippodromo di San Siro e ai dipendenti delle nascenti televisioni commerciali.
L’ex assistente universitario di Ruggiero Moscati alla facoltà di storia diventa protagonista di contratti nazionali decisivi per chi lavora nei quotidiani e alla Rai. E non esita a ‘sporcarsi le mani’ nelle difficili vertenze per le ristrutturazioni della Rcs Editori o della Mondadori. E al Corriere fa la sua parte nella lotta contro le infiltrazioni della P2. Quegli sono gli anni della grande forza all’interno dei giornali della componente poligrafica, capace, anche di mobilitare 2mila lavoratori sotto il ministero del Lavoro solo mezz’ora dopo l’annuncio di un licenziamento al Messaggero.
Nel 1990 Epifani lascia la Filis ed entra nella segreteria nazionale della confederazione, di cui nell’aprile del 1993 diventa segretario generale aggiunto e un anno più tardi vice segretario generale, costituendo con Sergio Cofferati una coppia di vertice atipica, lontana dagli stereotipi dei sindacalisti urlanti. Per nulla arruffa popoli, tutti e due pacati ricorrono difficilmente alla retorica e difficilmente li si vede arrabbiati. Chi conosceva tempo Epifani, però, capiva che quando alzava l’indice o si accarezzava i capelli, era meglio evitare di insistere. Lui armato di una grande forza di volontà, ha sempre continuato a studiare ed è sempre stato difficile coglierlo impreparato. Ed era ancora più raro sentirlo intervenire a sproposito.
Comunque, ancora nel 1996 è vicino alla sua vecchia categoria in un momento di ulteriore trasformazione con la nascita del nuovo Sindacato della comunicazione, la Slc, che riunisce i lavoratori poligrafici, grafici, editoriali, telefonici, delle telecomunicazioni, delle poste, degli enti lirici, dello spettacolo, dell’ippica. “Una scelta obbligata”, come lo stesso Epifani spiegò in un’intervista a Prima: “Lo sbocco naturale dell’operazione iniziata nel 1981 quando unimmo i poligrafici ai lavoratori dello spettacolo. Allora capimmo che era una via obbligata; che non aveva senso tenere separate professionalità – stiamo parlando di chi, come i poligrafici, ancora risentiva della vecchia tradizione del lavoro a piombo e di chi già era attivo nei settori della televisione – sempre più avvicinate dalla pubblicità e dallo sviluppo delle tecnologie. Comunque, la nascita di un sindacato della comunicazione non è la sola novità congressuale della Cgil: anche i sindacati della scuola, della ricerca e della università sono coinvolti in un’operazione federativa. In tutti e due i casi non ci limitiamo a sommare organizzativamente sindacati diversi: spostiamo il baricentro delle decisioni e delle elaborazioni politiche che, attualmente, hanno sede a livello confederale. In poche parole, decentriamo la politica della Cgil nel settore della comunicazione e della formazione”.
Nel 2002 Cofferati lascia e Epifani è eletto segretario generale – il primo socialista a assumere questo ruolo da quando la Cgil venne ricostituita nel 1944 – e per otto anni guida la maggiore confederazione sindacale italiana. Lasciato il sindacato, nel 2013 è eletto deputato per il partito Democratico e a maggio, dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani, ne diviene anche il segretario reggente lasciando l’incarico nel dicembre successivo a Matteo Renzi. Nel 2017 lascia il Pd aderendo a Articolo 1- Movimento Democratico e progressista e alle elezioni del 4 marzo 2018 viene rieletto alla Camera per Liberi e Uguali.
Non avremmo mai potuto immaginare di scrivere un articolo in ricordo di un amico che negli ultimi tempi seguivamo da lontano come parlamentare sempre impegnato sui temi dei lavoratori.

 

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